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I comportamenti stereotipati

Lo stimming, traducibile con stereotipia, è un comportamento di autostimolazione che si può presentare sotto diverse forme: dallo sbattimento delle mani, ai giri su se stessi, al tirare i capelli, al dondolamento del corpo, ai vocalizzi, alla ripetizione di parole. Anche mordere, masticare e succhiare oggetti fa parte dello stimming, e questo particolare comportamento ha portato alla produzione di una linea di oggetti specifici che uniscono design, innocuità e funzione. https://www.stimtastic.co/ In rete si trova anche un video nel quale vengono spiegate le caratteristiche di questi stim toys, utili soprattutto per gli adulti autistici nei quali il comportamento di autostimolazione diventa motivo di stigmatizzazione e isolamento sociale   https://www.youtube.com/watch?v=8FLspQz_GP4

Dai primi studi sull’autismo, le stereotipie sono state sempre controllate e combattute in quanto considerate manifestazioni di tipo ossessivo-compulsivo che bloccano gli stimoli esterni isolando ancora di più la persona con neurodiversità. Carl Delacato teorizzò che l’eccessivo, insufficiente e inefficiente processo sensorio fosse causa di tutti i comportamenti autistici producendo lo stimming come risposta controllabile.

Allo stesso modo, Ornitz e Ritvo descrissero l’autismo come una sindrome di incostanza percettiva, con lo stimming necessario a modulare l’input sensoriale incongruente. A sostegno di questa teoria, le persone autistiche hanno mostrato un’alta variabilità comportamentale e neurologica allo stesso stimolo di base. Inoltre, teorie più recenti hanno suggerito che lo stimming possa fornire feedback rigenerati familiari e affidabili in risposta a difficoltà di vario tipo e quindi dare non solo sollievo da un’eccessiva stimolazione sensoriale, ma anche da un’eccitazione emotiva quale l’ansia.

Coerente con questi suggerimenti, gli adulti autistici riferiscono che lo stimming fornisce un ritmo calmante che li aiuta a far fronte ad una percezione distorta o eccessiva e all’angoscia derivante, e può aiutare a gestire incertezza e ansia.

Un lavoro scientifico del 2019 (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30818970/) ha cercato di comprendere lo stimming dal punto di vista degli autistici. Esso si basa sull’unico studio empirico ad aver coinvolto direttamente gli autistici adulti su questo argomento (https://insar.confex.com/insar/2015/webprogram/Paper20115.html ). Trentuno autistici di età compresa tra 21 e 56 anni hanno partecipato allo studio. Le diagnosi includevano la sindrome di Asperger (16), autismo (9) e disturbi dello spettro autistico (6). Del campione, sedici erano disoccupati, dieci lavoravano in qualche modo, anche volontariamente, e cinque erano studenti.

Lo stimming è stato descritto come involontario ed inconscio all’inizio; successivamente si sviluppa un circuito di feedback che regola l’eccesso di emozione e si autoperpetua per l’effetto calmante. Le cause sono: l’ambiente opprimente, il sovraccarico sensoriale, i pensieri disturbanti, le forti emozioni. Questi possono essere tra loro correlati e quindi un ambiente opprimente può produrre sia un sovraccarico sensorio che la comparsa di pensieri disturbanti. Lo stimming ha un proprio ritmo; la frequenza costante del movimento di compensazione emotiva ha la funzione di resettare mente e corpo che ritornano in armonia con il tutto. I partecipanti hanno descritto pensieri sregolati, eccessivi e distraenti che portavano allo stimming; ad esempio, alcune canzoni che suonano nella testa possono innescare dei pensieri angosciosi che, a loro volta, portano ad un movimento di ondeggiamento del corpo, insieme alla ripetizione di una parola associata a quel ricordo. I pensieri disturbanti sono meno prevedibili dell’ambiente circostante che, in qualche modo, può essere controllato, ad esempio con l’evitamento.

Le forti emozioni, positive e negative, sono causa di stimming apparentemente simili. Alcune persone possono sbattere le mani sia quando sono felici che in difficoltà ma, analizzando il movimento nel dettaglio, è possibile apprezzare che in presenza di situazioni positive le braccia vengono tenute aperte in fuori, mentre in presenza di uno stato emotivo negativo sono tenute in basso lungo i fianchi. Sfumature che solo chi vive con una persona autistica è in grado di apprezzare e decodificare. Sebbene descritto come istintivo e reattivo, alcuni partecipanti allo studio hanno affermato che lo stimming viene da loro usato attivamente per prevenire la deregolazione emotiva.

Un argomento importante riguarda la sua stigmatizzazione, spesso causata dagli stessi genitori che vivono un disagio sociale legato ai comportamenti stravaganti dei figli. Essere bloccati dal fare certi movimenti stereotipati produce rabbia, nervosismo, frustrazione, smarrimento, confusione che, a loro volta, possono innescare in persone autistiche a basso funzionamento comportamenti oppositivi autoalimentanti, anche molto gravi. Capacità cognitive superiori inducono la trasformazione dello stimming in qualcosa di socialmente accettabile oppure di farlo in privato o tra amici e familiari. La disapprovazione di questo comportamento è tanto più feroce quanto più l’individuo è avanti con gli anni in quanto la stereotipia viene solitamente associata all’infanzia o comunque ad un periodo nel quale è più facile accettare le stranezze di comportamento perché divertenti.

I comportamenti stereotipati, innescati dall’ansia e dal disagio, non sono tipici della neurodiversità. La tricotillomania, l’onicofagia, strapparsi le pellicine, mangiare le penne biro, mordersi le nocche della mano, schiarirsi la voce sono alcune delle manifestazioni socialmente tollerate perché non accompagnate dalla diagnosi di autismo che marchia per sempre l’individuo. L’accettazione della neurodiversità significa libertà di espressione, se non è lesiva dell’individuo e della comunità che si traduce in una migliore qualità della vita e nella felicità a cui ogni essere umano tende.

Gabriella La Rovere

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