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Carrie Buck e le altre 8300 donne sterilizzate in America perché disabili mentali

Tre generazioni di imbecilli sono abbastanza. Una frase terribile pronunciata da Oliver Wendell Holmes, giudice coinvolto nel caso di Carrie Buck, prima donna sterilizzata dopo l’emanazione del Virginia Eugenical Sterilization Act. Era il 19 ottobre 1927 quando Carrie subì la salpingectomia: le tube sono state legate e le estremità cauterizzate con acido fenico, seguito da alcool.

Carrie era stata adottata dai coniugi Dobbs. Sua madre, Emma, era considerata fragile nel corpo e nella mente: soffriva di reumatismi, aveva la sifilide e la sua fedina penale certificava già arresti per prostituzione, abbandono dei numerosi figli e tossicodipendenza. Carrie rimase incinta quando aveva 17 anni; nel momento in cui la gravidanza non poté più essere nascosta, Alice Dobbs convinse il marito a istituzionalizzare la ragazza in quanto minorenne non sposata. Perciò Carrie, delinquente morale, venne chiusa in istituto a causa di quella definizione irreversibile e perché i genitori adottivi affermarono di non poter più sostenere altre spese economiche.

Il 28 marzo 1924 nacque Vivian che venne subito consegnata alla Virginia Colony for Epileptics and Feeble Minded: da una nonna malata di mente, da una madre delinquente morale, non poteva che venire al mondo una bambina con uno stigma sociale ereditato.

Carrie fu costretta a firmare un documento in cui rinunciava a sua figlia che, sconvolgente anche adesso a distanza di anni, venne data in adozione ai Dobbs. Carità cristiana? Amore per il prossimo? Molto poco probabile.

Tre giorni prima che Vivian nascesse, i Dobbs erano diventati nonni di Alice. Le due piccole crescevano insieme e per un po’ si è potuto pensare che il destino di Carrie non si abbattesse anche sulla figlia. Caroline Wilhelm, che lavorava per la Croce Rossa, fu incaricata a controllare periodicamente lo stato di salute di Vivian. Per diversi mesi affermò la assoluta normalità della piccola.

Il 20 marzo 1924 il Virginia Eugenical Sterilization Act era diventato legge. Si affermava che in particolari casi, i detenuti, maschi e femmine, di qualsiasi istituzione, potevano essere sterilizzati se il consiglio dell’istituto accertava che l’individuo era pazzo, idiota, debole di mente, imbecille, epilettico. Nell’agosto dello stesso anno Albert Priddy, sovraintendente del Virginia State Colony for Epileptics and Feeble Minded e quindi l’unico che poteva certificare lo stato mentale dei ricoverati, presentò al Consiglio di Amministrazione della struttura una lista di 18 nomi da avviare alla sterilizzazione. Tutte donne.

Il Consiglio approvò l’uso della salpingectomia su 14 di esse, tra queste Carrie. La presenza di ben tre generazioni di donne Buck affidate allo stato consentì ad Albert Priddy di poter parlare di ereditarietà della disabilità mentale, ma occorreva la certificazione sullo stato psichico della piccola Vivian. Il processo venne perciò ritardato per poter raccogliere nuove prove ma, a due settimane dall’inizio, Caroline Wilhelm stranamente affermò che Vivian era diversa rispetto ad Alice, in base a cosa è ancora un mistero.

In vista del processo, venne scelto un avvocato che difendesse, almeno sulla carta, i diritti di Carrie; il nome di Irving Whitehead rappresentò l’ennesima ingiustizia in quanto era un membro fondatore del Virgina State Colony e sostenitore delle idee di Priddy. Il processo iniziò come Buck contro Priddy, ma quest’ultimo morì di tumore e John Bell lo sostituì.

I lavori processuali iniziarono il 18 novembre 1924. Furono presentate diverse prove a favore della sterilizzazione contro le quali Whitehead non fece alcuna obiezione, né chiamò dei testimoni a difesa. Venne usato il Q. I. Test di Stanford-Binet per valutare Emma e Carrie e risultò che la prima aveva un’età mentale di sette anni, e la seconda di nove. All’epoca venivano definiti deboli di mente le persone con età mentale 7-10 anni, imbecilli 3-6 anni, idioti 0-2 anni. Con una certificazione assolutamente arbitraria, le due donne vennero dichiarate imbecilli.

Il caso raggiunse la Suprema Corte degli Stati Uniti che, con decisione di otto a favore e uno contrario, stabilì che Carrie Buck poteva essere legalmente sterilizzata. Dopo di lei sono state sottoposte ad intervento altre 8300 donne, tra le quali anche sua sorella Doris a cui fu detto che si trattava di una semplice appendicectomia.

Gabriella La Rovere

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