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Billie Eilish cervello ribelle e popstar dell’anno

Billie Eilish si è aggiudicata cinque Grammy Award. Per la Record Academy questa ragazzina californiana dallo sguardo un po’ perso è la popstar dell’anno. In rete ancora c’è chi trova divertente condividere le sue “Tourette compilation”, video scelleratezze dove, qualche acuto classificatore dei sintomi di presunta testa balzana, ha assemblato con attenzione maniacale ogni tic preso dalle sue interviste o apparizioni pubbliche.E’ il banale social bullismo dei difensori dell’immobile apatia, che giudica “nella norma” per lo star system solo il rigore che un burqa di botox elargisce generosamente.

Billie Eilish fa facce strane è vero, a volte ha dei sussulti come se avesse preso la scossa, l’espressione muta improvvisamente. Quando è intervistata è un corpo a sé, dotato di autonoma istintuale capacità di modellarsi al moto incontrollabile del cervello, che non segue schemi convenzionali nell’elaborare pensiero, nel conformare la mimica facciale, il gesticolare, il ponderare l’ambiente esterno come le regole sociali più comuni sono abituate a vedere mettere in atto alla maggior parte degli esseri umani.

 E allora? Billie Eilish ha la sindrome di Tourette, una particolarità del neurosviluppo che nemmeno può essere definita “malattia”. Lei non deve essere curata, lei è così…Il suo cervello funziona sin troppo bene, tanto che al momento è il numero uno, un’artista vera, certificata, riconosciuta.Così come per Greta Thunberg, che ha dovuto giustificare il suo rigore che non ammette droghe con la sindrome di Asperger, anche per lei è stato necessario il coming out;  Billie ha dovuto dare nome persino alla sua impercettibile stranezza. Lo ha fatto via Instagram e ne ha parlato in un talk show di punta, era necessario che le si attribuisse una patente.

Ora almeno non ci sarà più bisogno di tagliare le sue interviste, ripulendole dai tic come se fossero le scene hot di un film. Ha però dovuto rendere pubblica una diagnosi, proprio perché altrimenti ogni fluttuazione fuori standard semina lo sgomento e l’aggressività di branco, proprio come accade a scuola con il secchione, il quattrocchi, il cicciabomba.

Ora che il suo “cervello ribelle” è stato ufficializzato, Billie può trovare una nuova connessione con i suoi fans, quelli che sono venuti al mondo simili a lei si sentono confortati e meno soli. Ancora di più sarà stato importante il suo aver tolto il suggello del silenzio ipocrita sul fenomeno dell’autolesionismo e della depressione, che lei ha conosciuto dai 13 ai 16 anni e di cui ora parla serenamente. Un numero impressionante di nostri ragazzi si tagliano e si feriscono, accade in tante famiglie ma non si dice. Nella scuola italiana ancora pare sia un tabù insormontabile affrontare questo tema.

Come lo sguardo senza barlumi di tenerezza di Greta trasforma in un piccolo bullo spaventato persino il Presidente degli Stati Uniti, ora, magari grazie a questa ragazzina dai capelli color Hulk, qualcuno ci penserà su e si comincerà a parlare dei figli che si feriscono a sangue per farci accorgere che esistono, come di quelli un po’ strani e “special edition” che verrebbe la voglia di nascondere, solo perché nel recinto dell’umanità modello base non ci si debba fare troppe domande.

(LA STAMPA 28/01/2020)

 

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