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Il valzer del moscerino…Quanto pensiamo al diritto alla vita del sibling?

Gira in rete un video amatoriale, visto mentre scrivo da un milione di persone, che riprende una festa di bambini brasiliani per  il diploma di prima elementare. In un’aula della scuola hanno organizzato una sorta di ballo delle debuttanti, le bimbe sono vestite da principessine al ballo e i ragazzini da piccoli damerini. Si divertono sono contenti, si aprono le danze con un valzer. Si formano le coppie, qualche bambina balla con il padre come in tante festicciole di paese. Una di loro però spinge il fratellino paralizzato su una sedia a ruote. E’ molto compita, fa la riverenza fa una piroetta e lo accompagna nel ballo come nulla fosse. Anche per gli altri ballerini e per tutti i presenti il valzer con la carrozzina rientra nella più meravigliosa normalità. Lei balla come se fosse un qualsiasi cavaliere, ma è il fratellino immobile sulla sua carrozzina.

Leggo i commenti, la maggior parte sono pieni di cuoricini e ammirazione. La scena è veramente emozionante e di conseguenza provoca commozione in tutti. Solo una lettrice intransigente terzomondista anti turbocapitalista fa il suo commento politicamente correttissimo: “Molto toccante. Ma il vostro gruppo si chiama il mondo dei bambini. Vi paiono bambini questi? Festeggiare il diploma di prima elementare scimiottando le feste di diploma americane, con vestiti in poliestere é raccapricciante. In Brasile e in tutto il sudamerica ci sono bambini che vivono nel fango. Rifletteteci.  Vedendo queste immagini ho pianto…mi sono commossa… quanto amore,bene e affetto…noi tutti dovremmo prendere esempio dai bambini…”

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Ci sta pure, chi se ne importa…Forse queste bambine non hanno diritto a giocare alle principessine? Il riferimento iconografico è universale, cita più che altro i  cartoon della Disney che non hanno appartenenza etnica ma sono di tutti. Il tema però non è questo…Chi ha un figlio cervello ribelle e guarda questo video pensa quello che penso io?

Io penso che tra quella bambina e il suo fratellino le strade si separeranno. Lei è stata sicuramente ben educata ma se i suoi genitori tengono veramente a lei dovranno sperare che crescendo si farà amicizie, una vita sociale, amori. Vorranno farla studiare, ambiranno che si realizzi nel lavoro o in quello che più crede…Tutto potranno augurale meno che resti anche lei inchiodata a quella carrozzina e alla vita del fratellino che sarà comunque molto diversa. Forse anche gli altri penseranno quello che penso io tutte le volte che vedo Filippo accanto a Tommy: “ne basta uno!”.

La dedizione del sibling al familiare con problemi non deve essere una clausura a vita. Troppo superato e arcaico è il pensiero “facciamo un altro figlio così almeno ci penserà lui…” Nel caso di neurodiversità poi è anche un progetto incosciente. Il nostro compito per il “dopo di noi” non si ferma al figlio disabile, ma deve comprendere anche il diritto alla felicità degli altri, maggiori o minori che siano.  Questi ragazzi, a cui è difficile fare rimproveri, sono spesso silenziosi e non chiedono per loro, ce lo dicano apertamente, ma quando cominciano a essere adulti il pensiero a loro viene….E’ soffocante e angoscioso e si riassume in un semplice e banale concetto, che rimbalza dietro al loro sguardo ogni volta che ci osservano nel quotidiano arrabattarci : “Ma quando loro saranno morti tutto questo toccherà a me?”

 

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