Autismi & Autistici

Gabriella La Rovere: la mamma che insegna come leggere libri ad alta voce ai “cervelli ribelli”

“Pedagogia della lettura ad alta voce” è  il nuovo libro di Gabriella La Rovere. Tutto inizia anni fa da un laboratorio inventato da una madre che leggeva libri ai ragazzi disabili, compagni “cervelli ribelli” di diurno della sua figliola, ora è un metodo codificato in un libro da oggi in libreria.  


Il sottile diaframma che separa il mondo dei cosiddetti normodotati da quello dei disabili mentali è come l’invisibile muro gelatinoso attraverso il quale i personaggi di certi libri giapponesi si muovono a piacimento nella realtà dei mondi paralleli. Gabriella La Rovere, in questo saggio dove racconta la sua esperienza di lettrice a voce alta in due laboratori destinati a persone con disabilità mentale, squarcia il velo con il quale il falso pietismo di beghine e ipocriti tiene a debita distanza la sofferenza fisica e psichica. A metà tra questi due questi due mondi Gabriella sceglie di contaminarsi con la comunità dolente, trattiene quasi il respiro per captare umori e emozioni che sconquassano le deboli menti, e la lettura dei romanzi scelti per intrattenere il suo pubblico sembra addirittura un pretesto per scrutare nelle loro anime, alla ricerca della radice del malessere, della follia che conduce inesorabilmente a una vita di segregazione e passività. Più che un manuale sulle tecniche per leggere ad alta voce ai “matti” questo libro è una denuncia che non ammette repliche sui pregiudizi che ancora aleggiano sul mondo della disabilità psichica e sui danni irreparabili che la istituzionalizzazione opera su questi soggetti isolandoli dal resto della società.

Scrive infatti Gabriella: “La lettura ad alta voce è uno straordinario strumento didattico e educativo. Molto è stato scritto sui suoi benefici a bambini, anziani e alle persone depresse. Poco o niente sull’effetto a persone con disabilità mentale di vario grado e pazienti psichiatrici (psicotici, bipolari, schizofrenici), come se fosse a loro preclusa, a prescindere, ogni possibilità di comprendere e beneficiarne”. Lei lo sperimenta sul campo. Un ex medico, madre di una ragazza con problemi di autismo della quale si occupa h24 perché vuole costruirle un futuro dignitoso, abbraccia con entusiasmo il progetto di lettura nato sette anni fa con il sostegno di un gruppo di lettori ad alta voce formati alla scuola di narrazioni “Arturo Bandini” di Arezzo. “Tornando indietro con la memoria, credo di essere sembrata molto strana a chi mi ascoltava parlando entusiasticamente di come la lettura potesse essere d’aiuto anche a chi aveva una forte compromissione cognitiva” spiega La Rovere.

Il libro racconta le esperienze con un gruppo di disabili mentali di varia gravità frequentanti un centro diurno riabilitativo e un gruppo di pazienti in carico al servizio psichiatrico. “Per il primo gruppo, l’esperienza è stata la naturale conseguenza della pratica messa in atto con mia figlia non appena fui certa che potesse vedere e sentire. La lettura ad alta voce come cura alle psicosi, ai disturbi ossessivi, è venuta dopo sulla scia delle mie precedenti esperienze”.

I personaggi che impara a conoscere durante gli incontri al centro diurno e in una biblioteca sono delineate a larghe pennellate. Per garantire la privacy hanno dei nomi fittizi, ognuno di loro trascina pesanti fardelli di vita vissuta, drammi, infinite tristezze e un senso di allucinata solitudine che nasce dalla consapevolezza di essere un rifiuto della società, un ingranaggio difettoso e messo da parte. Eppure dietro quegli occhi tristi e vuoti s’intravede una fiammella, un barlume di orgoglio personale, un senso di rivalsa. Un lettore a voce alta è come un incantatore di serpenti. Riannoda i fili delle emozioni perdute. A dispetto del fatto che ”gli attuali centri diurni siano in realtà degli istituti mascherati da altro e che le attività che vi si svolgono sono poche e sempre le stesse”. Gabriella è più folle dei suoi uditori e riesce laddove stanchi e deprimenti laboratori di ceramica falliscono. “Ho avuto ragione nell’usare l’arte come mezzo di comunicazione perché è il grimaldello che apre la cassaforte e mette in mostra le gioie. Non si può dire non riesce oppure non capisce, bisogna provarci e abituare il soggetto ad un linguaggio che è universale e che usa le emozioni”.

