Autismi & Autistici

Maria che mette in fila i piatti ma non è autistica

C’eravamo impegnati a pubblicare le recensioni dei nostri lettori a “Io, figlio di mio figlio”. Qui tocca a Maria che già in passato ci aveva raccontato la storia singolare e divertente del suo bambolotto “Tommy” che torna dal passato. Maria si ritrova nella famiglia dei “cervelli ribelli”, a che titolo? Chi se ne importa, l’importante è esserci.

Carissimo Nicoletti, sono una sua affezionatissima ascoltatrice e lettrice. Scusandomi per l’abuso di superlativi così, “a secco”, a inizio messaggio, la ringrazio perché ho l’impressione che ascoltarla e leggerla mi renda più intelligente (è solo un’impressione, lo so, ma produce in me un tale stato di esaltazione che già solo per questo le sono grata). Sto terminando con piena soddisfazione la lettura di “Io, figlio di mio figlio”. Lei nelle prime pagine avverte noi lettrici e lettori che, forse, se abbiamo scelto questo libro, tanto neurotipici non lo siamo neppure noi. Io questo lo sapevo già prima di ordinare su Amazon il volume e sono felice che lo sospetti anche lei.

Niente di eccezionale, nel mio caso: banale disturbo d’ansia, che comunque mi rende familiari tante vostre “manie”. Per esempio, quando ripongo i piatti, odio vederli tutti mescolati: quindi, prima metto in fila tutti quelli piani, poi tutti quelli fondi e solo dopo, a chiudere, quelli da frutta. E se ci sono servizi diversi? Semplice: prima tutti quelli piani di un servizio, poi tutti quelli piani di un altro servizio, poi quelli fondi del servizio uno, poi quelli fondi del servizio due, eccetera eccetera. Lei vede dell’autismo, in questo? Pazienza. La cosa non mi spaventa.

Vorrei tantissimo stringerle la mano (e mi consenta di farlo almeno tramite tastiera) per il meraviglioso scenario da “Io sono leggenda” che lei, con il suo libro vero, spietato, bellissimo e suggestivo, ci regala: un futuro in cui quella che oggi è la leggendaria figura dell’Aspie sarà la norma, e noi comuni QI, invece, saremo così rari da diventare, appunto, leggenda metropolitana. Forse le donne e gli uomini del futuro riusciranno persino a mettere a punto efficacissimi test diagnostici prenatali per risparmiare ai padri e alle madri Aspie il dispiacere di tanta pochezza cognitiva e intellettuale nella loro progenie, e a quel punto anche noi, nella nostra Giornata Mondiale, andremo in giro a dire “vi prego, fateci nascere”, come purtroppo oggi sono costretti a fare oggi i nostri splendidi amici Trisomici.

Io, però, non lo credo: credo piuttosto che la società organizzata dalle illuminate menti Aspie, che nel frattempo avranno imparato anche ad adattarsi alla socialità (una socialità molto “vulcaniana”, a loro misura), sarà così efficiente nella gestione delle risorse di questo nostro pianeta martoriato e dei loro simili “meno fortunati” che davvero ci sarà spazio per tutti. Chissà. Poi forse a me il discorso dei piatti un po’ mi salva. Se l’ho annoiata con questo viaggio mentale, mi scuso. Complimenti e tanta stima a lei e un bacio a Tommaso (lo so, lo so, è fastidioso, ma noi neuronevrotici siamo fatti così). Maria (quella del bambolotto Tommy, si ricorda?)

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