Fanta-autismo

Sindaca Raggi lo dici tu a questa madre che per suo figlio autistico a Roma stai facendo nulla?

Ancora registriamo il silenzio assordante della Sindaca Raggi e del Comune di Roma su quanto abbiamo ieri posto all’attenzione di tutti riguardo al  progetto “Il Casale delle Arti” destinato a creare un possibile modello di vita dignitosa e attiva a persone autistiche dopo la maggiore età.

HO L’ATROCE CERTEZZA CHE PER I NOSTRI FIGLI AUTISTICI NON CI SIA NULLA DA FARE

A dimostrazione di quella che sia al momento la situazione dei “fantasmi” autistici nelle Capitale d’Italia, Rosaria Uccello, la madre di uno di noi autistici scrive la sua storia alla rubrica della collega di Repubblica Concita De Gregorio.  La riproponiamo qui caso ancora qualcuno avesse dubbi sul fatto che la situazione dei “Cervelli Ribelli” nella nostra città sia drammatica. Il destino di Gianni è quello di ognuno dei nostri figli autistici, non facciamoci illusioni. Se non proponiamo subito un modello alternativo all’esistente per gli autistici adulti la città non offre nulla di diverso che questo calvario, la ricerca continua di un posto in discarica, perché è l’unica alternativa che stare sigillati in casa e impazzire. Anche mio figlio Tommy da giugno non sarà fuori dalla scuola, per lui e tutti i suoi amici l’unica prospettiva al momento è quella che leggete qui sotto. Non più esseri umani ma pacchi per cui si implora un deposito temporaneo in qualche magazzino autorizzato. (Gianluca Nicoletti)

SINDACA RAGGI CI FAI PROVARE A FARE QUALCOSA DI DIVERSO? PERCHE’ QUSTO SILENZIO? NOI PER GIANNI E GLI ALTRI UN’ALTERNATIVA L’ABBIAMO PENSATA, GLIELO DICI TU SINDACA A QUESTA DONNA CHE NON STAI FACENDO NULLA PERCHE’ SI FACCIA?

SINDACA RAGGI CHE COSA CI RISPONDE PER IL CASALE DELLE ARTI PER NOI AUTISTICI?


Ora che mio figlio, per voi, non esiste più

Grazie a Rosaria Uccello, madre di Gianni, Roma

“Mio figlio Gianni (37 anni, diagnosi di autismo atipico) ha frequentato per dodici anni un Centro Diurno di un Municipio romano, che accoglieva sedici persone disabili con patologie di livello medio-grave. A scadenza della convenzione con l’ente gestore è stato fatto un nuovo bando dove, però, si pongono limitazioni nell’età e, soprattutto, nei livelli (lievi e medio-lievi). Il 30 aprile, senza alcun preavviso, le famiglie di tutti gli ospiti ricevono la lettera di dimissioni a partire dal 1° maggio”.

“La Consulta per i diritti delle persone con disabilità interviene per le modalità assolutamente discutibili e l’amministrazione proroga il servizio fino al 30 maggio. Vengono rifatte le valutazioni Municipio-Asl, anche queste discutibili, in quanto non è presente la figura sanitaria, anche se poi sulla scheda di valutazione compare inspiegabilmente la firma della neurologa supplente che non ha mai visto le persone per le quali avalla i giudizi emessi dagli altri componenti la commissione. Il 30 maggio, dunque, tutti a casa”.

“D’altronde i figli, specie quelli più complicati, sono delle famiglie. Il Centro chiude e riapre per una settimana in luglio (???) poi richiude in agosto e riprende le attività col nuovo gestore in settembre. Solo tre degli utenti vengono riammessi, gli altri vengono restituiti alle famiglie e nulla si fa per ricollocarli, togliendo loro il diritto sancito dalla Costituzione, dalla legge 104/92 , dalla Dichiarazione ONU dei diritti delle persone disabili alla socializzazione, alla cura. Diritto che molte di queste famiglie, a seguito delle ripetute mancate risposte, hanno rinunciato a rivendicare”.

“Oggi mi risulta che il Centro sia frequentato da persone con disabilità lieve, per le quali sarebbe stato sufficiente creare dei centri di aggregazione, mentre persone con difficoltà più marcate hanno visto interrotto un progetto di socializzazione e di sviluppo delle abilità. Mio figlio è a casa dal 30 maggio. 8 mesi, e ogni giorno si sveglia chiedendomi della “scuola”. Intanto sono aumentate le stereotipie, le reazioni apparentemente inspiegabili, il malumore e il rifiuto di persone e cose”.

“Mai gli uffici mi hanno contattata. Per loro, semplicemente, mio figlio non esiste più. Non così, ovviamente, per la famiglia, che ha visto i problemi e le tensioni crescere a dismisura. Abbiamo presentato domanda di inserimento in ben undici Centri di accreditamento Asl. Tutti hanno ritenuto Gianni idoneo all’inserimento nella lista d’attesa, che può durare anche anni. Molto spesso telefono ai centri per avere notizie”.

“La risposta è sempre ‘Siamo al completo, se ci fossero delle dimissioni (!!!) la chiameremmo’. Per quanto tempo ancora mio figlio dovrà vagare nel quartiere in passeggiate prive di senso quando avrebbe bisogno di stare con gli altri, di lavorare con gli altri, di tessere le uniche relazioni sociali possibili? Possibile che la politica non sappia dare risposte alle tante richieste simili alla mia, modificando il sistema di Accreditamento dei Centri Diurni e ponendo fine a drammatiche situazioni che a lungo andare diventano spesso oggetto di cronaca nera?”.

FONTE: Repubblica. Dal Blog di Concita De Gregorio “Invece Concita, Il luogo delle vostre storie” 16 febbraio 2018

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