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Dian Fossey: una “cervello ribelle” uccisa per i gorilla di montagna

Come Diogene alla ricerca dell’uomo, mi piace avventurarmi nelle storie di persone con neurodiversità perché mi affascinano il loro pensiero divergente e la capacità di guardare la realtà da angolature totalmente diverse. So perfettamente che il termine spettro autistico include situazioni di gravità variabile, con genitori fiaccati da un quotidiano pesante e angosciati da un futuro totalmente oscuro. Le storie che racconto, al di là del piacere della narrazione, vogliono testimoniare che ognuno ha il suo posto nel mondo, anche chi sembrerebbe unicamente destinato ad una vita di assistenza. Se non ci fosse stata Temple Grandin e la sua estrema attenzione alle mucche, non si sarebbero sperimentati sistemi zootecnici rispettosi del benessere dell’animale. Greta Thunberg ci ha portati invece a riflettere sul clima e sul futuro del nostro pianeta. Cose che sembrano scontate e alle quali nessuno di noi aveva mai speso un minuto del proprio tempo. Dobbiamo molto anche a Dian Fossey e alla sua passione verso i gorilla di montagna che l’ha portata a stare in isolamento con loro per studiarne il comportamento.

Dian Fossey nacque il 16 gennaio 1932 a San Francisco. La sua infanzia non fu particolarmente felice, i genitori divorziarono e la madre si risposò con un ricco costruttore che non mostrò mai alcun affetto per lei. Ebbe fin da piccola un grande interesse per gli animali e iniziò il college con l’idea di diventare veterinaria, ma poi cambiò e studiò per educatrice. Dopo la laurea nel 1954 e i due anni di tirocinio, andò a Louiseville per dirigere il dipartimento di terapia occupazionale al Kosair Crippled Children’s Hospital che ospitava bambini disabili.
Sebbene avesse un lavoro gratificante, sentiva che qualcosa di importante mancava nella sua vita. Era rimasta affascinata dalla lettura del libro di George Schaller sui gorilla di montagna dei monti Virunga, in Africa orientale. Con gli 8000 dollari che riuscì a racimolare organizzò il suo soggiorno in Africa che sarebbe dovuto durare sette settimane e invece si prolungò fino alla fine della sua vita.

In Tanzania incontrò gli antropologi Mary e Louis Leakey che lavoravano al recupero di fossili di antenati pre-umani. A loro Dian espresse l’interesse per i gorilla di montagna e il desiderio di poterli vedere. Quando il soggiorno terminò, Louis Leakey le propose di prendere parte ad un lavoro di ricerca. Avrebbe dovuto osservare il comportamento delle scimmie perché era convinto che ci fosse un collegamento tra il loro comportamento e quello degli antichi esseri umani. Nel gruppo di lavoro c’era Jane Goodall che stava osservando gli scimpanzé in Tanzania. L’osservazione dei gorilla di montagna in Ruanda, Congo e Uganda avrebbe aggiunto dati al lavoro scientifico.
Cominciò a studiare con Goodall le tecniche di osservazione e di raccolta dei dati prima di acquistare l’attrezzatura da campeggio per la propria stazione di ricerca. All’inizio del 1967 aveva già allestito il suo campo a circa 3000 mt sui Monti Virunga, una catena di vulcani, in massima parte estinti, situata lungo il confine del Ruanda con lo Zaire e l’Uganda. La sua prima sfida fu di farsi accettare dai gorilla; ci volle diverso tempo prima che uno di loro le permettesse di sedersi accanto al gruppo mentre si spulciavano, si pettinavano, giocavano, litigavano e facevano l’amore. Dian imparò che i gorilla vivevano in unità familiari stabili guidate da un maschio dominante. Dal momento che ogni gorilla aveva una propria personalità, dette ad ognuno un nome e, tra questi, Digit era il suo preferito.


Ben presto Dian divenne un’icona tra le femministe d’America e in Ruanda era una leggenda, soprannominata Nyiramacibili che significa “la signora che vive da sola nella foresta”. La sfida più difficile che si trovò ad affrontare fu quella con le autorità politiche. Il territorio che ospitava i gorilla comprendeva in parte il Congo, il Ruanda e l’Uganda. A quel tempo c’era un grande fermento in quanto quei paesi stavano cercando di ottenere l’indipendenza dalle regole coloniali europee. All’inizio del 1970 Dian lasciò l’Africa per il dottorato in zoologia presso l’Università di Cambridge in Inghilterra. Lo conseguì nel 1974 e così ritornò al centro di ricerca in Ruanda. Sebbene Dian preferisse sempre lavorare e vivere da sola, saltuariamente accettò l’assistenza volontaria dei suoi studenti. Alcuni rimasero più a lungo nel campo di ricerca portando avanti il censimento della popolazione dei gorilla di montagna.
Ne risultò una decrescita rapida, da più di 480 agli inizi del 1960 a circa 240 nel 1981. C’erano diverse ragioni, per prima la popolazione del Ruanda stava crescendo e le famiglie povere avevano bisogno di terreni agricoli per sostenersi. Il governo aveva rinunciato ad alcuni dei parchi per l’agricoltura distruggendo così l’habitat dei gorilla. Secondo, diversi gorilla venivano presi nelle trappole messe per gli altri animali e spesso uccisi per esporli come trofei di caccia. Altri venivano inviati agli zoo europei che pagavano molto bene.

Nel 1978, quando Digit venne barbaramente ucciso dai bracconieri, Dian iniziò una campagna allo scopo di far conoscere al mondo la situazione critica dei gorilla di montagna. Partecipò anche a diversi programmi televisivi, ma questo stile di vita così intenso non poté che incidere sul suo precario stato di salute. Da sempre soffriva di asma ed era un’accanita fumatrice. Vivere per anni al freddo, in zone montagnose povere di ossigeno, ebbe conseguenze sui polmoni che collassarono. Fu costretta perciò a tornare in America. Nel 1982 finì di scrivere il suo libro “Gorilla nella nebbia” che raccontava la sua ricerca e denunciava come l’esistenza stessa dei gorilla fosse minacciata dall’attività umana.
Al ritorno in Africa, Dian portò avanti la sua causa con rinnovato entusiasmo, impegnandosi su più fronti. C’erano i bracconieri, il governo del Ruanda che voleva più territori per l’agricoltura, i guardiacaccia locali che favorivano il bracconaggio, i poveri agricoltori che avevano bisogno di terreno per pascolare il bestiame e fare nuove colture. Il 26 dicembre 1985 Dian fu trovata uccisa nella sua capanna, massacrata a colpi di machete. Il governo del Ruanda accusò il suo assistente Wayne R. McGuire, che lasciò il paese prima del processo. Per molti si trattò di una vera e propria esecuzione da parte dei bracconieri per aver interferito con i loro loschi commerci. Il suo corpo giace accanto a quello di Digit e di altri gorilla barbaramente uccisi.

Gabrilella La Rovere

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