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Janusz Korczak il medico che volle accompagnare i suoi orfani fino a Treblinka

Se la pedagogia vuole proseguire sulla strada aperta dalla medicina, deve elaborare una diagnostica educativa basata sulla comprensione dei sintomi. Quel che significa la febbre, la tosse, il vomito per un medico, sara per un educatore il sorriso, la lacrima, il rossore. Non c’e sintomo senza significato.

La figura di Janusz Korczak (Varsavia 1878-Treblinka 1942) irrompe nell’area pedagogica dando il suo importante contributo come era già capitato ad altri medici (Itard, Seguin, Montessori, Decroly, Bourneville). Il suo vero nome era Henryk Goldszmit, appartenente a una famiglia ebraica assimilata, che aveva completamente dimenticato l’origine culturale e si era perfettamente integrata nella società polacca. Durante gli studi universitari Korczak si reco in Svizzera per poter conoscere da vicino l’opera di Pestalozzi.

Nei primi anni della sua attività esercito la professione di medico in un piccolo ospedale pediatrico di Varsavia. Curavo gratis i figli dei socialisti, degli insegnanti, dei giornalisti, dei giovani avvocati, anche dei medici, tutti progressisti. Poiché i medici più anziani escono malvolentieri di notte e, se proprio debbono, non lo fanno certo per un poveraccio, allora io, medico giovane, devo correre in aiuto anche di notte.

 Come medico aveva diritto a risiedere all’interno dell’ospedale. Ricevevo in dotazione un appartamento con dei supplementi per le spese e duecento rubli all’anno in quattro rate. Mi teneva la casa quella buona donna di Matula per quindici rubli. Dalla pratica medica arrivavano cento rubli al mese, e qualche spicciolo veniva anche dai miei articoli.

I suoi primi articoli apparvero sul settimanale satirico Kolce con lo pseudonimo di Hen-Ryk. Fu editorialista del settimanale Glos e proprio su questo giornale comparve a puntate il romanzo Il bambino da salotto che venne pubblicato nel 1906 dandogli notorietà a livello internazionale.

Negli anni Trenta, nei panni del “Vecchio Dottore”, divenne un popolare personaggio radiofonico grazie a una rubrica sulla radio nazionale polacca. Korczak affrontò questioni educative rivolgendosi ai ragazzi e ai loro genitori con un linguaggio colloquiale e comprensibile anche ai bambini. L’ultima volta in cui la voce di Korczak andò in onda coincise con le ore finali di trasmissione della Radio Polacca, il 23 settembre 1939 quando Varsavia era già sotto assedio.

Bambini e ragazzi sono un terzo dell’umanità. L’infanzia e un terzo della vita. Non e che i bambini diventeranno uomini col tempo. Sono già uomini. Hanno diritto a un terzo dei frutti e dei tesori della Terra. Essi meritano un terzo delle conquiste del pensiero umano.

Le sue idee come pedagogista sono contenute in numerosi libri: Come amare il bambino (1920), Il diritto del bambino al rispetto (1929), Regole di vita (1930), Pedagogia armena (1939) e tanti altri scritti andati distrutti durante l’occupazione nazista. Korczak si ritrovava in molte affermazioni di Tolstoj quando affermava che gli adulti dovevano porsi a livello del bambino.

Voi mi dite: “Siamo stanchi di stare con i bambini”. Avete ragione. E dite ancora: “Perché dobbiamo abbassarci al loro livello. Abbassarci, chinarci, piegarci, raggomitolarci”. Vi sbagliate, non questo ci affatica, ma il doverci arrampicare fino ai loro sentimenti. Arrampicarci, allungarci, alzarci in punta di piedi, innalzarci. Per non ferirli.

La sua grande attività di pedagogista si baso essenzialmente sull’osservazione acritica della realtà. Ha guardato il bambino in diverse situazioni: in famiglia, a scuola, nelle colonie estive, negli istituti educativi arrivando alla conclusione che esso sia in realtà uno studioso tenace, la cui sensibilità e perspicacia superano di gran lunga in profondità quelle delle persone adulte. Tutta la realtà, la stessa quotidianità sono invece contrarie al bambino costringendolo a perdere di spontaneità e freschezza, valori importanti nella personalità umana. Per la prima volta nella storia del pensiero pedagogico i bambini sono stati considerati come categoria sociale più che come soggetto degno di indagini psicologiche.

Monumento a Korczak al Memorial, Yad Vashem, Jerusalem Israele

Nella storia dell’educazione Korczak è noto come organizzatore di istituti di tutela. Per trent’anni (1912-1942) fu il direttore della Casa degli Orfani per bambini ebrei a Varsavia, successivamente trasferita all’interno del Ghetto. La struttura funzionava come una mini-repubblica dotata di un parlamento, di un tribunale e di un giornale, il Mały Przegląd (La piccola rivista), scritto dai bambini stessi, supplemento settimanale del quotidiano ebraico-polacco Nasz Przegląd. Al primo congresso dei pediatri polacchi Korczak fece osservare ai partecipanti come l’internato non fosse per niente sfruttato come campo di indagini cliniche del bambino arrivando a proporre di inserirlo nella formazione del medico al pari dell’ospedale. Introdusse una serie di interventi volti a creare le condizioni favorevoli allo sviluppo corretto del bambino sia dal punto di vista fisico che psichico. Alimentazione corretta, attività fisica, riposo, costante controllo dei parametri di crescita, igiene personale e dei locali. I bambini erano rassicurati, nessuna influenza esterna ne interna avrebbe avuto la meglio sulla dignità della persona.

Quando l’istituto venne trasferito negli angusti locali del Ghetto di Varsavia e fu chiara la fine che li attendeva, Korczak comincio a preparare i bambini alla morte senza mai rinunciare ai suoi messaggi di amore per l’umanità e la libertà. Con l’aiuto dei suoi collaboratori fece rappresentare ai bambini l’opera di Tagore L’ufficio postale. O della morte, dramma che narra di un bimbo che muore sognando di correre sui verdi prati dell’infinito. Nonostante gli fosse più volte offerta la possibilità di mettersi in salvo, rifiuto. Si racconta che camminò verso la stazione insieme ai suoi bambini, sventolando la grande bandiera dell’istituto: un quadrifoglio d’oro su fondo verde. Li attendeva il convoglio che li avrebbe portati a Treblinka. (tratto da “Mi dispiace, suo figlio è autistico” Edizioni Gruppo Abele)

Gabriella La Rovere

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