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Per Mario e gli altri “Mario” cacciati dai centri diurni: la Regione Lazio farà aprire una struttura nel secondo Municipio

Abbiamo in questi giorni seguito la storia di Mario disabile grave di 28 anni, allontanato a settembre dal centro diurno nel quale era seguito. La mamma di Mario, Elena Improta, a ridosso di Natale, aveva iniziato lo sciopero della fame per dire no all’ingiustizia subita dal figlio e per promuovere progetti che possano garantire una vita più dignitosa a lui e a tutti coloro che hanno i suoi problemi. Elena ha lanciato su internet una petizione e sono arrivate in breve tempo cinquantamila firme. Lunedì scorso una delegazione di sostenitori dell’iniziativa ha consegnato i pacchi con le firme nella sede della Regione Lazio presso l’assessorato delle politiche sociali.

Ed ecco il resoconto di Elena Improta sull’incontro in Regione:

Lunedì alle ore 12:45 circa una delegazione “50.000 firme per Mario ” formata dalla sottoscritta, da Mario con la sua assistente Francesca , due mamme Maria  Maria Cidoni e  Loredana Fiorini è stata ricevuta dall’Assessore Rita Visini , dal Capo di gabinetto del Presidente Zingaretti Andrea Cocco , dal Segretario Generale della Regione Andrea Tardiola ,  presente anche Federico Catania dello staff del presidente Zingaretti. Dopo che la delegazione ha denunciato per l’ennesima volta l’esigenza  di modificare il decreto sull’accreditamento che oggi crea diseguaglianze tra le persone con disabilità che avrebbero diritto ad accedere ai Centri Diurni ex articolo 26 i dirigenti  Regionali hanno riconosciuto di aver trascurato le nostre istanze note già dal 2015 . Nel merito non hanno dato soluzioni per garantire in modo uniforme e coerente la presa in carico assistenziale riabilitativa per ragazzi come Mario. Al momento resterà  (almeno fino al 4 Marzo) una  scelta discrezionale del Centro X Y se accogliere o meno ” i Mario” che faranno domanda 

 

Come risposta alla nostra protesta non violenta e alle 50.000 firme della petizione l’unica promessa è stata che cercheranno di sensibilizzare un IPAB   a finanziare per 40.000 euro un progetto sperimentale per aprire un Centro socio – educativo Diurno in 2 Municipio e/o zone limitrofe a favore di una 10na di ragazzi con disabilità complesse di questo territorio che oggi sono costretti a trascorrere le loro mattinate a casa o presso organizzazioni private ad alti costi . 

 

Resta l’amarezza per una battaglia che mi ha portato a mettere in piazza dolore , rabbia, senso di impotenza.

Spero almeno questo progetto socio educativo possa essere in futuro istituzionalizzato in tutti i Municipi , al momento è una goccia  in un deserto.  

Istituzioni , ringraziate le famiglie che non abbandonano mai e che oggi rappresentano il vero welfare 

GRAZIE a tutte le mamme e i papà , grazie ai nonni, alle zie . Rappresento solo me stessa ma vi dico ancora GRAZIE per quello che fate per questi ragazzi.   Elena Improta

Mario, affetto da tetraparesi spastica dopo un’ischemia alla nascita, necessita di assistenza h24 perché non è in grado di gestire il suo spazio/tempo: mangia da solo, ma bisogna controllare che non si ingozzi; controlla gli sfinteri, va in bagno, ma non sa né pulirsi né lavarsi, non sa vestirsi da solo. Mario, e tanti come lui a Roma e nel Lazio, ha bisogno di spazi dove stare, giocare, ascoltare musica e imparare. L’assistenza domiciliare indiretta è già attiva per 4 ore al giorno, ma Mario ha il diritto di stare anche – dopo il percorso scolastico e 7 anni di lista di attesa – in un Centro Diurno ex art. 26.  Nel novembre del 2015 la famiglia era riuscita a farlo inserire dalla ASL presso il Centro Don Orione di Roma alla Camilluccia ma il periodo di permanenza è stato breve. Spiega Elena: “Il 26 settembre 2017 lo Staff del Don Orione ci ha comunicato che per loro il progetto si concludeva (progetto di tre ore e mezzo dal lunedì al venerdì 9-12:30) in quanto era troppo complicato assisterlo, giocarci: non trovavano più operatori disponibili a stare con lui. Nonostante sia la Regione a dare soldi a questi Centri per disabili, lo hanno allontanato dicendoci “tenetevelo a casa”. La ASL, presente all’incontro, non ha battuto ciglio, ha preso atto e lottiamo perché gli venga riconosciuto nuovamente il diritto a queste 4 ore, scarse, di assistenza diurna in un nuovo Centro della Regione o in uno spazio socio educativo diurno del Comune/Municipio.”

 

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