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Una guerra sui vaccini dal capezzale di Fedriga con la varicella

Sul suo letto di dolore Il governatore del Friuli Massimiliano Fedriga si sarà da poco sfilato il termometro dalla bocca ma, pur convalescente, ha continuato imperterrito a invocare il sacro diritto di scelta riguardo ai vaccini.

Onore al caduto che, nonostante il rash cutaneo per attacco da varicella zoster, resiste irremovibile nel mantenere la sua posizione, diciamo…Free vax, ma solo per rispetto delle sue bollicine.

In realtà Fedriga sa bene che il suo era il classico escamotage per fare l’occhiolino a chi pensa, senza se e senza ma, che esista una scienza “alternativa” che proclama, inascoltata, che i vaccini contengano schifezze innominabili, come pure che le scelte istituzionali sull’obbligo vaccinale siano frutto di uno scellerato diktat della perfida consorteria delle multinazionali farmaceutiche.

Non può ignorare il Fedriga, mentre si conta le pustole, che è proprio nell’insinuare il dubbio da parte di persone con un ruolo pubblico come il suo, che si alimenta la fede negli sciamani in chi, già abbastanza istruito all’università della vita, sa bene quanto sia codardo e prezzolato il dogmatismo scientista dell’ordine dei cavalieri di Burioni.

La guerra è però oramai esplosa nella sua fase di non ritorno: mentre dalla fazione vaccinofoba si sono giocati la carta dei mega manifesti con bambini morenti, internati nei lager, infilzati da siringhe come arrosticini, ora che la varicella ha indebolito quelle file, il nemico ne approfitta repentino attaccando dall’altra sponda.

Fedriga ferito viene irriso e sbeffeggiato da un nuovo tipo di vaccinista convinto, che è credibile nell’invocare la scienza come un mercenario lanzichenecco che preghi durante il sacco di Roma.

Occhio per occhio dente per dente, una terribile faida si sta consumando nei social sulle croste del governatore varicelloso.

E’ palese che maramaldeggiare sulla sua indisposizione sia ghiotto per chiunque di trolleria si diletti, è troppa la tentazione dell’affondo vile di fronte al capezzale digitalmente allucinato di colui che, per troppo amore della libertà di scelta, dal virus fu scelto.

Come non leggere in quell’uomo, in pieno vulnus esantematico, il tragico baluginare romanzesco di un Don Ferrante, che visse nella certezza che l’origine della peste fosse negli astri e di peste si spense, maledicendo le stelle.

Fortunatamente il governatore dalla varicella sopravvivrà e già ne è uscito; persino il virologo più attivo nei social molto cavallerescamente gli concede via Twitter l’onore delle armi, augurandogli una pronta guarigione (ma si sospetta non privo di un intimo e inconfessato gongolamento), ma l’infame e codardo furor di popolo tuttavia gioisce, mentre gli augura deturpamenti perenni da lebbra medievale.

Tutto passerà in fretta, l’orda dei leoni da tastiera, che non ha fede e non riconosce bandiera, presto troverà un nuovo campo di battaglia per scannarsi a colpi di tweet, al momento però nulla è più appetibile, per digitare fiamme, del contrappasso beffardo di un Fedriga a pois. (da LA STAMPA del 16 mrzo 2019)

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