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Il pianoforte a gatti di Johann Christian Reil

I gatti erano sistemati in una fila con le code tese dietro. E su di essi sarebbe stata posta una tastiera munita di chiodi affilati. I gatti colpiti avrebbero fornito il suono. Una fuga suonata su questo strumento – quando il malato è posto in modo che non possa perdere le espressioni delle loro facce e il gioco di questi animali – deve portare la moglie di Lot dal suo stato fisso alla consapevolezza cosciente (Johann Christian Reil)

Johann Christian Reil (1759-1813) parlò del pianoforte a gatti nel suo libro “Rhapsodies on the Application of Psychological Methods of Cure to the Mentally Disturbed”, pubblicato nel 1803. In quel periodo Reil era forse il medico-ricercatore più famoso all’est del Reno. Era anche un editore geniale e instancabile. Fondò diverse riviste mediche, comprese due dedicate alla psichiatria, e nel 1808 inventò il termine “Psychiaterie” per designare la nuova disciplina. Tuttavia i suoi contributi alla nuova scienza che andava a studiare il lato più profondo e sconosciuto dell’essere umano, furono storiograficamente sminuiti. Le cause comprendevano: primo, la pubblicazione del libro di Philippe Pinel “Traité médico-philosophique sur l’aliénation mentale, ou la manie” che precedette il suo di un paio d’anni. Secondo, la difficoltà che si incontrava nel comprendere il concetto di mente espresso nel suo libro. Terzo, gli storici erano perplessi dal suo stile e dal modo di esprimersi, e ne era esempio esaustivo il pianoforte a gatti.

Per la verità, il pianoforte a gatti non fu un’invenzione di Reil. Molto probabilmente la sua origine si deve ad Athanasius Kircher nel suo testo del 1650 – “Musurgia Universalis” – e rappresentato in una xilografia della fine del XVI secolo da Theodore de Bry (1528-1598).

“Allo scopo di risollevare lo spirito di un principe italiano, gravato dalle preoccupazioni della sua posizione, un musicista creò per lui un pianoforte a gatti. Egli scelse i gatti le cui voci naturali fossero di diverse altezze e li dispose in gabbie, l’uno accanto all’altro, in modo che quando si premeva un tasto del pianoforte, un meccanismo guidava una punta acuminata sulla coda del gatto appropriato. Il risultato era una melodia di miagolii che diventava più vigorosa man mano che i gatti diventavano più disperati. Così il principe fu destato dalla sua malinconia”

Kircher era una vera star in campo scientifico. Inventò l’arpa eoliana e l’orologio magnetico e fu uno dei primi ad ipotizzare che la peste bubbonica fosse causata da germi. Storie più o meno fantastiche riguardo il pianoforte a gatti esistevano prima della nascita di Kircher. Nel XVI secolo, lo storico Juan Calvete de Estrella descrisse di averne visto uno quando re Filippo II si tra

sferì a Bruxelles. La sfilata di carri adibiti al trasloco comprendeva un pianoforte a gatti suonato da un orso. Lo scrittore Jean-Baptiste Weckerline così descrisse la scena:

“La cosa più curiosa era su un carro che trasportava la musica più particolare che si possa immaginare. Portava un orso che suonava l’organo; al posto dei tubi c’erano sedici teste di gatto ciascuna con il corpo confinato; le code sporgevano e si tenev

ano per essere suonate come le corde di un pianoforte… la coda corrispondente veniva tirata con forza, e produceva ogni volta un lamentoso miagolio”

Sebbene alcuni dei primi medici che lavoravano nei manicomi europei e britannici menzionassero il pianoforte a gatti, non c’era alcuna prova che fosse mai stato in uso. Stesso discorso riguardava le altre strategie innovative per risvegliare i pazienti non appena giungevano in manicomio; tra queste quello di attaccarli a una catapulta che li avrebbe lanciati verso la torre del manicomio e poi li avrebbe fatti precipitare in una buia caverna piena di serpenti. L’eufemismo “fossa dei serpenti”, che precede di un secolo l’idea di Reil, molto probabilmente, derivava dalla pratica medievale di gettare detenuti ed altri indesiderabili in tali fosse come punizione per i loro reati.

Gabriella La Rovere

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