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Quando anche l’app per socializzare discrimina l’Asperger

Un 28enne di Monza, con Sindrome di Asperger, si era iscritto a Comehome un’app per conoscere nuovi amici, ma l’host gli ha detto che alle partite di pallavolo non era gradito. «Dallo staff non mi hanno neanche risposto» L’invito parlava chiaro: «Accettiamo tutti, senza distinzione per bravura. Equilibreremo le squadre scegliendole insieme.

Ovviamente non seguiamo le regole esatte del beach, lasciamo la professionalità ai campioni». Perché del «sano sport» non guasta, ma l’importante è «divertirsi». Da questa proposta, inclusiva nei contenuti, però qualcuno si è sentito escluso. Luciano Girardi, 28enne di Ceriano Laghetto in provincia di Monza, si era iscritto a Comehome, un’applicazione social che nasce con l’intento di mettere insieme più persone con lo scopo di incontrarsi nella vita reale per momenti di aggregazione e svago: aperitivi in casa, cene, oppure, viste le difficoltà imposte dalla pandemia, incontri collettivi all’aria aperta, come picnic o pomeriggi dedicati appunto allo sport, ma senza intenti agonistici, almeno secondo quanto promuove il canale social. La «colpa» di Girardi? Essere poco dotato atleticamente. «Soffro di sindrome di Asperger, una lieve forma di autismo che comporta poca prontezza in certi movimenti, quindi sono scarso a pallavolo, motivo per cui mi è stato chiesto di farmi da parte, e di non partecipare a uno dei loro eventi: ho segnalato la cosa a quelli di Comehome ma non mi hanno mai contattato».

Girardi decide di iscriversi nel 2019. «La definizione di questa sindrome è neurodiversità. Una condizione che mi porta ad avere difficoltà nell’instaurare rapporti personali». Ma nell’epoca della socialità a portata di clic, «quando sono venuto a conoscenza di Comehome, che come scopo si propone di far nascere nuove amicizie, ho pensato che facesse al caso mio». Funziona così: un host organizza un evento mettendo a disposizione la casa e poi via alla festa. A causa delle restrizioni dovute al Covid «gli eventi si sono spostati online, ma durante le riaperture l’applicazione ha permesso l’organizzazione di attività all’aria aperta — racconta il 28enne brianzolo — e gite fuori porta.

Tra queste attività, ho partecipato quasi ogni domenica di maggio e giugno a delle serate di beach volley, in partite da sei contro sei, organizzate tutte dalla stessa persona, e ci tengo a sottolineare che non ho mai avuto problemi». Tutto tranquillo almeno fino a fine giugno, quando, qualche giorno prima di un pomeriggio dedicato alla pallavolo, a Milano, Girardi riceve un paio di messaggi vocali dall’organizzatore dell’evento: «In tanti si sono lamentati di te (dopo questi incontri viene data la possibilità di lasciare recensioni anche anonime, ndr), Comehome mi ha riferito questo: mi hanno detto di chiederti se puoi iscriverti ad altri tornei che si terranno prossimamente, niente di personale», si sente dire il giovane di Ceriano.

Qualche giorno dopo, Girardi manda una segnalazione allo staff di Comehome: «Nessuno mi ha risposto, tantomeno si sono scusati con me per la discriminazione subita. Penso che sia vergognoso, un fatto che ritengo a dir poco discriminante soprattutto considerando che sui profili social di Comehome viene sempre elogiata l’inclusione di qualsiasi persona nel gruppo». Contattati i responsabili della app, hanno precisato che «Comehome non organizza eventi ma sono gli host della community che li organizzano», e che, in ogni caso, «non viene tollerato alcun tipo di discriminazione».  (Dal Corriere della Sera  articolo di  Federico Berni)

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