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E alla fine Cosimo restò solo…

Si è parlato per un solo giorno di una tristissima storia accaduta a Firenze. Un’intera classe è andata in gita e in classe è restato solo un bambino di 9 anni disabile che si muove sulla sedia a rotelle. Mi sono come prevedevo arrivate richieste di precisazione: l’azienda dei trasporti sostiene che il mezzo era attrezzato con la regolare pedana, nessuno però aveva accompagnato il ragazzo alla partenza. La scuola sostiene che avrebbero dovuto esserci i familiari, questi naturalmente sono arrabbiati con tutti perché vedere un figlio fragile discriminato è sicuramente un dolore immenso. A distanza di 10 giorni trovo ancora più che attuale e senza nessuna evoluzione possibile quanto scrissi su LA STAMPA del 2 giugno.  


I compagni partono in gita e lui resta in classe perché disabile, il pullman non era attrezzato per il trasporto di un bambino di 9 anni in sedia a rotelle. Il dibattito è aperto ma la sintesi è solo una: quello che è accaduto in una scuola primaria di Firenze è una barbarie inaudita. Sono anni che ci pavoneggiamo per una legge sull’inclusione scolastica, che pare il mondo intero ci invidi, perché allora può essere accaduto un episodio simile?

Di certo i responsabili della scuola in questione, come gli organizzatori di quella gita scolastica, avranno già esposto le loro ragioni. L’azienda degli autobus avrà fatto la stessa cosa.

Gli unici giustamente indignati sembrano essere i genitori del piccolo Cosimo, che si muove in carrozzina per una disabilità motoria da sindrome fibrosa poliostosica. Lo hanno visto relegato in una classe vuota, consapevole che per gli altri sarebbe stata una giornata di allegria, a lui negata.

I gesti eroici non si possono pretendere, però quella scuola poteva almeno evitare la vergogna di cui oggi è intrisa rimandando la gita: Cosimo non può salire e allora non sale nessuno! Quella si che sarebbe stata una scelta di grande civiltà, una stupenda lezione sul campo per tutti gli altri bambini, i loro genitori, lo stesso fornitore di pulmini che dovrebbe fornire mezzi attrezzati al trasporto di umani di ogni tipo, compresi quelli che si muovono sulle ruote.

La gita era stata già rimandata per lo sciopero dei professori, doveva essere rimandata ancora una volta per dare un segnale, la frustrazione di un bambino disabile non può essere il prezzo da pagare perché non sia intaccata la felice routine di un gruppo di altri bambini senza difetti di fabbrica.

Quello che veramente mi riesce difficile immaginare è come gli insegnati avranno spiegato agli altri bambini che Cosimo sarebbe rimasto da solo a scuola, mentre loro partivano tutti assieme in gioia e spensieratezza.

Hanno forse loro raccontato che il pulmino non aveva la pedana, mentre quello prenotato precedentemente ce l’aveva. Avranno riferito come lo sciopero ha scombussolato il piano delle uscite del signore dei pulmini, che quel giorno aveva in garage solo mezzi per bambini in gamba, Cosimo che ha le ruote quindi non poteva venire.

 È una favola che sembra scritta da un sadico, forse hanno semplicemente detto che oramai i loro genitori avevano pagato e la gita andava fatta per forza, chi è dentro è dentro. Così magari cominciano a capire che nella vita conta il potere d’acquisto, il resto appartiene al solito pensare buonista degli sfigati.

Mi provoca una tristezza incommensurabile pensare che qualcuno avrà anche la faccia tosta di ribattere a quanto scrivo, magari chiederà una rettifica per chiarire il ruolo della scuola, tenere conto della responsabilità della famiglia e ipocrisie del genere.

Avete semplicemente fatto schifo. Nessuno escluso; insegnanti, rappresentanti di classe, affittapulmini. Ci metterei persino i genitori che quella mattina hanno fatto salire i loro perfetti figlioli su quel triste convoglio privo di pedana, senza porsi il problema della pessima lezione di vita che quel gesto avrebbe comportato.

Faccio salvi i compagni di classe di Cosimo, per i quali provo tenerezza, nel caso questo episodio rappresenti il rapporto ideale con la fragilità che la scuola sta loro insegnando. Come faranno a elaborare i segni dolorosi, che fatalmente la vita assegna equamente a ciascuno di noi, se gli adulti passano come tollerabile l’immagine del piccolo Cosimo solitario tra i banchi?

Sarebbe un ben misero bagaglio di strumenti per costruire la società futura.

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