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Resta incinta per un abuso sessuale una donna con disabilità psichica ospitata in una struttura

Una donna con un grave ritardo mentale è rimasta incinta mentre era all’interno di un istituto dichiarato zona rossa. La procura di Enna e la polizia indagano su una violenza sessuale avvenuta su una giovane disabile ospite dell’Oasi Maria Santissima di Troina, centro specializzato nell’assistenza delle persone fragili. La struttura privata e convenzionata col sistema sanitario regionale è la stessa dove  dove lo scorso marzo è scoppiato il focolaio più esteso in Sicilia durante la prima fase del Covid. Uno dei cluster più ampio che portò la Regione a istituire la zona rossa il 29 marzo scorso.

L’oasi di Troina

Nella struttura erano ospitati circa 150 bambini e ragazzi autistici e disabili. Qui c’era pure la donna, maggiorenne, ma con una grave disabilità intellettiva, rimasta incinta proprio in quel periodo in cui l’ospedale privato era zona rossa. Per questo la procura di Enna ha aperto un fascicolo, il reato contestato è di violenza sessuale aggravata. Ancora nessun fermato: proprio in queste ore la squadra Mobile di Enna, guidata da Antonino Ciavola, sta ascoltando alcuni operatori della struttura. Un’indagine serrata che dovrebbe portare evoluzioni a breve.

Lo scorso marzo una donna ospite del centro era risultata positiva ma non era stata isolata, per questo il contagio si era propagata ad altri pazienti e operatori. Una situazione di allarme che portò alla chiusura dell’ospedale. Per giorni operatori e disabili sono rimasti chiusi all’interno della struttura.

L’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico Associazione Oasi Maria SS. ONLUS è un ente a rilevanza nazionale fondato da Padre Luigi Orazio Ferlauto.
Dal sito ufficiale si legge  che l’istituto si prefigge obiettivi di ricerca scientifica insieme a prestazioni di ricovero e cura di alta specialità «per lo studio multidisciplinare delle cause congenite ed acquisite del ritardo mentale e della involuzione cerebrale senile, individuazione dei mezzi di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione.

Questo episodio raccapricciante ci ricorda ancora una volta il dato che una donna disabile  è doppiamente esposta al rischio di violenza sessuale rispetto ad ogni altra donna, abbiamo più volte  richiamato l’attenzione su questo vergognoso aspetto della violenza di genere. Un anno fa  sul numero di marzo del mensile SuperAbile Inail  è stata pubblicata una coraggiosa inchiesta curata da Antonella Patete.

Gli ultimi dati Istat disponibili (2014) dicono che quasi una donna su tre ha subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita, ma la percentuale sale al 70% in presenza di qualche tipo di disabilità. E le cose non vanno meglio quando si tratta di stupro o tentato stupro, un’esperienza che ha provato il 10% delle donne disabili italiane (contro il 4,7% delle donne in generale).

Per noi ne aveva scritto Gabriella La Rovere già il 30 novembre 2015: 

La violenza contro le donne disabili mentali è “indicibile”per tutti?

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