Come è successo questo “miracolo”? La Rovere non ha pozioni magiche ma è animata da una convinzione: i disabili psichici hanno il sacrosanto diritto di essere considerati e trattati come persone, uomini e donne, con tutti i loro limiti, con le voci che gli parlano dentro, gli scatti di aggressività, la violenza e la rabbia cieca che esplode, la voglia di vivere una sessualità, l’esigenza di essere abbracciati e non solo accuditi da badanti più o meno esperti. Ma soprattutto esistere come individui. Ecco la ricetta che manca in questi luoghi di raccolta di umanità perduta dove “si colora la ceramica senza altre alternative che possano avvicinarsi alle inclinazioni di ognuno”. Nessuno misura la sua bravura perché è un “un lavoro seriale”. Invece anche ai matti piace avere “un riconoscimento per lo sforzo profuso”. (Prefazione di Gianluca Nicoletti)


LEGGERE UN LIBRO FA VOLARE CON LA FANTASIA

 

  Quando nel 2010 ho proposto un laboratorio di lettura per i ragazzi disabili di un centro diurno, credo di aver provocato stupore, curiosità, riflessione sia agli educatori che al piccolo, sparuto gruppo di volontari facenti parte di un circolo di lettura ad alta voce. Leggere negli ospedali o nelle carceri erano esperienze già note e vissute, ma ai disabili? Avrebbero mai capito il senso di quello che sarebbe stato loro letto? Empiricamente avevo voluto riproporre quello che avevo fatto con mia figlia, la cui diagnosi di malattia rara e autismo non aveva lasciato nessuna speranza di una vita dignitosa.   Leggere un libro ti consente di volare con la fantasia, di vedere posti nuovi, di vivere le vite degli altri. Si sperimenta la gioia di entrare nella storia e il dispiacere quando l’ultima pagina viene voltata. Leggere per gli altri è un atto d’amore, il donarsi incondizionatamente. Chi legge si mette a nudo, privo di ogni sovrastruttura culturale, libero dai condizionamenti che la vita sociale impone, è vero ed è questa veridicità che viene recepita dalle persone con disturbi cognitivo-comportamentali. La storia narrata può diventare un linguaggio comune, lo spazio neutro condiviso nel quale esprimersi. Su questo ultimo concetto si fonda la ultima esperienza di lettura agli adulti di un Centro di Salute Mentale, una sfida che ha molti punti in comune con la precedente. Anche qui ci sono solitudine, disagio sociale, isolamento emotivo. Un percorso di questo genere non era mai stato fatto. La sorpresa è stata la partecipazione di queste persone al di là di ogni ragionevole aspettativa. Sul piano psichiatrico si è ottenuta una generale diminuzione della necessità di contenimento farmacologico e l’azzeramento dei ricoveri coatti.Il libro racconta la mia esperienza in forma di diario, dove la vita dei singoli si interseca con ciò che avviene durante il laboratorio di lettura.

Gabriella La Rovere


Pedagogia della lettura ad alta voce

Esperienze con pazienti psichiatrici e disabili adulti

Gabriella La Rovere

Settore di riferimento: Pedagogia, Psicologia, Psichiatria

Destinatari del libro: Insegnanti, Operatori socio-sanitari, Educatori, Pedagogisti, Psicologi, Volontari

Indice:

  1. Introduzione
  2. Le basi biologiche della lettura
  3. La lettura ad alta voce come sistema educativo
  4. Diario dell’esperienza con un gruppo di disabili adulti mentali
  5. Diario dell’esperienza un gruppo di pazienti psichiatrici
  6. Epilogo

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