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MATTIA ALFIERE? DOVE E’ LO STATO SE UN BAMBINO HA IN CARICO LA FRAGILITA’ DI SUO PADRE

Da “Il Libro Cuore”: L’infermiere di Tata

Il piccolo Mattia, Alfiere della Repubblica, appartiene alla categoria che sembrava scomparsa dei “bambini buoni”. Negli ultimi cinque anni è stato concretamente il sostegno del padre ammalato di Alzheimer da quando aveva quaranta anni. Mattia ne ha undici, per metà della sua giovane vita si è improvvisato come padre di suo padre.
Questo suo precoce avventurarsi nei meandri più insondabili della vita adulta si legge indelebile nell’espressione severa di Mattia, non sorride, non ammicca alle telecamere, non spreca parole. La descrizione della sua virtù è per lui riducibile in un elenco di quotidiani atti di pietà filiale che solitamente,  solo in sempre più rari casi e solo per i migliori di noi, sono appannaggio di adulti verso genitori decrepiti.
Mattia quando aiuta suo padre a fare il bagno gli ricorda di togliersi le mutande e i pantaloni. E’ la cruda semplicità dell’accudimento fisico, nell’esercizio della pietas che mai ci si dovrebbe aspettare da un bambino.

Mattia non conosce l’ipocrisia, Mattia non chiede la pace nel mondo, non si esprime su chi muore di fame, sulla Terra in pericolo. Nemmeno un istante scivola nel melenso luogo comune che manderebbe in sollucchero ogni amatore dell’intingolo petaloso, con cui oggi si ama condire ogni storia esemplare che coinvolga bimbi prodigiosi, sempre perfettamente addestrati a compiacere chi li vorrebbe collocati nella parte dell’umanità correttamente equo-solidale-inclusivo-assistenziale.Mattia potrebbe sembrare quasi sfrontato quando dice che il riconoscimento se l’è meritato, anzi spera che qualcuno possa riconoscere uguale merito al fratellino, ancora più piccolo. Quando crescerà e anche a lui toccherà aiutare il padre sempre più imbambinito nei suoi bisogni quotidiani.
Mattia in realtà è arrabbiato, dietro il suo sguardo da bimbo cresciuto troppo in fretta si intravede il sintomo del malessere che, in quella famiglia, rappresenta il companatico quotidiano. La madre accanto a lui esprime il gigantesco non detto di tutta questa bella storia pre-natalizia: “Le pacche sulle spalle sono all’ordine del giorno, ci servirebbe un aiuto più concreto.”
Questa frase ci risveglia all’istante dalla rievocazione dei racconti mensili del libro Cuore. Mattia non ha nulla in comune con l’eroe dal sangue romagnolo accoltellato per salvare la nonna, o il piccolo scrivano fiorentino che nottetempo si sguerciava per fare il lavoro a cottimo del padre vecchio e cagionevole. Quelle erano edificanti facezie per infondere virtù nei giovani dell’Italia di fresco risorta.
In Mattia si celebra piuttosto la drammatica assenza dello Stato nelle famiglie che gestiscono in reietta solitudine la fragilità.
La mamma azzarda  rammentarci che in una famiglia in cui un padre, ancora giovane, è colpito da una malattia neuro degenerativa sono problemi veri, soprattutto quando ci sono figli piccoli.
In un Paese civile non dovrebbe essere un onere minorile l’assistenza di un giovane uomo la cui vita lentamente evapora giorno dopo giorno.

Gianluca Nicoletti (LA STAMPA 15/12/2021)

 

GUARDA IL VIDEO DI MATTIA E LA MADRE (FONTE ANSA)

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