Il film di noi autistici, News

Reportage di Daniele Matteo Cereda, un Cervello Ribelle che ha visto il nostro film a Bergamo


Oggi per la prima volta il film di “Tommy e gli altri” è stato proiettato in un cinema. C’erano quasi quattrocento  persone sedute un sabato mattina di sole per conoscere le storie dei nostri ragazzoni.  Al Cinema Conca Verde di Bergamo ci siamo resi conto che la strada del nostro film è appena cominciata (c’erano due dei ragazzi della troupe che abitano in zona). Abbiamo capito che quanto prima dobbiamo iniziare il nostro tour per le scuole come avevamo annunciato mesi fa. Dovrebbe essere nostro partner il MIUR, speriamo di concretizzare quanto prima, ma in ogni caso noi inizieremo comunque a girare per cinema, anche se dovessimo far tutto da soli ancora una volta. Girare per cinema nel senso che ci è venuto in mente di girare un altro film, il grande backstage delle proiezioni di “Tommy e gli altri” in tutta Italia. Per la prima volta un film avrà il suo sequel costruito sul racconto del feedback delle persone che lo guardano. Di spunti oggi ne abbiamo trovati a bizzeffe: genitori, insegnanti, gente che nulla ha a che fare con l’ autismo e anche molti autistici…Proprio a uno di loro, Daniele Matteo Cereda,  ho chiesto di scrivermi a caldo due righe sulle sue impressioni dopo la proiezione. Come era prevedibile dopo nemmeno mezz’ora mi è arrivato questo lungo racconto, profondo, articolato, riflessivo e pieno di sano orgoglio da “Cervello Ribelle”...

LARGO AI CERVELLI RIBELLI


Io, secondo questi signori, non sono “normale”. Ma loro sanno cosa è “normale”?


Daniele Matteo Cereda

Oggi io e mio padre siamo andati presso la Conca Verde per vedere il film “Tommy e gli altri”.
Non lo avevo mai visto prima, io attendevo che il film venisse pubblicato in una sala cinematografica.
Perchè?
Che senso ha guardarmelo solo soletto o in compagnia di poche persone su un paio di divanetti da 2 posti ciascuno? Con persone con cui, poi, non affronterò l’argomento per dire “cavoli, la realtà non è così come me la immaginavo!” guardando l’altra persona negli occh…si insomma, avete capito cosa intendo.
Anche se non sono capace di guardare negli occhi il prossimo.
Meglio una sala cinematografica, con più di 100 persone presenti.
Un film da proiettare ovunque. Ringrazio i ragazzi di Consorzio Ribes, Acli, Lab80 e tutti coloro che hanno organizzato l’evento.

