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NOSTRO FIGLIO AUTISTICO IN CRISI NON E’ UN BELLO SPETTACOLO… E ALLORA?

Il tema delle inabbattibili barriere architettoniche  mentali è ricorrente nelle nostre pagine. A volte di fronte all’ignoranza sull’autismo si chiude un occhio, proprio perchè esausti di dover sempre spiegare. Anche se ci accorgiamo di subire qualche torto,  sappiamo che è un inciampo quasi obbligatorio, quando tentiamo di far fare una vita il più possibile inclusiva ai nostri ragazzi autistici. Altre volte ci verrebbe voglia di urlare tutta la nostra rabbia in faccia alla gente, che ci guarda come fossimo domatori di belve. Questo è il caso di Debora e Luigi che si sono visti costretti a dover spiegare a un viglilante, chiamato da campeggiatori “turbati”, che gestire la crisi oppositiva di un figlio autistico non è una passeggiata di salute per noi, ma comunque non ci trasforma certo in dei sadici torturatori.



IL SOLERTE VIGILANTE E I CAMPEGGIATORI “TURBATI”


Vorrei  segnalarvi un episodio davvero sgradevole che ci è capitato, e che credo sia comune a molti altri. Abbiamo prenotato una piazzola per il nostro camper in un campeggio  sulla costa abruzzese, abbastanza vicino a casa in modo da sfruttarla come “casa al mare” quando gli impegni lavorativi ce lo consentivano. Lorenzo ormai  cresciuto e si avvia verso i 13 anni, un’età critica, in  cui le sue crisi di oppositività non sono più scambiate per i capricci  di un bambino maleducato.

Un paio di settimane fa, per qualche strano motivo che non siamo  riusciti a comprendere, mentre faceva la doccia con il papà dopo il  bagno pomeridiano, ha avuto un’improvvisa crisi oppositiva ed etero aggressiva, il papà, trovandosi comunque in un ambiente pericoloso, ristretto, scivoloso, ha contenuto al meglio Lorenzo accompagnandolo poi verso il camper.

Ovviamente ci sono state urla da parte di Lorenzo e momenti di “colluttazione”, ma una volta salito sul camper, riconosciuto come “il suo ambiente”, la crisi è lentamente rientrata.Purtroppo per noi l’episodio non si è concluso così, immediatamente dopo il rientro di Lorenzo e di mio marito, si è presentato un addetto alla vigilanza, con fare molto concitato, ho pensato ad una grande efficenza  da parte del personale del camping che veniva a sincerarsi che stessimo tutti bene.

Ahimè il motivo della sua “visita” non era questo, ma era stato allertato da altri genitori presenti nella zona docce per “un anomalo comportamento tra un adulto ed un minore alla evidenza di una attività limitativa della volontà del minorenne,” che a detta di testimoni oculari, era “fortemente evidenziata da atteggiamento contrario e coercitivo posto in essere da soggetto adulto” (cit.)

Abbiamo spiegato quale fosse la situazione e rassicurato il “premuroso” Vigilante, ma non pareva soddisfatto della nostra versione, ed ha continuato ad alludere ad atti di violenza di un adulto nei confronti di un ragazzino utilizzando ripetutamente la frase “quello che è successo non è un bello spettacolo per gli altri ospiti del campeggio”.Tutto questo argomentare è avvenuto all’aperto, nella piazzola del nostro camper, mentre tutti potevano sentire e vedere il nostro disagio, la nostra frustrazione e la nostra angoscia nel doverci “giustificare” per il comportamento adottato, tra gli sguardi curiosi, commiserevoli e carichi di disprezzo di chi, non comprendendo, ci ha scambiato per dei
pazzi violenti.

Potrei fare il nome del campeggio, quello della ditta addetta alla sorveglianza e anche quella dell’irreprensibile Vigilante, farci un articolo sulla cronaca locale per l’ennesimo caso di inadeguatezza del personale del settore turistico e dell’accoglienza, potrei anche
chiedere un risarcimento per danni morali, visto che la nostra privacy è stata violata mettendo a nudo davanti a tutti la nostra fragilità, ma a cosa servirebbe? Sono sicura che in molte altre strutture sarebbe accaduta la stessa cosa, ma non è giusto nemmeno tacere.



In un mondo che si dice sempre più aperto all’accoglienza e all’inclusività non basta installare due rampe per definirsi “struttura accessibile”. La prima “barriera architettonica” da abbattere, ed anche le più complicata da superare rimane l’ignoranza, nel senso di mancanza di informazione e formazione.
Un personale adeguatamente formato sarebbe potuto intervenire a nostro supporto, anche morale, e allo stesso tempo avrebbe potuto rassicurare i premurosi genitori che hanno lanciato l’allarme.

Sul nostro territorio vengono periodicamente organizzati, in collaborazione con “Emergenza e Fragilità”  incontri formativi e informativi sulla gestione di situazioni d’emergenza e di supporto alle persone con disabilità, è decisamente ora che anche chi si occupa di turismo porovveda ad un’adeguata formazione, non possiamo continuare a essere mortificati e discriminati.

Debora, Luigi e Lorenzo

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