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Ecco il Museo dell’Altro e dell’Altrove catturato dall’occhio teppautistico

La professoressa Anna Maria Piemonte che insegna Storia dell’Arte al liceo artistico “Via di Ripetta” ci ha inviato un reportage sulla visita al MAAM di Via Prenestina  913 a Roma con gli studenti della sede di Pinturicchio per un progetto di alternanza scuola lavoro finalizzato all’inclusione dell’autismo in classe. Nella comitiva alunni del liceo (autistici e non), alcuni genitori, amici  e il maestro David D’Amore che ringraziamo per la bellissima foto di Tommy che abbiamo messo in  apertura.  

Lo scorso 4 Novembre, complice la generosa estate di San Martino, siamo usciti dal Liceo per svolgere la nostra attività di alternanza scuola lavoro finalizzata ad un progetto di inclusione dell’autismo in classe che, nei mesi scorsi, aveva visto gli studenti confrontarsi con la neurodiversità attraverso la comunicazione artistica. Questo percorso esperienziale li aveva portati a disegnare, dipingere e fotografare, in stretta prossimità e reciprocità, i ritratti dei compagni e gli autoritratti di sé, affinché potessero narrare lo stare bene insieme a scuola. Quanto avessero prodotto in termini di immagini grafiche e fotografiche avrebbe avuto anche una valenza biografica ed autobiografica, li avrebbe condotti ad una riflessione costante su di sé e sulla qualità delle relazioni intersoggettive con i compagni, inducendoli alla consapevolezza del valore della diversità e del modo di prendersene cura. Ritratti ed autoritratti avrebbero illustrato il Calendario 2018 dalla Onlus “Divento grande”. Insieme all’artista David D’Amore che con me segue gli studenti, avevamo deciso di arricchire la già preziosa produzione portando gli studenti a disegnare in un posto che, potesse significativamente mostrare loro l’inscindibilità del binomio Arte/Vita. Con la disponibilità di alcuni genitori, abbiamo riempito le macchine di ragazze e ragazzi, allegri e sorridenti, in compagnia dei loro amici autistici muniti di camere digitali e smart phone ma anche di blocchi di carta per schizzi, matite e colori che avrebbero usato per raccontare le esperienze della giornata. Destinazione: Metropoliz, Città Meticcia, secondo la definizione dei suoi stessi abitanti, alla scoperta del M.A.A.M, il Museo dell’Altro e dell’Altrove, lungo la via Prenestina, al civico 913. Ad attendere il nostro arrivo, accoglienti Metropoliziani che ogni sabato aprono le porte della loro Città ma, anche Carlo Gori che cura la didattica del Museo.

 Metropoliz, che si estende entro una vasta area nel quartiere di Tor Sapienza – circa 20.00 metri quadrati – ha trovato il proprio spazio dentro le architetture industriali dismesse, nelle quali per anni è stato attivo il ciclo di produzione di salumi e insaccati della fabbrica Fiorucci ed ora è diventato un dispositivo relazionale di grande complessità, un laboratorio urbano di ibridazione, propulsore di azioni artistiche e sperimentazioni sociali e multiculturali. Il 28 Marzo 2009 l’ex fabbrica Fiorucci era stata occupata dai Blocchi Precari Metropolitani ed oggi è abitata da circa duecento persone, una sessantina di nuclei familiari di diverse provenienze che hanno trovato non solo una soluzione all’emergenza casa ma affrontano, quotidianamente, esperienze di convivenza, condivisione, recupero e autogestione di uno spazio urbano.

