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Il tempo che passa impone di fare un punto

Ho pubblicato qui tre mie foto: come ero negli anni 80, come sono ora e come (secondo FaceApp) sarò tra una decina d’anni, più o meno. Ho voluto mettere queste immagini in successione  per riflettere sul tempo che passa. Sento il bisogno di fare un punto. Sono passati otto anni da quando ho pensato di fondare “Insettopia” un’associazione che  è iscritta all’Anagrafe Unica delle Onlus a decorrere dal 15/04/2013. Sono stati anni di impegni quotidiani e di lavoro che mai mi sarei immaginato di dover affrontare nei precedenti tre decenni della mia vita professionale.

Non posso dire di aver perduto tempo sul fronte della grande guerra per salvare la vita a mio figlio Tommy. Qui sotto pubblico le maggiori iniziative svolte questi anni come associazione, a queste aggiungerei tre libri scritti per Mondadori e due film realizzati per SkyArte. Tutto per far riflettere sulla necessità di una nuova cultura per dare dignità alle persone neurodiverse. Non ho tenuto il conto degli articoli scritti, delle trasmissioni radio e tv, dei convegni, delle tavole rotonde. Ho parlato ovunque del mio modello di un luogo inclusivo e aperto in cui le persone “strane” potessero avere dignità di esistere sotto l’egida di essere considerate opere d’arte. Ne ho parlato ad amministratori di ogni livello, a parlamentari, ministri e massime cariche dello Stato. Ho argomentato, prospettato, proposto, progettato. Ho avuto anche molta attenzione, buone occasioni di mettere in campo alcuni progetti, di cui resta traccia e ancora in futuro ne resterà. Quello che  è il mio problema principale però in questi otto anni è rimasto insoluto. Insomma ancora la vita di mio figlio Tommy dipende totalmente dal mio essere ancora in vita.

Io però non sono eterno e quando entrerò realmente nella profezia di FaceApp che ne sarà di Tommy?

Ecco che quindi ho deciso di fare da solo, o quasi… Inutile che riprenda qui la storia della lunga (e per loro vergognosa) trattativa con il Comune di Roma per avere possibilità di sperimentare il mio progetto in quello che doveva essere il “Casale delle Arti e dei Mestieri”. Non mi va nemmeno di parlarne è ormai acqua passata, ora però per me inizia una nuova fase, quella della fabbrica dell’Atelier dei Cervelli Ribelli. Qualche avvisaglia di possibili attività d’arte e artigianato che potranno impegnare dei ragazzi li ho già ventilati: un esempio sone le borsette di Wafaa,  la mia amica Anna D’anzi le sta producendo con lo scopo di dare la dignità di un lavoro a persone fragili, che altrimenti sarebbero invisibili. Tommy continuerà l’attività di artista coltivando il suo talento, ma tenteremo di importare anche modelli che già funzionano in altre realtà, come per esempio quello che fanno gli amici di “Astronave Lab“. O come abbiamo già iniziato a fare con “Rulli Ribelli”. 

Le idee sarebbero tante ma come da anni dico serve un posto adatto a realizzarle, come è noto questo posto me lo sono comprato. Ho dato fondo a ogni mia riserva, ma almeno ho una base su cui costruire. Il posto è bello è al centro di Roma e aspetta solo di essere ristrutturato, impresa non da poco, ma conto di farcela.

Il primo passo che ho fatto è stato quello di trasformare la mia Onlus in Fondazione, in vista della nuova regolamentazione degli enti di terzo settore. Giorni fa dal notaio la Onlus Insettopia si è trasformata in Fondazione Cervelli Ribelli Onlus. La Fondazione continuerà a seguire progetti agendo nella factory “Cervelli Ribelli” che da qualche anno sta lavorando in felicissimo sodalizio con l’agenzia Kulta e il canale “Scuola Channel”della grande Michela Paparella, oramai mia inseparabile complice di tante avventure.

Io da parte mia ho ceduto alla Fondazione in comodato gratuito il locale che ho acquistato e come Fondazione si provvederà alla sua ristrutturazione. Lavoreremo sodo, chiederemo aiuto a chi può darcelo e per il resto andremo avanti con le nostre gambe. Conto per la fine del 2020 di poter iniziare a mettere in pratica quello che teorizzo da anni, cioè che anche persone con cervelli ribelli possono avere un ruolo e una proficua ricaduta nella società dei savi, in alternativa a quella di rappresentare una retta di denaro pubblico, che intasca chi si fa carico del loro mantenimento in vita.

Ho voluto rendere pubblico e trasparente questo passaggio fondamentale della mia vita, dal momento che il mio privato da anni appartiene anche a chi mi legge,  è giusto secondo me che si sappia cosa stia facendo da quando mi sono sottratto alla moltitudine delle Madonne Pellegrine dell’autismo che ancora girano l’Italia a distribuire sempre le stesse consunte parole di circostanza.

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