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Neurodiversità ( o neurodivergenza ) in medicina

Il termine di neurodiversità è spesso usato alternativamente con un altro termine, neurodivergenza, che si riferisce al concetto che esista un ampio range di variabilità normale nel cervello e non un unico modo per fare esperienza e interagire con il mondo. Negli ultimi anni, i movimenti di attivisti autistici hanno chiesto un linguaggio più positivo, umanizzante, incentrato sull’identità per descrivere questa condizione, rifiutando parole negative come “disordine”, “deficit” e “menomazione” e presentando invece l’autismo come un modo di essere, parte della propria identità personale, che non necessariamente ha bisogno di cure.

Il movimento della neurodiversità guarda alle condizioni del neurosviluppo quali l’autismo, ADHD e la dislessia come differenze e non come deficit. Mentre queste differenze possono porre uno spettro di sfide al funzionamento in una società in gran parte “neurotipica”, non sono intrinsecamente disabilitanti e possono essere importanti punti di forza.

Sebbene il movimento per la neurodiversità abbia guadagnato popolarità, la medicina è stata lenta nel riconoscere e/o accogliere la neurodivergenza all’interno dei propri ranghi. Il numero esatto di medici neurodivergenti è sconosciuto e gli studi sulla neurodiversità in medicina sono per lo più piccoli, qualitativi e incentrati solo sull’autismo.

Molte persone possono non sapere di essere neurodivergenti fino all’età adulta, quando le richieste a casa o al lavoro superano la capacità di compensare le differenze. Ciò è frequente nelle donne e nelle persone di successo, che tendono a mascherare le loro difficoltà di inserimento sociale o a trovare il giusto mezzo per adattarsi ad uno standard comune. La neurodivergenza può essere sottoidentificata nei medici visto che la medicina favorisce le persone intelligenti, veloci nel pensiero e nell’azione, emotivamente distaccati perché, si sa, “il medico pietoso fa la piaga purulenta”. Secondo un editoriale del British Journal of General Practice, molti medici neurodivergenti preferiscono rimanere nell’ombra, non essere diagnosticati per paura di discriminazioni sul lavoro. Tuttavia, una crescente comunità di medici con autismo sta sfidando l’idea che la neurodivergenza sia incompatibile con una carriera medica.

Mary Doherty, un’anestesista irlandese, ha scoperto di essere autistica quando aveva 40 anni. Da bambina ero totalmente ossessionata dal corpo umano ed ero determinata a diventare un medico. Ho sempre dovuto combattere sfide sociali e sensoriali legate all’essere autistici, ma fino a poco tempo fa non avevo idea di cosa stesse succedendo, del perché la vita sembrava costantemente così difficile e le altre persone sembravano così strane. Molte opportunità per una diagnosi accurata sono state perse poiché ho lottato invano per tutta la mia vita adulta per trovare aiuto per l’ansia e la depressione ricorrenti. È stato solo quando mio figlio è stato diagnosticato autistico che finalmente tutto ha avuto senso: il mio stile di vita, i miei interessi, le mie preferenze sensoriali e l’assoluto bisogno di solitudine. Essere diagnosticati o identificarsi come autistici può essere difficile per un medico. Può sembrare molto isolante, perché l’autismo rimane ampiamente frainteso e sfortunatamente è ancora una condizione stigmatizzata. La mia ricerca per entrare in contatto con altri medici autistici mi ha portato ad avviare un gruppo di supporto online peer-to-peer, Autistic Doctors International, che sta crescendo rapidamente. Ci sono così tanti di noi che lavorano in medicina e la maggior parte è ancora non riconosciuta e non supportata.

Nel 2019 ha fondato Autistic Doctors International, un gruppo di sostegno e advocacy tra pari per medici dello spettro autistico, con membri in Europa, Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Per aderire non è richiesta una diagnosi formale e si può contattare il gruppo tramite la pagina Facebook: https://www.facebook.com/AutisticDoctors/ La stessa Doherty ha un account Twitter: @AutisticDoctor

Abbracciare la neurodiversità in medicina vuol dire anche una maggiore comprensione ed empatia per i pazienti neurodivergenti: è quanto afferma Georgina Taylor su Royal Australian Journal of General Practitioners.

I medici autistici si trovano in molte aree della medicina, compresa la medicina generale. L’esperienza vissuta porta comprensione ed empatia per i pazienti autistici e i punti di forza dei medici autistici sono concentrazione, attenzione ai dettagli e riconoscimento dei modelli diagnostici, tutti tratti che sono preziosi in medicina e riconosciuti come tali in molti altri ambienti di lavoro. Naturalmente, è importante tenere a mente che “se hai incontrato una persona autistica, hai incontrato una persona autistica”– lo stesso vale se hai incontrato un medico autistico.

Poiché l’assistenza sanitaria deve affrontare crescenti difficoltà di reclutamento e fidelizzazione, i  dirigenti, i datori di lavoro e i colleghi non possono più permettersi di trascurare il potenziale dei medici autistici semplicemente perché questi medici non si conformano ai sistemi esistenti a favore del clinico neurotipico.

Il mondo ha bisogno di tutti i tipi di mente – Temple Grandin

Gabriella La Rovere

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