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La storia strappacuore del bambino senza festa non eleva l’autismo dall’indifferenza nazionale

Da un post nei social è esplosa la storia del bambino autistico lasciato solo dai compagni di scuola per la festa di compleanno. Ora è un caso nazionale; più di un Ministro  ha manifestato solidarietà in varie forme e maniere, tutto ben documentato nella pagina Facebook della madre “In attesa di te da una vita” .

Quella dell’esclusione dalle feste è sicuramente una storia triste, che comunque ben conosce chiunque abbia un figlio nello stesso stato della mamma di Cavezzo (per piacere colleghi evitate di scrivere “malato di autismo” altrimenti si penserà davvero che sia contagioso). Ora la mobilitazione istituzionale su questo caso è stata sicuramente lodevole, ma sospetta. Io farei attenzione alla trappola dell’ “autismo strappacuore” che ha impatto emotivo, suscita commozione, ma allontana dalla soluzione concreta dei problemi.

Chi si occupa di fake news nel frattempo ha già rintracciato post della mamma che difende posizioni critiche sulle vaccinazioni. Libera di farlo, ma altrettanto liberi gli altri genitori di non far frequentare ai figli un bambino che sospettano non vaccinato. 

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E’ facile prendersela con un manipolo di mamme forse spocchiose, ma di sicuro poco informate sull’autismo. Chi avrebbe la responsabilità di informarle sulla neurodiversità ancora traccheggia sul tema vaccini si,  vaccini no, vaccini forse. La scuola poi non ha nessun ruolo nell’inclusione possibile di un bambino? In questi giorni non abbiamo visto altrettanta passione solidale per i tanti autistici che ancora aspettano l’insegnante di sostegno, i tanti che a scuola non vanno più e non hanno nessuna prospettiva di inclusione sociale, in alternativa all’internamento a casa o in un istituto dove saranno parcheggiati a vita.

Oggi abbiamo individuato i cattivi  genitori che rifiutano il contatto con il nostro angioletto e sicuramente indignarci non ci costa fatica. Quando quel bimbo crescerà, avrà barba e baffi, sarà irrequieto e voglioso di vita, ma non capito e seguito da persone competenti…Ci saranno Ministri solidali o festival disposti a invitarlo? (GN)


Il bambino di 4 anni è autistico, disertata la festa di compleanno

Modena, si è presentato soltanto uno dei 18 compagni di classe invitati


In questa vicenda i numeri giocano un ruolo importante: nella classe di F., bimbo malato di autismo iscritto alla scuola materna di Cavezzo, ci sono altri 22 bambini. Per organizzare la festa del suo quarto compleanno, la madre si era servita della chat della scuola e aveva invitato via What’s App i figli dei genitori iscritti al servizio di messaggeria, cioè diciotto compagni. Peccato che all’appuntamento se ne sia presentato soltanto uno. «Di tutti questi, solo in quattro mi hanno fatto sapere che non avrebbero potuto partecipare, gli altri non si sono neanche degnati di rispondere», racconta Maria Giovanna Carlini, 36 anni, la mamma di F.. E così il bambino, che a causa della sua malattia ha una percezione distorta di quanto gli accade intorno e dunque non si è reso conto dello sgarbo, ha dovuto fare a meno della vicinanza dei suoi compagni. La madre ha pubblicato su Facebook un filmato in cui spiegava l’accaduto e sul social è esplosa la polemica, perché si parla tanto d’integrazione dei disabili ma poi non ci si prende la briga di avvertire che non si potrà andare alla festicciola di un bambino.

L’orario in realtà non ha aiutato, le 6 di pomeriggio di un giorno feriale, quando molti genitori sono ancora sulla via del ritorno dal lavoro, ma la questione di fondo resta: «Bastava un messaggio – osserva la madre -. Mio figlio non posso iscriverlo a nuoto o altre attività perché non può stare in gruppo, ma i bambini autistici allora devono stare sempre da soli? Ha cominciato a manifestare i primi disturbi all’età di 15 mesi, la diagnosi esatta poi gliel’hanno fatta un anno più tardi».

Maria Giovanna Carlini ha anche contribuito a fondare un’associazione che si occupa di bambini con difficoltà cognitive ed è proprio lì, nella sede dell’associazione a Cavezzo, che doveva tenersi la festa. Come regalo, invece dei giocattoli la donna aveva chiesto una piccola donazione: «Sarebbe stata impiegata per i nostri corsi di musicoterapia, ma nessuno era tenuto a farla, era una cosa su base volontaria, andava bene anche solo la presenza degli altri bambini».

Il contributo  

E’ possibile che qualcuno abbia storto il naso davanti alla richiesta di un contributo seppur simbolico, anche se Sara, la madre dell’unico bambino intervenuto, non è affatto di questa idea: «Non credo sia stato questo a tener lontani i genitori, io l’ho trovata una soluzione carina, perché ti toglie dall’imbarazzo e dal rischio di portare magari lo stesso giocattolo, e poi si trattava di una piccola somma. Semmai l’orario era un po’ difficile per chi lavora, ma almeno bisogna rispondere all’invito, sia pure per dire che non si può andare».

Una questione di sensibilità, resa ancora più delicata dalle condizioni del piccolo festeggiato, che però ha avuto modo di rifarsi: appena si è sparsa la voce via social, la famiglia di F. è stata invitata al Kids Festival a Milano, dove ha potuto giocare insieme con altri bambini in un parco tematico. «Per non confonderlo gli abbiamo detto che non era la sua festa di compleanno, perché c’era già stata e lui va preparato a eventi del genere, ma è stata comunque una bella cosa – spiega la madre –. Ci ha anche contattati un portavoce del ministro Fontana per esprimerci solidarietà».

 FRANCO GIUBILEI

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