Scuola & Tempo

Gita scolastica: vengo anch’io? No, tu no!

Ricomincia il periodo delle gite e attività extrascolastiche e si ripropone la penosa messa in scena che coinvolge gli studenti con disabilità.

Questa è la vicenda di un adolescente con disabilità fisica, cognitivamente sopra alla norma, ma con difficoltà di linguaggio. Come al solito, la colonna sonora di questo ennesimo affronto è la stupenda canzone di Enzo Jannacci, che sembra scritta a ragion veduta e che viene cantata ogni anno.

Si potrebbe andare tutti quanti in gita scolastica. Vengo anch’io? No, tu no! Perché, chi spinge la carrozzina? È la domanda che un docente curriculare pone agli altri insegnanti, senza minimamente pensare che uno dei compagni di classe potrebbe svolgere questo compito così “arduo”. Questo si chiama educazione civica e l’insegnante potrebbe avere un duplice vantaggio. Ma l’intelligenza è dono di pochi. Per alcuni insegnanti è difficile accettare l’alunno con disabilità in classe. Non lo ammetterebbero mai, ma le loro azioni affermano che è così. Perché sono quelli che attivano aule di segregazione, sono anche quelli che chiamano a casa il genitore perché il figlio deve andare al bagno e sono gli stessi che richiedono a gran voce la certificazione dell’alunno più indisciplinato o svogliato così da lavarsene le mani.

Ecco, siamo stufi di queste persone che prendono i soldi dello Stato per svolgere un lavoro così importante e con altrettanta poca professionalità. Che vadano a casa, che vengano messi in mobilità, che siano sistemati in modo da non poter più nuocere.

Caro professore, sì proprio lei che legge quest’articolo! Si faccia un esame di coscienza. Trovare chi spinge una carrozzina può essere motivo sufficiente per non accettare l’alunno con disabilità alla gita? Secondo lei, è pedagogicamente utile, oltre che sensato, chiedere al genitore di accompagnare il figlio?

Le dico sinceramente che la misura è colma! Non passa giorno che i genitori non siano impegnati in battaglie ideologiche che non avrebbero motivo di esistere se ci trovassimo in un paese realmente democratico e inclusivo. La buona scuola, tanto propagandata, esiste solo per iniziativa del singolo perché il sistema non funziona. Anche se, a ben guardare, un sistema ancora non c’è ed è ora che ne prendiamo atto tutti.

Gabriella La Rovere

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