Terapie & Ricerca

Quel precario equilibrio degli autistici…

Ventisei anni di vita insieme a mia figlia, così a stretto contatto fin quasi a parlare di simbiosi, mi consentono di anticipare alcune azioni, evitando accuratamente quelle che possono innescare comportamenti non adeguati e quelle che aumentano il suo livello di ansia. Talvolta il mio grado di attenzione ha delle defaillance e mi ritrovo rapidamente in un vortice che mi trascina nel profondo.

L’altro giorno sono andata al supermercato, cosa che faccio quotidianamente con lei, ma non a quel particolare negozio con un pavimento liscio e lucido. Sono entrata d’istinto perché mi mancava un articolo che avrei trovato solo là. Anche mia figlia è entrata serena, senza pensare, ma una volta dentro, ha guardato a terra e subito le è tornato un ricordo di diversi anni fa quando il piede le è scivolato e ha provato quella sensazione di perdita di appoggio, giramento di testa, confusione e infine paura. A quel punto è scattata la normale reazione come se tutto stesse accadendo di nuovo. Ha avuto una crisi di panico e si è bloccata, non riuscendo più a muovere un passo, ma volendo fortemente farlo per togliersi da quella situazione. Ciò che funziona in questi frangenti è quanto di più vario: dal convincimento usando una voce monocorde che non lascia trapelare nessuna emozione, al tentativo di distogliere l’attenzione raccontando una cosa che la interessi, fino al contatto deciso che la accompagna fuori dall’empasse.

Le sue difficoltà motorie sono dovute alla presenza di tuberi, caratteristici della sua malattia di base, in molte zone della corteccia cerebrale ma soprattutto nel cervelletto, struttura che partecipa a diverse funzioni associate al movimento, che controlla l’equilibrio e che coordina i movimenti volontari. E’ indubbio che questa situazione ha condizionato molto la sua vita di relazione, non potendo prendere parte a tanti giochi, isolandola sempre di più.

Un recente lavoro scientifico pubblicato su Frontiers in Psychology afferma che i bambini con autismo non solo hanno limitate abilità sociali e comunicative, ma hanno anche anomalie motorie, come scarsa sincronizzazione e coordinamento dell’equilibrio. Queste alterate capacità motorie ostacolano la loro socializzazione con i coetanei. Il controllo dell’equilibrio è interessante dalla prospettiva delle scienze cognitive dal momento che coinvolge una complessa interazione tra l’elaborazione delle informazioni, la pianificazione motoria, la sincronizzazione e la sequenza dei movimenti muscolari.

Il controllo dei movimenti quotidiani come il raggiungere, l’afferrare, il camminare, la direzione dello sguardo, ecc., implica l’attività definita dei processi neurocognitivi, di quelli sensoriali e dei riflessi. I movimenti in corso devono essere pianificati, avviati, guidati, monitorati e adattati per far fronte alle contingenze ambientali. Si sta facendo strada l’idea che il disturbo dello spettro autistico non solo influenzi la comunicazione, la capacità cognitiva, l’umore, le emozioni e la regolazione comportamentale, ma agisca anche sul controllo dei movimenti. Anche se le capacità motorie subottimali non sono considerate una caratteristica fondamentale del disturbo dello spettro autistico, medici e ricercatori sono ben consapevoli dei deficit motori presenti. L’impatto delle difficoltà motorie nell’infanzia può essere importante, in quanto può contribuire a ridurre la partecipazione al gioco e allo sport con i coetanei e, di conseguenza, può ostacolare l’interazione e lo sviluppo sociale.

Nell’articolo si analizza un’abilità motoria di base, essenziale per lo sviluppo di altre abilità motorie, e cioè l’atto di stare in piedi, il cosiddetto controllo posturale. Questo processo comporta l’integrazione di input sensoriali per percepire accuratamente l’orientamento posturale e l’esecuzione di appropriati comandi motori che ripristinano l’equilibrio posturale. La regolazione dell’equilibrio non è puramente riflessa, ma sono coinvolti anche centri più alti, come la corteccia motoria, i gangli della base, il cervelletto, la corteccia vestibolare e il tronco cerebrale. Per quanto riguarda l’autismo, diversi studi hanno trovato non solo che il controllo posturale è compromesso, ma anche che le anomalie posturali possono essere predittive della sintomatologia dei disturbi dello spettro autistico.

L’importanza di questo articolo per un genitore e per chiunque si trovi ad interagire con persone definite nello spettro sta alla fine quando gli autori parlano di attività che possono essere utili per migliorare il controllo posturale e i movimenti. Al di là del ballo (soprattutto quelli di gruppo, aggiungo io), in cui i comportamenti imitativi e i movimenti sincronizzati sono della massima importanza sia dal punto di vista fisiologico che psicologico, è interessante la proposta dell’attività circense che, con l’obiettivo di allenare all’equilibrio e alla sequenza dei movimenti, può essere una delle misure valide per ridurre l’ansia e aumentare l’autostima.

Gabriella La Rovere

 

 


 

Condividi questo articolo

Informazioni sull'autore

Articoli Correlati

Commenti Facebook