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De Martis (Angsa): “Basta fantaterapie. Lo Stato finanzi solo quelle che rendono autonomi i ragazzi con l’autismo”

Torniamo a parlare di terapie per l’autismo che esulano dal concetto canonico di terapia perché mediate da “veicoli” che appartengono ad altri ambiti, ludico, artistico, sportivo. In questi giorni rimbalza su internet la notizia del progetto di ricerca internazionale “TIME-A”, che ha indagato sugli effetti della musicoterapia sui soggetti autistici. Recentemente si è parlato di questo a  Calambrone (Pisa), presso l’IRCCS Fondazione Stella Maris, Centro che ha coordinato per l’Italia l’iniziativa. E’ emerso è che la musicoterapia – e in particolare l’improvvisazione musicale – può costituire una delle chiavi per entrare nel mondo delle persone con autismo e per comunicare con loro. I primi dati pubblicati in agosto dalla rivista scientifica «JAMA» («Journal of the American Medical Association»), in realtà, avevano dato pareri negativi:  la musicoterapia, infatti, non sembrava avere effetti sulla gravità dei sintomi di autismo. «Ma non è questa la direzione in cui vanno letti i risultati della ricerca e non potrebbe nemmeno essere altrimenti – afferma ora  Christian Gold dell’Università di Bergen in Norvegia, da dove ha diretto questo progetto di ricerca -, infatti, i 400 bambini tra i 4 e i 7 anni che hanno aderito allo studio hanno partecipato in media ad appena diciannove sedute di musicoterapia». La novità positiva emergente dai  “risultati collaterali” del progetto è l’entusiasmo nella partecipazione dei bambini e delle famiglie  elemento decisivo per migliorare il loro benessere, se è vero che il coinvolgimento del bambino con autismo in un’attività sociale per lui piacevole costituisce un passo importantissimo. Dunque è aumentata la motivazione sociale dei piccoli partecipanti a TIME-A , mentre sono diminuite le stereotipie autistiche,  i tic e movimenti  ripetitivi. «Ed è migliorata – ha precisato il ricercatore dell’IRCCS  Filippo Muratori – anche la regolazione emotiva, che è una premessa per lo sviluppo delle abilità di interazione sociale. L’effetto è stato più evidente nei casi in cui è stato possibile “improvvisare”, da parte dell’adulto e del bambino, brevi brani musicali che sono indice di una migliore sintonizzazione affettiva».

Gran parte dei genitori con figli autistici, autonomamente oppure sollecitati da psicologici e terapisti hanno inserito un’ora o due a settimana di musicoterapia nell’agenda fittissima delle attività dei loro ragazzi. Nessuno ha mai pensato che fosse una soluzione miracolosa che potesse annullare l’autismo e  i suoi derivati.   E’ indubbio che la musica ha un effetto benefico su certi autistici che mostrano una predisposizione particolare all’ascolto. E che volentieri sperimentano il suono degli strumenti musicali. Sono attratti dalle percussioni o dai tasti del pianoforte come ascoltano rapiti la Quinta di Beethoven oppure le canzoni di Jovanotti o dei Tazenda. Per i ricercatori di questo progetto , in linea generale,  l’esperienza musicale potrebbe essere una chiave per entrare nel mondo delle persone con autismo e comunicare con loro.  Ovviamente quando i musicoterapeuti hanno una formazione specifica  e lavorino all’interno di un team specialistico, come è avvenuto in TIME-A.

A questo punto bisogna fare chiarezza affinché , come dice Benedetta De Martis,  presidente nazionale ANGSA, non si perda di vista “l’obbiettivo principale che  tutti noi dovremmo avere, e cioè rendere davvero autonomi i bambini e i ragazzi con autismo”.  Anche perché certe  “offerte terapeutiche che non vanno al nocciolo del problema ma che continuano a girargli intorno” essendo semplici attività ludico-artistiche (come l’Educazione Musicale) avallate dall’entusiasmo degli scienziati possono “confondere i genitori”.

“Sono certa che la musica faccia bene. Così come altri stimoli. Tutto serve ad aprire canali di comunicazione. Penso anche all’acquaticità, agli animali, allo sport, ecc…Di fatto le proviamo tutte, ma proprio tutte con i nostri figli! Mi ricordo che anni fa, al parco, quando mettevo mia figlia sull’altalena, mentre la spingevo sempre più forte e sempre più in alto, finalmente mi guardava! Lei che non guardava mai. Avrei continuato a spingerla all’infinito pur di farmi guardare negli occhi!” continua la De Martis ” E allora che si fa? Ci inventiamo l’altalena-terapia? E poi specializziamo gli operatori a spingere le altalene per catturare sguardi che apriranno finalmente alla comunicazione? Per trovare canali affettivi che ci permettano di entrare nel mondo dei nostri figli? Va bene. È quanto costerà? 35-40€ all’ora? Perché questi sono i costi della musicoterapia”. Bè c’è sempre l’intervento pubblico: potrebbe essere finanziata dalla  Sanità. ” Prima però vorrei ci venissero offerti trattamenti educativi intensivi e precoci. Per insegnare ai nostri figli a stare seduti 5 minuti, per insegnargli a chiedere le cose senza comportamenti inaccettabili. Per insegnargli a vestirsi da soli, a lavarsi, a stare in classe, a scrivere, a parlare, a giocare, ecc…ecc…. – dice la presidente Angsa – E credetemi, tutto questo oggi è possibile. In questo modo si aprirebbero tantissimi canali! Perché un bambino più gestibile, più educato, si integra meglio a casa, a scuola, al parco, con i parenti e gli amici. Si può insegnare tutto questo attraverso il gioco. Lo vedo fare dagli educatori del Centro per l’autismo a Novara. Vedo bambini che in pochi mesi raggiungono risultati impensabili rispetto a 10 anni fa. Peccato che ancora non venga offerto dalle nostre Asl. Peccato che anni fa mia figlia abbia potuto fare solo psicomotricità, ippoterapia e musicoterapia, restando una disabile grave per sempre”.  Insomma cari studiosi, neuropsichiatri e psicologi: “Tutto aiuta, ma aiutiamo le famiglie a capire davvero cosa è essenziale e cosa non lo è. Mi spiacerebbe vederli spendere quel poco che hanno in lezioni di musicoterapia invece di cercare un buon educatore esperto in ABA”.

 

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