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Giovanni Lo Storto lancia la sfida dell’ “Innovazione Ribelle”

Abbiamo qui lanciato per la prima volta il nostro concetto di “Cervelli Ribelli”. Un’idea che, nella nostra intenzione, dovrebbe ispirare azioni ad ampio spettro, mirate a valorizzare tutti coloro che vedono la realtà con occhi diversi da chi si considera “normale”. Individui che solo per pregiudizio sono assimilati al disordine o al disprezzo delle regole.

Per noi sentirsi parte dei Cervelli Ribelli è servito ad astrarsi da un’idea limitante e mesta di neurodiverstà. Continueremo sempre a occuparci attivamente del problema dell’inclusione sociale dei nostri figli autistici, come pure della loro futura vita piena e dignitosa, quando la nostra avrà fine. Questo non significa che facendolo qualcosa possa impedirci di scandagliare, oltre i confini di ogni autismo possibile,  il modo di attribuire valore reale alla neurodiversità, sia essa impercettibile quanto severa.

Invece che misurare con la triste scala del deficit le nostre teste balzane, abbiamo deciso di immaginarle come rarità, da considerare preziose in quanto funzionali, in diverse gradualità, al pensare ribelle, all’agire ribelle, al muoversi con passo ribelle e sguardo ribelle. Da questo è nato il Manifesto dei Cervelli Ribelli e le prime iniziative marcate “Cervelli Ribelli” di cui la più recente è dedicata all’inclusione sportiva, altre  ancor più mirabolanti vedranno presto la luce.

Oggi ci sentiamo gratificati di leggere una brillante “riflessione ribelle”, di Giovanni Lo Storto, Direttore Generale della Luiss, ma per noi ispiratore e sostenitore di sublimi atti di ribellione ai più pesanti preconcetti sui giovani autistici, come quelli che la vita ci ha dato in dotazione.

A Giovanni dobbiamo l’eresia di essersi “preso in casa” da anni, nella sua Università che è tra le più prestigiose in Italia, un manipolo di autistici giardinieri, che apprendono cose belle ed essenziali e in cambio, per il loro silenzioso esistere, insegnano la complessità della relazione  ai loro colleghi futuri manager.

Giovanni è stato pure la persona che per primo ha creduto nella nostra idea di produrre  un film ribelle sugli autistici fantasma. Grazie a una generosa raccolta tra i suoi studenti abbiamo potuto avventurarci nel primo ciak. Dopo lui, che ha iniziato, quel film ha trovato altri sostenitori spontanei in amici e genitori, è stato realizzato e trasmesso in prestigiosi canali tv, quindi portato nei cinema come strumento didattico a favore di 5000 studenti dei licei di tutta Italia.

Per queste e altre ragioni ci piace divulgare anche da qui l’idea di “innovazione ribelle” che Giovanni ha lanciato sulla rivista “Formiche”  (Anno XIV – 138 – 07.2018: Langolostorto pdf)


 LANGOLOSTORTO

Guida all’innovazione ribelle


Una parte dei gesti che facciamo quotidianamente è automatica e gestita dal nostro cervello in modo meccanico. Pensiamo al rituale della mattina: non dobbiamo riflettere troppo prima di lavarci il viso, o i denti, o di chiudere a chiave la porta di casa. Eppure, i processi automatici del nostro cervello non sono fissi. Consolidati sì, ma non fissi. A titolo di esempio, basti pensare a come guidiamo la macchina. Fino a non molti anni fa era automatico guidare dal lato opposto di quello a cui siamo abituati oggi. Guidare tenendo la sinistra ci sembra oggi quasi un vezzo aristocratico inglese, considerando che solo un terzo della popolazione mondiale (tra cui Regno Unito, Australia, Giappone) adotta la guida sul lato sinistro. A dire il vero, sono i restanti due terzi ad aver cambiato il lato di guida originale. Cercate la storia su Internet e leggetela, è interessante: c’entrano la Rivoluzione francese, i cavalli e l’assemblaggio delle macchine. Il punto è che siamo costantemente tentati dal fascino della routine, anche se cerchiamo di dimostrare il contrario. Eppure, uscire fuori dagli schemi della routine non è solo utile, ma anche proficuo.

La ricercatrice italiana Francesca Gino, docente alla Business school di Harvard, descrive in studi diversi i processi comportamentali che ci portano ad aderire a degli schemi che precostituiamo, e in cui incanaliamo le nostre azioni. Nel suo ultimo libro, Rebel Talent: Why It Pays to Break the Rules at Workand in Life, l’autrice spiega come i ribelli siano in realtà dei motori di accelerazione creativa all’interno del posto di lavoro. Il ribelle è da sempre considerato, nelle organizzazioni, come un elemento di disturbo. Complicano le decisioni che sembrano già prese, sono in disaccordo rispetto al resto del gruppo anche quando sono i soli a esserlo, creano caos.

Eppure, mettendosi in diretto antagonismo con lo status quo, fanno dell’innovazione la loro bandiera e finiscono per cambiare il mondo in meglio. Sulla base della sua decennale esperienza di osservazione di organizzazioni in diversi settori, dalla moda alla ristorazione agli studi di animazione, Gino identifica la ribellione (sana, creativa, costruttiva) come un elemento trainante dello sviluppo nell’era turbolenta che stiamo vivendo. Senza regole fisse, schemi costruiti, in un mondo di domande e non necessariamente anche di risposte. Alcuni anni fa ho curato l’edizione italiana di Jugaad Innovation e Frugal Innovation, due testi molto in linea con il concetto di innovazione ribelle. In questi libri si spiega come è possibile fare di più — e meglio — con meno risorse. Applicato alle aziende, non può non escludere il coinvolgimento delle persone nei processi decisionali e creativi dell’organizzazione.

Ed è lì che si vede quanto ribellarsi funzioni. Pensare che i reparti di ricerca e sviluppo abbiano tutte le soluzioni ottimali per innovare è irrealistico – e molto costoso. Attraverso il racconto di centinaia di casi di business di successo, i due libri portano a definire il “thinking out of the box”, ossia fuori dagli schemi, come una metodologia di lavoro che porta frutti, in termini di business e di welfare aziendale. La ribellione funziona, soprattutto nei giovani. Incoraggiamoli a essere curiosi, proattivi, innovativi. Lasciamoli fare, lasciamoli sperimentare: è così che impareranno a maneggiare quanto spetta loro. Niente di meno che il mondo intero.

Giovanni Lo Storto Direttore generale Luiss Guido Carli

(da Formiche Anno XIV – 138 – 07.2018)  (Langolostorto pdf)

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