Primo Piano, Team Autismo Tor Vergata

Intervento precoce in bambini con segni prodromici di ASD

iBASIS-VIPP e intervento precoce

L’intervento terapeutico nei bambini con Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) inizia subito dopo la diagnosi, che arriva nella maggior parte dei casi intorno ai 3 anni di vita. Il neurosviluppo dei bambini durante la prima infanzia è caratterizzato da una grandissima plasticità neuronale ed un cervello in rapida evoluzione. Risulta quindi di grande interesse clinico la possibilità di interventi terapeutici precoci, iniziati entro i primi due anni di vita, ai primi campanelli di allarme che suggeriscono uno sviluppo atipico e possibili sintomi prodromici dell’autismo. L’interesse clinico risiede principalmente nell’impatto ancora maggiore, sul neurosviluppo di questi bambini, che tali interventi potrebbero avere. Nonostante il grande interesse clinico suscitato, fino ad ora i precedenti studi clinici su possibili interventi preventivi, non avevano dimostrato un’efficacia significativa sull’emergere della sintomatologia autistica, ma avevano piuttosto evidenziato un’assenza di effetti nocivi di tali interventi.

Tuttavia, le recenti conoscenze nell’ambito del neurosviluppo hanno fornito importanti indicazioni su potenziali target di intervento terapeutico: tra questi spiccano per interesse le modalità con cui gli stili di interazione adattivi del caregiver possono incidere e addirittura modificare il risultato delle vulnerabilità del bambino nell’attenzione sociale, ed incidere quindi sulle successive traiettorie di sviluppo. L’ipotesi alla base di tali interventi precoci risiede infatti nella possibilità che, a fronte di perturbazioni precoci nel funzionamento dei sistemi cerebrali e dei meccanismi neurocognitivi, questi possano essere mediati creando esperienze di apprendimento più adattivo per il bambino con potenziali effetti a valle sullo sviluppo psicomotorio ed esiti fenotipici comportamentali differenti.

L’iBASIS Video Interaction Promote Positive Parenting (iBASIS-VIPP) è un intervento che trova il suo razionale operativo proprio in tali processi di sviluppo, utilizzando tecniche di video-feedback per aumentare la consapevolezza del caregiver rispetto all’interazione con il bambino. Tra i focus principali di tale intervento risalta l’attenzione posta sugli aspetti comunicativi della coppia genitore-bambino, la visione di estratti di interazioni video-registrate che forniscono esempi positivi di comportamenti del bambino e interazioni reattive del caregiver, l’inquadramento osservazionale del terapeuta, l’assistenza nel processo di auto-riflessione del caregiver e l’attenzione al cambiamento nelle risposte comunicative del caregiver nei confronti del bambino.

Al riguardo, è stato di recente pubblicato dal gruppo di ricerca australiano del Telethon Kids Institute sulla rivista internazionale Jama Pediatrics, uno studio clinico randomizzato in cieco a due siti, che si pone l’obiettivo di indagare se, rispetto alle cure abituali, uno specifico intervento precoce possa influire sulla gravità della sintomatologia autistica e sulla probabilità di una diagnosi di ASD nei bambini che mostrano sintomi precoci di autismo.

Nello specifico, per lo studio è stato effettuato un campionamento della comunità, reclutando nel complesso 103 bambini di età compresa tra i 9 ed i 14 mesi che mostravano atipie comportamentali precoci potenzialmente predittive di una futura diagnosi di autismo. La selezione di tale popolazione a rischio è avvenuta tramite la somministrazione del test standardizzato Social Attention and Communication Survaillance-Revised (SACS-R). Il SACS-R viene somministrato dai clinici al fine di identificare lattanti e bambini che mostrano le prime atipie comportamentali associate all’autismo, andando a valutare specifici modelli comportamentali.

I partecipanti sono stati randomizzati in rapporto 1:1, di cui un gruppo ha ricevuto un intervento di cure standardizzate, che constano dei servizi forniti dalla medicina di comunità, ed un altro gruppo ha ricevuto in associazione a questo, un intervento precoce iBASIS-VIPP per un periodo complessivo di 5 mesi. L’intervento preventivo iBASIS-VIPP è stato articolato in dieci sessioni effettuate in contesto domiciliare da terapeuti specializzati, ed ai genitori è stato poi richiesto di fare pratica quotidiana delle strategie apprese. Le valutazioni sono state condotte al basale (ovvero al momento del reclutamento della popolazione di studio), 6 mesi dopo il basale, alla fine del trattamento, 12 mesi dopo il basale e 24 mesi dopo il basale, età cronologica di circa 3 anni.

Obiettivo principale dello studio era il monitoraggio della gravità dei sintomi ASD nel tempo, in seguito a somministrazione dell’intervento precoce iBASIS-VIPP, monitoraggio effettuato mediante strumenti osservazionali standardizzati: l’Autism Observation Scale for Infant (l’AOSI) e l’Autism Diagnostic Observation Schedule, seconda edizione (ADOS-2), alternate secondo necessità nelle diverse fasi del trial.

I risultati emersi dallo studio clinico mostrano come l’intervento precoce iBASIS-VIPP nei bambini che mostravano primi possibili segni di autismo, abbia portato ad una riduzione statisticamente significativa della gravità dei comportamenti autistici nella prima infanzia. Nello specifico i bambini che hanno ricevuto l’intervento precoce hanno avuto minori probabilità di soddisfare i criteri diagnostici per ASD (7%) rispetto a quelli che hanno ricevuto le cure abituali (21%) all’età di 3 anni.

In conclusione, i risultati emersi dallo studio rappresentano il primo passo nella direzione di un nuovo modello clinico, che utilizza un intervento precoce incentrato sullo sviluppo di bambini a maggior rischio di autismo. L’intensità terapeutica relativamente bassa, il mantenimento dei risultati a distanza di tempo (18 mesi dall’intervento terapeutico) e l’assenza di effetti collaterali del trattamento sono caratteristiche fondamentali per un’adozione di tale modello terapeutico su più ampia scala e per una sua diffusione da parte del sistema di servizi territoriale.

Lo studio presenta tuttavia alcuni limiti, primo fra tutti il fatto di non avere a disposizione dati circa l’impatto a lungo termine della terapia iBASIS-VIPP, e la possibilità quindi di valutarne gli effetti sulla traiettoria di sviluppo nelle fasi della vita più avanzate, quando i sintomi core dell’autismo possono farsi più evidenti ed invalidanti, ad esempio a causa dell’aumento della richiesta sociale. Un follow-up a lungo termine di questi bambini sarà quindi fondamentale per confermare quanto osservato nello studio.

Nonostante questo, i risultati riportati costituiscono un passo fondamentale nello sviluppo di un nuovo approccio clinico, che punti ad interventi estremamente precoci sui bambini che mostrano i primi possibili segni comportamentali ascrivibili al Disturbo dello Spettro Autistico.

Gli autori dell’articolo precisano, “l’intervento punta a lavorare con le differenze di sviluppo uniche di ogni bambino, e non a cercare di eliminarle, dimostrandosi un valido strumento per supportare efficacemente il loro sviluppo nei primi anni di vita”.

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Contributo scientifico: Team Autismo Tor Vergata

UOSD Neuropsichiatria Infantile, Policlinico Universitario di Tor Vergata

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