Scuola & Tempo

Weekend con Luca, cervello ribelle a piedi nudi sulla neve

La casa di Marina dai denti di ghiaccio


Come quasi tutti i fine settimana, venerdì sera verso le otto io e Dan abbiamo caricato la macchina con tanto di Luca seduto davanti e Fiona, labrador di tre mesi che soffre la macchina, dietro con me, e siamo andati a Becket, che è a circa due ore da casa nostra. Questa volta le nostre due figlie non sono venute: una è al college e l’altra si era organizzata con un’amica per restare a Cambridge, perché odia il silenzio e la quiete della nostra casetta tra i boschi, che reputa di una noia mortale. Luca invece ogni venerdì torna a casa da scuola e la prima cosa che dice è BECKET!, perché sa che lì nessuno gli rompe le palle con terapie e richieste di vario genere, e se ne può stare in camera sua con il suo iPad completamente indisturbato.

Siccome siamo partiti un po’ più tardi, abbiamo trovato poco traffico. Ci siamo fermati a Westfield, un paesino vicino a Becket, per comprarci una bottiglia di vino, da berci davanti al caminetto, e appena ci siamo fermati Fiona ha vomitato, su di me ovviamente, come fa ormai da qualche settimana.

Che schifo.

Sulla 20 West per arrivare a Becket non c’era neve, per cui mentre mi pulivo il vomito dalla maglietta pensavo che questa volta finalmente avremmo potuto entrare in casa senza dover prima immergerci nel gelo. Dalla strada alla casa, infatti, c’è una stradina che per le ultime volte era sempre coperta da centimetri di neve ricoperta da uno strato di ghiaccio e Luca fa molta fatica a camminarci. Immaginavo dunque un arrivo tranquillo, per una volta. Dopo la curva, abbiamo girato a sinistra per prendere la strada non asfaltata che porta davanti a casa e per mia grande sorpresa ai lati c’era almeno mezzo metro di neve. Arrivati davanti a casa, era un disastro: all’inizio Dan non è neanche riuscito ad entrare in casa e ha dovuto praticamente nuotare nella neve per riuscire arrivare a una delle porte.

Io e Luca eravamo intanto rimasti in macchina in attesa di un cenno da parte di Dan. È tornato dopo poco alla macchina, pieno di neve fino alle cosce e ha detto: “È un casino! Tu prendi il cane che io aiuto Luca”. Dopo essere caduta tipo tre volte, raggiungo a fatica la casa, che è freddissima. Luca e Dan invece non arrivano. Cerco di guardare dalla finestra ma è tutto buio. Ad un certo punto sento Dan urlare: “Aiutami!”: stava praticamente portando Luca in braccio, che, siccome ha ormai 21 anni suonati, non è facile da fare neanche senza neve. Arrivano in casa e scopriamo che Luca non ha né scarpe né calze, e ha i piedi completamente viola. Si era tolto le scarpe in macchina e non ce ne siamo accorti.

L’ho subito fatto sedere e ho avvolto i suoi piedi in una coperta rossa e l’immagine era come quella di Maria Maddalena che lava i piedi a Gesù, solo che io non sono una prostituta e Luca manco è battezzato e per di più non mostra nessun interesse spirituale. Gli ho scaldato e asciugato i piedi. Gli ho tolto i pantaloni pieni di neve e gli ho messo il pigiama e due paia di calze per piede. Lui rideva.

Rideva.

Il suo ridere mi ha fatto capire che l’autismo davvero non lo capisco: prima di tutto Luca non ci ha detto di non avere le scarpe, anche se sa dire SHOES benissimo. Non sa usare quella parola per dirci che non le ha, immagino. Poi deve aver sofferto tremendamente durante i sette, otto minuti che ha impiegato ad arrivare dalla macchina a casa, senza saper dire AHIA, AIUTO, FREDDO. Nulla. La sua unica possibilità è quella di resistere. E appena ci siamo accorti della situazione si è messo a ridere, come se fosse contento che avessimo capito noi senza che lui dovesse spiegare nulla.

Mi chiedo quante sono state le volte in cui lui ha provato dolore e non è stato capace di dircelo. Mi chiedo cosa succede nella sua mente quando prova dolore. Una cosa è certa: non è capace di chiedere aiuto, anche se per altre cose lo fa, per esempio quando ha bisogno di accendere il suo iPad o di caricarlo. Allora sì viene da noi e dice HELP, PLEASE. Ma in situazioni come questa non sa che può, anzi deve farlo.

Ho sentito una tristezza profonda salirmi fino alla gola nel guardare ancora una volta negli occhi la sua vulnerabilità, la sua profonda solitudine e la sua risata fuori luogo. Non sono solo i piedi a essere nudi, anche lui in qualche modo è nudo, senza gli strumenti per essere aiutato, ascoltato, confortato. Me lo sono abbracciato e insieme abbiamo cantato Berta Filava, che in questo periodo è la sua canzone preferita.

Marina Viola

marinaliena

Leggi Pensieri e Parole, il mio blog:
http://pensierieparola.blogspot.com
Marina Viola porta il quaranta di scarpe. Vive a Boston e ci fa il diario di quella che pensiamo essere l’ altra parte della luna. Che significa per noi autistici vivere negli Stati Uniti? Potete farle anche domande….

 

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