Nelle scuole, nelle sale comunali, progetti scolastici e…cinema. Non è solo un documentario, è un opera d’arte.
Non uno di quei film all’italiana, non un cinepanettone, ma un documentario che rappresenta più realtà e, spesso, le realtà che la maggioranza vuole ignorare per rimanere nell’ignoranza sentendosi più felice.
Di conseguenza al voler rimanere ignoranti, probabilmente dietro un effetto dunning-kruger, vi è anche la saccenza di sapere tutto di tutti. Autismo compreso.
Come nel caso della mamma di un ragazzo autistico che si sente dire dai parenti e conoscenti “il figlio è autistico perchè è una mamma frigorifero”, “il figlio è autistico quindi un pericolo per tutti”, “è autistico quindi…”. Quindi. Un “quindi” che non porta a nulla di buono. Non riguardo il ragazzo autistico, ma riguardo l’ignoranza di chi circonda quella famiglia.
Non è l’unica.
Un ragazzo andato a farsi curare un dente. Il dottore ha fatto rimuovere tutti i denti “per bonificare”, quando bastava una panoramica o una radiografia oppure un po’ più pazienza.
Invece ha preferito tagliare la testa al toro, in questo caso togliere tutti i denti ad un ragazzo con tutte le conseguenze che ne derivano.
Questa è una delle disumanizzazioni date da vecchi sistemi arcaici e poca voglia di impegnarsi presenti in vecchie mentalità che, in Italia, sono ancora presenti e non vogliono essere sostituite. Un po’ come quei pochi medici rimasti che reputano l’autismo come causa dei genitori-frigorifero.
Ci risiamo, ancora la maledizione di Kanner e Bettelheim. Maledizione che ha creato più vittime famigliari a causa di queste pseudoscienze basate su una non-ricerca che non portava assolutamente a nulla. Continuata solo da Wakefield ed altri “medici” che giocano a fare gli alternativi sulla pelle altrui.
Sulla pelle di persone come me, ossia persone nello spettro dell’autismo. Non importa che siano basso, medio, alto, altissimo, levissimo, purissimo funzionamento.
Non si può ovviamente dire che la causa di tutte queste situazioni sia della sanità in Italia. E’ una concausa grave, che per anni è stata incontrollata, ancora parecchio deleteria, poco controllata. Basti pensare: una segnalazione presso l’ordine dei medici riguardo l’operato di un manigoldo con laurea in medicina, impiega almeno 6 mesi, se non anni e con più e-mail mandate da diverse persone o da personalità di spicco per “velocizzare” e non far dimenticare, per essere presa in considerazione. Troppo lenti. Troppo poco tempestivi. Troppo poco.
Questa lentezza è presente anche nel nostro governo. Nulla da dire alla parlamentare L’Onorevole Elena Carnevali, presente in aula oggi, parlo del governo italiano, quello che si succede di elezione in elezione. Hanno creato finalmente una legge. Ma una legge incompleta. Buono da un lato, male per tutti gli altri. Non c’è il “mal comune mezzo gaudio”, molti non sanno affatto in cosa consistono i diritti a cui possono attingere. A fine film mio padre voleva raccontarle, per esempio, quel muro di realtà contro cui io, mia madre e lui stesso siamo andati ripetutamente a sbattere: la mancanza di inclusione, poca formazione dei medici specialisti, vecchi medici del lavoro che reputano diagnosi fatte da specialisti “una cazzata”.
Immaginatevi un medico del lavoro che vi dice “detto tra me e te, questa diagnosi è una cazzata, tu non hai nulla dammi retta, da quella cosa puoi guarire”
Io: “da cosa? Dall’autismo?”
Medico: “Si, da tutto si guarisce”.
Il mio cervello stava urlando così forte da assordarmi. Volevo buttarmi a terra e piangere.
Questa è una delle realtà contro cui io, alto funzionamento, vado a sbattere. Per chi è a basso funzionamento è drasticamente peggiore della mia. Non posso ritenermi fortunato, continuerò a sbattere contro il muro dell’altrui ignoranza. Ma se io non sono fortunato, quanto è sfortunato un ragazzo a basso funzionamento come Tommy? Non è sfortunato, qui la sfortuna non c’entra. C’è un dannato vecchio dinosauro chiamato “Italia” che non permette a ragazzi come Tommy e come gli altri di poter essere inclusi nella società, a tutti i livelli. Come i due ragazzi nello spettro dell’autismo ad alto funzionamento (per abbreviare, autistici HFA) presenti nel documentario.
Realtà allarmanti, nessuna sicurezza, nemmeno dopo questa legge. Ripeto: non è colpa della parlamentare L’Onorevole Elena Carnevali, e di chi, come lei, segue queste vicende. E’ colpa di tutti coloro che dicono “c’è altro di più importante da fare prima di queste cose”.
