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Uno stronzo che in treno chiede scusa al disabile che ha insultato fa notizia? Siamo messi male…

Ieri alcuni quotidiani italiani, tra cui Repubblica, hanno riportato con enfasi una “non notizia” legata alla disabilità. In effetti dal punto di vista del buonismo radicale gli ambìti elementi di “notizia positiva” c’erano tutti: il cattivo signore che insulta un disabile a cui deve cedere il posto in treno, l’anziana signora che lo redarguisce, lui che chiede scusa pentito, il disabile che è buono lo perdona. Ci sta tutto per chi ama una colata di glassa zuccherosa che addolcisca ogni realtà spiacevole. Fa invece  girare le palle a chi ogni giorno deve combattere con chi ti parcheggia la macchina nel suo posto riservato, con chi se ne frega delle barriere architettoniche, con chi ti considera appunto qualcuno che è meglio che se ne stia a casa.

Marina Viola da Boston non ha resistito e ha dato voce al pensiero di tanti di noi. Lei è veramente cattiva e non ha capito la bontà d’animo che sprigiona da quella bella storiellina edificante. Chiedo io per primo  a tutti scusa per lei… Avrei voluto non pubblicarla, ma rischierei che, crudele come è, poi venga a farmi le piazzate sotto casa assieme al suo figlio disabile… (GN)


“Ragazzo lo dici a tuo fratello!”

Anticipo la critica che riceverò: “Non vi va mai bene niente!”. Che un po’ sarebbe come dire che già vi sopportiamo di più e ancora non va bene chiedere scusa?

Mi sto riferendo alla notizia data su Repubblica.it di questa mattina che racconta di un episodio accaduto durante un viaggio su un treno regionale italiano. Un uomo, aiutato da tre persone, sale a una stazione con la sua carrozzella, ma il posto a lui designato è occupato da alcune valigie, per cui il controllore chiede di spostarle. Il proprietario delle valigie le sposta, ma borbotta una cosa del tipo: “Perché questi non se ne stanno a casa invece di andare in giro?”. Una signora sente il commento, si alza e fa il mazzo al signore, il quale chiede scusa e comincia a parlare con la persona disabile. Happy ending: si sorridono, anzi scoprono di abitare vicino. Tutto è bene quello che finisce bene.

Il primo pensiero, dopo aver letto di questo incidente, è: perché dovrebbe fare notizia che uno stronzo chiede scusa a un disabile? È davvero così raro da scriverne un pezzo su uno dei quotidiani più importanti italiani? Siamo davvero ridotti così? Sarebbe stata una notizia se non avesse chiesto scusa?

Dovremmo sentirci tutti più felici che una persona su un treno tratta male una persona disabile e poi chiede scusa? La notizia grave dovrebbe essere che nel 2018 c’è ancora (tanta) gente che discrimina, che mette le valigie dove non dovrebbe, che parcheggia dove non dovrebbe, che si permette di insultare gli altri. Chiedere scusa non dovrebbe fare notizia: eh, sticazzi, direbbe mia sorella, ci mancherebbe anche che non si chiedesse scusa! Mi sembra il minimo umano. Non è indicativo che il mondo sta andando meglio, perché comunque la persona disabile è stata insultata, le valigie erano già lì. L’istinto di trattare male un altro viaggiatore c’è.

E poi, perché la persona disabile, che dice di essere un ingegnere, viene chiamato un “ragazzo”, mentre lo stronzo è descritto come un uomo? Nel Sud degli Stati Uniti, per esempio, i neri venivano chiamati “Hey Boy!”, anche quando erano uomini, e poi giustamente qualcuno ha sottolineato il fatto che è un dispregiativo, come a dire che non sei alla mia altezza. Adesso uno può dire: “Non vi va mai bene niente! Già potete salire sugli autobus e sedervi dove volete e frequentare le stesse scuole dei bianchi…”. Ecco, questa storia del treno per me è più o meno la stessa cosa.

Ragazzo è un termine che implica un giovane, ragazzo disabile è un giovane poverino, sicuramente una bellissima persona, angelica, che, da vittima e passivamente si becca insulti e, se non ci sono persone attorno a lui a proteggerlo, non saprebbe come reagire.

Sfatiamo una volta per tutte questa cosa: le persone disabili non sono tutti ragazzi, non sono tutti angelici. Cerchiamo di fare un passo avanti e provare a chiamarli uomini o donne, per cominciare. È una semplice questione di rispetto, secondo me.

E cerchiamo di non insultarci a vicenda.

Marina Viola

marinaliena

Leggi Pensieri e Parole, il mio blog:
http://pensierieparola.blogspot.com
Marina Viola porta il quaranta di scarpe. Vive a Boston e ci fa il diario di quella che pensiamo essere l’ altra parte della luna. Che significa per noi autistici vivere negli Stati Uniti? Potete farle anche domande….

 

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