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A Livorno apre i battenti Operaliena, il laboratorio degli artisti autistici

Simona Laprovitera, è la mamma di un bellissimo ragazzo autistico di 16 anni che si chiama Biagio. Abitano in Calabria nelle stupenda Praia a mare e sono grandi amici di Insettopia Pernoiautistici. Simona ci ha inviato una lettera in cui c’informa di un’iniziativa che interessa la città di Livorno. Diciamo che Simona e Biagio sono stati i nostri inviati speciali in Toscana dove hanno presenziato all’inaugurazione della mostra Operaliena progetto di Arnia Lab. Come si legge nel loro sito Arnia è un’azienda che ha come missione di promuovere e favorire l’inserimento delle persone con autismo nel mondo del lavoro. L’approccio al lavoro utilizzato da Arnia mira a valorizzare le doti delle persone con autismo, orientandole verso mansioni e professionalità ben precise. Il lavoro non è appannaggio solo dell’alto funzionamento. Nel Laboratorio Arnia LAB, infatti, vengono offerti percorsi individualizzati che consentono di lavorare su ogni ragazzo su vari livelli di difficoltà. Insomma non bisogna essere tutti geniacci per poter entrare nel mondo di lavoro. Arnia punta a costruire un rete di associazioni e imprese che considerano gli autistici una risorsa e investono su di loro.


Ed ecco la lettera di Simona Laprovitera

Sono venuta a Livorno insieme a mio figlio Biagio, per passare il week end da mio fratello maggiore Biagio (una famiglia di Biagi) la sua meravigliosa compagna Malèn  madre di Roberto, giovanottone autistico di 25 anni. Ieri Malèn ci ha portati nella sede di Arnia Lab http://www.arniapeople.com/case-history/case-history-ph-4/ per l’inaugurazione di Operaliena, mostra di pittura, fotografia, fumetti, artigianato, poesie e brevi “poemetti fotografici”, tutti prodotti da ragazzi autistici dai 18 ai 30 anni con autismi diversi.

Operaliena è un progetto di ArniaLab con l’obiettivo di valorizzare e promuovere il talento artistico di persone con autismo e disabilità socio-comunicative. I ragazzi vengono seguiti in tutto il loro percorso, dai laboratori per la fase creativa, alla realizzazione materiale delle loro opere fino alla promozione e vendita. Presenti alla mostra naturalmente gli artisti, inconsapevoli e indifferenti nell’essere con la loro espressione artistica, i protagonisti della manifestazione. Mi sono divertita ad osservarli e a far loro qualche domanda oltre che complimentarmi per la loro creatività, mentre mio figlio Biagio intervistava a raffica tutti.

Ho conosciuto i loro genitori, le loro storie con questi ragazzoni oramai grandi, alcuni decisamente adulti, ringraziandoli per aver battagliato prima di noi, per essere stati tra i primi a pretendere la realizzazione di servizi e progetti, a creare insieme ai pochi (allora) clinici che rifiutavano di portare avanti l’odiosa tesi delle madri frigorifero ad aver spianato la strada ai genitori arrivati dopo.

A Praia a Mare mio figlio non ha “compagni di merende” della sua stessa stazza ed età, faccio parte di un’associazione molto attiva sul territorio, ma mio figlio è il più grande, ha quasi 16 anni e ed è un metro e novanta, dunque per lui, con il passare del tempo viene difficile confrontarsi con bambini piccoli, come per me con gli stessi genitori, dovendo io necessariamente fare il primo passo per aprirgli qualche porticina. Non mi sembrava vero poter osservare questi ragazzoni che fanno tante cose diverse e così lontane da noi, li guardavo estasiata come una ragazzina al suo primo concerto.

Alessio, con tanto di badge con il suo nome sopra, che insieme a Leonilde accoglieva il pubblico, Giacomo pareva controllare tutta la situazione, Tommaso che mi ha chiesto di tutta la mia famiglia, lui e mio figlio invece si facevano la stessa domanda in contemporanea (come ti chiami? E di cognome?) come se avessero preso accordi segreti, Francesca (nome d’arte Kikkeska), che disegna fumetti manga con donne bellissime, Sahid che dipinge quadri dall’atmosfera noir, Roberto che dipinge acquerelli dalle sfumature incredibili, e Carlo, timido e silenzioso, che ha presentato delle fotografie con delle storie che lui ha chiamato “poemetti fotografici” e pensieri su magneti da attaccare al frigorigero. Diversissimi tra loro, silenziosi e invisili, saltellanti e sfarfallanti.

 

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