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Aiutiamo Luisa e il suo figlio autistico. Lei l’ha curato da sola per tutta la vita ma ora è stanca

La storia di Luisa mamma di un autistico trentenne è da leggere tutta  d’un fiato. Maria Luisa Locuratolo è una maestra in pensione, abita a Melfi e da trentatrè anni si occupa in toto del figlio autistico Maurizio.  Il suo racconto semplice e diretto è lo specchio della realtà di tanti genitori che stanno vivendo la sua stessa esperienza. Qualcuno obietterà: mai ai tempi di Luisa, giovane mamma, l’autismo era praticamente sconosciuto, una vergogna da tenere nascosta o peggio come nel medioevo una punizione divina per colpe ignominose.

In realtà se di autismo si comincia a parlare di più e su internet abbondano siti e chat dove ci si può confrontare, relazionare e informare più o meno correttamente, i problemi quotidiani che oggi Luisa deve sostenere non sono molto cambiati. Solitudine, ignoranza, nessuna prospettiva concreta e tanta fatica fisica e mentale. Come se non bastasse Maurizio ha avuto anche problemi seri di salute agli occhi. E in un momento di sconforto per la grande sofferenza Maurizio ha detto alla mamma: aiutami a morire.

Luisa Locuratolo è un’eroina dei nostri giorni. Andrebbe insignita di qualche riconoscimento, una medaglia al valor civile. Basterebbe soprattutto aiutarla, starle vicino, sentire ed esaudire le sue richieste. Anche perché finché ce l’ha fatta da sola non hai mai chiesto niente a nessuno.  Ma ora ha bisogno degli altri.

Lei è un esempio, un bene prezioso per la società


Luisa e la sua vita  interamente dedicata al figlio autistico

«Non so bene come ho fatto ad arrivare alla mia età gestendo il mio Maurizio, ma sono qui in trincea a combattere sempre»

di RITA SCHENA

Luisa e Maurizio

I figli specie quelli complicati sono delle mamme. Mai asserzione è così vera come nel caso di Luisa Locuratolo una maestra in pensione che da tempo vive a Melfi con il figlio Maurizio, che di anni ne ha 33 ed è autistico. «Non so bene come ho fatto ad arrivare alla mia età gestendo il mio Maurizio – sottolinea Luisa – ma sono qui in trincea a combattere sempre, come una tigre per il mio ragazzo».

E come una tigre è difficile da contenere, mamma Luisa. Parla, ed è una valanga di parole, racconti, risate e dolore. «Ho tirato su mio figlio da sola – racconta – tra il mio lavoro, indispensabile per potermi mantenere e in giro tra la Puglia e la Basilicata. Da Trani dove è nato Maurizio, a Barletta dove sono stata dieci anni e poi in Basilicata. Solo che ora sono stanca, devo fare i conti con il mio fisico che non ce la fa più e la mia età che avanza».

I problemi di chi assiste un disabile sono tanti, anche di più se si parla di autismo. «Ci trattano da appestati – spiega Luisa -. All’inizio quando a tre anni diagnosticarono l’autismo a Maurizio è inutile dire che ho vissuto malissimo la notizia. Lo nascondevo. Poi ho capito che sbagliavo, che si ha paura di tutto ciò che non si conosce, ecco perchè ho deciso di parlare di Maurizio, mettendoci il mio ed il suo volto, perché le persone devono capire. Maurizio a volte cammina per strada e viene salutato, fermato, questo gli fa piacere, si sente accettato anche se poi ci sono tanti altri che ci evitano».

Le difficoltà quotidiane sono tantissime. «Cerco una casa in affitto con determinate caratteristiche che vadano bene per mio figlio, ma non la trovo perchè quando sentono che ho un ragazzo autistico tutti scappano. Abitiamo in una palazzina senza ascensore, siamo costretti a fare 52 scalini per uscire di casa ed altrettanti per rientrare, è come scalare una montagna. È difficile andare in un ristorante, perchè Maurizio si alza e vuole camminare, un’odissea andare al mare, per non parlare degli esami medici».

Maurizio 6 anni fa ha avuto seri problemi agli occhi, distacco di retina e cataratte, ora si stanno riproponendo problemi così importanti da mettere a repentaglio la sua vista. «Ma è un problema anche solo fargli un elettrocardiogramma e, posso dirlo? gli stessi medici ed infermieri non sanno e non voglioni gestirlo, e il suo problema si sta aggravando».

Le persone anche con competenza medica hanno qualche timore nei confronti di Maurizio, un ragazzone alto oltre 1,85 centimetri, corpulento, con scatti di ira se preso dalla paura. «Sa cosa mi disse un medico di Siena che ha avuto in curo mio figlio da piccolo? “Signora il miglior medico di suo figlio è lei”. Solo che non posso far tutto da sola. È una lotta continua e qualunque cosa chieda, mi sembra di elemosinare».

L’autismo è una sindrome che isola, non solo chi ne soffre ma anche e soprattutto chi se ne prende cura. «Quando sei anni fa passammo un vero calvario per i problemi agli occhi, Maurizio mi disse: “Mamma aiutami a morire”. Ho ancora i brividi a ricordarlo. Io oggi mi pongo il problema di come farà Maurizio se io vengo meno, e soprattutto su come fare ora “durante me”. Quello che chiedo è: “aiutateci a vivere”».

Luisa si sente sola, mentre le famiglie di altri ragazzi disabili riescono in qualche modo a far rete, per l’autismo è tutto più difficile. «So che a Melfi altri hanno i miei problemi, ma non si riesce a far squadra per sostenerci. Non conosco neanche le altre famiglie con ragazzi come il mio Maurizio e purtroppo anche l’assistenza sanitaria è carente, con personale poco esperto a gestire gli autistici. Siamo lasciati soli. L’unico mio rifugio è internet dove mi posso confrontare con altri, ma vorrei tanto che qualcosa cambiasse. Io sono disposta ancora a combattere, ma da sola non ce la faccio più».

 Da “La Gazzetta del Mezzogiorno” 20 febbraio 2018

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