Scuola & Tempo

Quei laboratori per noi autistici in cui tanto speriamo


Ho segnato questa data – 11 ottobre 2017 – perché spero abbia inizio un nuovo modo di concepire i laboratori rivolti a persone con disagio psichico e disturbi cognitivo-comportamentali. Sono andata a vedere il santo del giorno perché è sempre bene sapere a chi rivolgersi affinché le cose possano andare sempre per il meglio e sono rimasta sorpresa nel constatare che S. Giovanni XXIII ci guarderà dall’alto e illuminerà il nostro cammino evitandoci di inciampare in cose spiacevoli.

Non è facile smantellare la vecchia concezione del malato psichico inteso unicamente come patologia. Basta varcare la soglia del servizio psichiatrico per entrare nella schiera di coloro che avranno sempre meno peso nella società e per i quali verranno messe in campo attività che, se va bene, porteranno a uno sbocco occupazionale, altrimenti – e questa è di solito la regola – serviranno a riempire il tempo privandolo di senso. Il tempo è però un bene prezioso che non deve essere sprecato ma usato per la crescita intellettuale della persona, oltre che morale.

Ognuno ha potenzialità di miglioramento, ognuno deve crescere in conoscenza e quindi in consapevolezza. L’autodeterminazione dovrebbe essere il fine ultimo di ognuno di noi, il poter scegliere ma per arrivare a questo bisogna che la persona sia in grado di guardarsi attorno, di conoscere.

La patologia mentale è in grado di trascinarti nell’abisso della depressione, la stessa persona si percepisce come una malattia deambulante mentre è importante capire che l’uomo rimane tale a prescindere dal ritardo cognitivo, dai disturbi psichici e relazionali ed è verso questo uomo che vanno indirizzate le attività usando un linguaggio adeguato.

In questi ultimi tempi si assiste invece a distocici parti dell’umana fantasia alla ricerca di un qualcosa che abbia quel minimo di originalità per essere contrabbandata per “terapia” in grado di migliorare la vita dell’assistito. Ogni cosa è diventata curativa ed è bizzarro che venga portata avanti da individui che, a malapena, hanno conseguito il diploma di scuola superiore. L’agitazione di un panno colorato, che l’assistito sceglie istintivamente, al suono di una musica new age, viene insensatamente venduta agli enti preposti al pagamento per qualcosa di scientificamente interpretabile, salvo il fatto di lasciare le cose esattamente come stanno, ossia il nulla più totale. In questo campo, come in mille altri, c’è bisogno di professionalità. È ora di finirla con l’assistenza fai da te, patrocinata da camarille inventate apposta per disoccupati senza arte, al punto di arrivare persino a chiedersi chi tra due disagiati è quello che ha effettivo bisogno di essere aiutato psicologicamente.

Il prossimo lunedì avrà inizio il corso di disegno, niente di alternativo, nessuna arte terapia ma un semplice corso di arte grafica che fornirà le basi e le tecniche per sviluppare naturali competenze, delle quali spesso siamo inconsapevoli. L’arte come espressione, come tramite relazionale e, perché no, come possibile occupazione gratificante. Molti di noi non hanno avuto l’opportunità di essere inseriti in un ambiente in grado di sviluppare le doti intrinseche e la malattia mentale li ha doppiamente penalizzati. Questo corso di disegno cercherà di chiudere con il passato aprendo una porta verso il futuro.

Gabriella La Rovere

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