Fanta-autismo

Arrestato il violentatore della disabile psichica all’Oasi di Troina. E’ un operatore che ha confessato

Ha un nome l’uomo che ha violentato una disabile all’interno dell’Oasi di Troina: è un operatore socio sanitario della struttura, L.A., 39 anni, e lavora nel centro specializzato dal 2018. Non ha precedenti penali, è sposato ha due figli. Ieri, dopo un lungo interrogatorio alla squadra mobile di Enna, ha confessato. E nei suoi confronti è stato emesso un provvedimento di fermo, disposto dal procuratore Massimo Palmeri e dai sostituti Stefania Leonte e Orazio Longo. L’accusa è quella di violenza sessuale aggravata “dall’aver commesso il fatto ai danni di una donna disabile e nel momento in cui la stessa era a lui affidata”.

L’arrestato all’uscita della squadra mobile di Enna

Le indagini, condotte dalla Mobile diretta dal vice questore Nino Ciavola, erano partite nei giorni scorsi, dopo la denuncia dei genitori della donna. Gli assistenti che si prendono cura della giovane si erano accorti che c’era qualcosa di diverso in quella ventiseienne con gravi problemi psichici che comunica solo con lo sguardo. La donna è incinta, alla venticinquesima settimana di gestazione, dunque la violenza è avvenuta nei giorni drammatici del lockdown, quando l’Oasi era zona rossa per la presenza di 162 positivi fra pazienti e infermieri.

Una donna con un grave ritardo mentale era rimasta incinta mentre era all’interno di un istituto dichiarato zona rossa. Ieri avevamo dato la notizia di un’indagine della procura di Enna  su una violenza sessuale avvenuta su una giovane disabile ospite dell’Oasi Maria Santissima di Troina, centro specializzato nell’assistenza delle persone fragili. La struttura privata e convenzionata col sistema sanitario regionale è la stessa dove  dove lo scorso marzo è scoppiato il focolaio più esteso in Sicilia durante la prima fase del Covid. Uno dei cluster più ampio che portò la Regione a istituire la zona rossa il 29 marzo scorso.

L’oasi di Troina

 

Nella struttura erano ospitati circa 150 bambini e ragazzi autistici e disabili. Qui c’era pure la donna, maggiorenne, ma con una grave disabilità intellettiva, rimasta incinta proprio in quel periodo in cui l’ospedale privato era zona rossa.

Lo scorso marzo una donna ospite del centro era risultata positiva ma non era stata isolata, per questo il contagio si era propagata ad altri pazienti e operatori. Una situazione di allarme che portò alla chiusura dell’ospedale. Per giorni operatori e disabili sono rimasti chiusi all’interno della struttura.

L’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico Associazione Oasi Maria SS. ONLUS è un ente a rilevanza nazionale fondato da Padre Luigi Orazio Ferlauto.
Dal sito ufficiale si legge  che l’istituto si prefigge obiettivi di ricerca scientifica insieme a prestazioni di ricovero e cura di alta specialità «per lo studio multidisciplinare delle cause congenite ed acquisite del ritardo mentale e della involuzione cerebrale senile, individuazione dei mezzi di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione.

Questo episodio raccapricciante ci ricorda ancora una volta il dato che una donna disabile  è doppiamente esposta al rischio di violenza sessuale rispetto ad ogni altra donna, abbiamo più volte  richiamato l’attenzione su questo vergognoso aspetto della violenza di genere. Un anno fa  sul numero di marzo del mensile SuperAbile Inail  è stata pubblicata una coraggiosa inchiesta curata da Antonella Patete.

Gli ultimi dati Istat disponibili (2014) dicono che quasi una donna su tre ha subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita, ma la percentuale sale al 70% in presenza di qualche tipo di disabilità. E le cose non vanno meglio quando si tratta di stupro o tentato stupro, un’esperienza che ha provato il 10% delle donne disabili italiane (contro il 4,7% delle donne in generale).

Per noi ne aveva scritto Gabriella La Rovere già il 30 novembre 2015: 

La violenza contro le donne disabili mentali è “indicibile”per tutti?

 

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