Un bel giorno però, i Metropoliziani, pungolati dal maître à penser Giorgio de Finis – antropologo, videomaker, fotografo, artista – e dal regista Fabrizio Boni, decidono di abbandonare non solo la Città Meticcia appena conquistata ma di fuggire anche dalla Terra e raggiungere la Luna. Chiedendo aiuto all’artista-costruttore Gian Maria Tosatti, i Metropoliziani realizzano un telescopio fatto di barili di petrolio che posizionano proprio sulla Torre che domina le grandi architetture industriali e si impegnano a costruire il razzo che li avrebbe portati in orbita. Si apre così, nel 2011, il cantiere cinematografico Space Metropoliz, che porta per la prima volta gli artisti nell’ex fabbrica occupata e documenta la storia dei Metropoliziani sulla Luna: <<volevamo puntare un riflettore: Roma sta diventando sempre più simile a Mumbai, con un’emergenza abitativa enorme>> racconta Giorgio de Finis che, alla conclusione di Space Metropoliz, dentro le mura della Città Meticcia darà vita, nell’Aprile 2012, al M.A.A.M. il Museo dell’Altro e dell’Altrove, autentica <<barricata d’arte>> eretta a difesa dell’occupazione.  Spazio complesso il M.A.A.M, il primo museo abitato, reale ed ospitale, tutto da vivere. Al M.A.A.M., l’arte è partecipativa e relazionale, si scambia, non si vende e non si compra. La <<barricata d’arte>>, nata per difendere Metropoliz ed i suoi abitanti dal rischio di sgombero sempre incombente, difende anche per noi uno dei luoghi più significativi di Roma. Oggi al M.A.A.M si accendono relazioni e l’opera d’arte, semplicemente, ci pone di fronte ad un accadimento, generando un incontro in cui lo spazio dell’ex fabbrica Fiorucci, sempre più inconfutabilmente, si sta trasformando in spazio mediatore, in una intrigante dialettica tra periferia e centro.

Al M.A.A.M gli studenti del Liceo Artistico “Via di Ripetta” si sono sentiti sempre accolti. E sabato hanno pure potuto incontrare uno scultore in residenza Eugenio Carabba che al M.A.A.M. ha realizzato l’installazione permanente site-specific “L’uomo senza dimora”, situata nella “Sala del Mare”. Rami in ferro che abbiamo toccato, accarezzato, un tronco con i suoi nodi e le sue asperità realizzato in cemento, a delimitare uno spazio simbolico struggente ed evocativo entro il quale ha preso vita la narrazione dell’artista che ha affascinato la nostra studentessa autistica, ferma al centro di quello spazio magico, e catturato l’attenzione di tutti, mentre Tommy, con rigore da fotoreporter oramai esperto, scattava fotografie a futura memoria di quegli inimitabili istanti insieme.

Posso affermare con poco margine di incertezza, che di anno in anno, l’esperienza dell’arte sia diventata, per i miei studenti che vivono la condizione dell’autismo, uno spazio dell’anima, di relazione, di partecipazione e di socialità e credo di poter fare questa affermazione per quanto li abbia osservati muoversi con leggerezza negli spazi della fruizione dell’arte, riappropriandosi delle opere ora attraverso i loro inimitabili sguardi laterali che hanno imparato a concentrare sullo schermo della camera digitale per catturare proprio l’immagine delle opere, ora attraverso la tattilità, esplorandone le materie delle quali erano costituite. Al M.A.A.M., questo spazio dell’anima si è come amplificato e concretizzato a loro misura, entro una dimensione esperienziale nella quale contenitore e contenuto siano al contempo opera unica, totalizzante e collettiva ed opera individuale, dove tutto si fa trama, nella consapevolezza che ogni trama, che noi percepiamo nella sua continuità, debba essere anche percepita nei singoli fili che la costituiscono. Al M.A.A.M., ogni filo della trama si configura come una narrazione che impreziosisce con inaspettati cangiantismi le unicità.

 Per quanti vivano la condizione della neurodiversità, l’accessibilità al Museo e alle opere che ospita deve transitare per la riappropriazione degli spazi attraverso le relazioni. Al M.A.A.M., ad esempio, gli studenti autistici sembrerebbe abbiano percepito una nuova libertà poiché si è modificata anche la condizione dello stare tra e con gli artisti e con le loro opere, entro la dimensione irrinunciabile dell’ospitalità dagli abitanti e questo nuovo modo di esperire l’arte che è relazionale ha trasformato non solo il pensiero sulla fruizione dello spazio museale ma anche e soprattutto, le modalità di confronto con l’opera d’arte.

   Anna Maria Piemonte 

Insegnante di storia dell’arte al Liceo Artistico “Via di Ripetta”

QUALCHE SCATTO, DEGLI OLTRE OTTOCENTO REALIZZATI, DALLA CAMERA DIGITALE DI TOMMY

 

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