Alcuni di questi che dicono “c’è altro di più importante da fare prima di queste cose” è sia nel senato che nel parlamento. Probabilmente alcuni di voi ricorderanno la mia disavventura con il senatore Bartolomeo Pepe, chi non la conosce: ( http://www.pernoiautistici.com/…/lobbysta-troll-figlllndro…/ ).
Lui è l’esempio di coloro che dicono “c’è altro di più importante da fare prima di queste cose”. Una frase che tutte le minoranze si è sentita sbattere in faccia quando si proponevano migliorie se non riconoscimenti dovuti per essere inclusi nella società, dalla società LGBTQetc, gli autistici, le persone con disabilità visibili come il mio amico Iacopo Melio, o non visibili come persone con un figlio con una disabilità mentale causata dalla trisomia21.
Troppo poco si sta facendo, c’è sempre “altro di più importante da fare prima di queste cose”, spesso detto da coloro che vogliono perdere tempo a combattere contro “il gender”, contro le scie chimiche, contro ogni forma di pseudoscienza domandando inutili e ripetitive interrogazioni parlamentari. Spogliando dei fondi necessari coloro che hanno bisogno ora, adesso ed immediatamente di essere inclusi nella società invece di essere relegati a cittadini di serie non B, non C che ancora sono accettabili. Ma a cittadini di serie X, Y o Z.
Il film racconta queste realtà. Non è un film cupo, è un film che unisce sia il lato simpatico e divertente di ciò che noi siamo, sia i lati negativi che non devono essere nascosti in quanto ESISTONO e sono parte di esseri pensanti. Cogito ergo sum. Anche i basso funzionamento sono in grado di pensare. In modi diversi o in modi non dissimili a chi non è neurodiverso, dipende da contesto a contesto.
E’ stata introdotta anche la realtà della pseudoscienza. Una famiglia che ha speso 300.000 euro per tentare di guarire il figlio, ed ancora crede a certe assurdità perchè non vuole perdere le speranze di poter avere un figlio “normale”.
Io, secondo questi signori, non sono “normale”. Ma loro sanno cosa è “normale”? Normale rispetto a cosa? Ad un neurotipico dove esiste una fetta di neurotipici che mente, ruba, manipola, fa del male? Non che i neurodiversi non siano capaci di fare tali cose. E’ solo un punto di vista che voglio porre: cosa è normale? Di sicuro non è normale aggrapparsi disperatamente al costo di perdere un sacco di soldi a vuoto per cercare cure inesistenti e per sentito dire, non provate scientificamente e vendute da ladri e farabutti. Probabilmente domanderanno “e che dobbiamo fare?”. Io risponderei loro “accettare la realtà”.
Per quanto triste, bella, brutta, allegra possa essere la realtà che hanno di fronte: vostro figlio è autistico.
Non esiste dieta, pillola, meditazione o altro che possa farlo guarire, ed il fatto che sia un po’ migliorato non prova nulla.
Esistono terapie cognitivo-comportamentali in grado di aiutare, questo si. Ma guarire mai. Poi perchè guarire? Gli unici autistici che “vogliono guarire” sono solo coloro che si odiano a causa della società che spinge, per ignoranza, a temerli. Tanto da diventare autismofobi interiorizzati.
Non vi ricorda un po’ qualcuno? Chi odia la comunità LGBTQetc, da una società che porta l’individuo ad odiare se stesso perchè percepito come sbagliato e non normale. Non vi ricorda un po’ qualcuno? L’autismofobo. Non vi ricorda un po’ qualcuno? I razzisti. Già che ci siamo diciamo direttamente gli xenofobi che odiano i diversi, che siano tutti i diversi o solo una parte di essi.
In questo film ho visto molta xenofobia del tipo autismofobia. Non da parte delle persone presenti, ma da parte della società che “non vuole vedere”.
Gianluca Nicoletti, professor Luigi Croce, Iacopo Melio ho una proposta: coniamo il termine “autismofobia”?
Il documentario è uno spunto necessario per descrivere cosa c’è di sbagliato in questa società, partendo da insegnanti o assistenti sociali che dichiarano un bambino “scemo”, trattandolo da scarto o come un criminale da isolare, invece di trattarlo come persona con una difficoltà ma pur sempre indispensabile per questa società.
Vi consiglio di vederlo.
Capirete cosa non funziona in questo paese, un paese troppo autistico, che si rifiuta di vedere in piena omertà.
Troppo autistico per degli autistici che hanno bisogno di essere visti.
Solo che, a differenza di chi nasce autistico, il paese può essere cambiato.
Se le persone hanno voglia di cambiare.

Daniele Matteo Cereda

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