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Quando la gita scolastica diventa un incubo per il papà che accompagna il figlio autistico

Riceviamo  una lettera dal sig. Domenico Gialloreto di Francavilla al Mare (CH) che ancora una volta pone l’accento sulla questione della scarsa comunicazione tra le famiglie e la scuola. La sua esperienza introduce il tema della gita scolastica a cui tutti gli alunni anche quelli diversamente abili hanno diritto di partecipare. Ovviamente questi ultimi devono avere un accompagnatore. E spesso questa figura fondamentale per la partecipazione del ragazzo alla gita non si trova, assistenti e insegnanti di sostegno non sono disponibili, del resto nessuno li può costringere. E dunque si chiede a un genitore di accompagnare il proprio figlio. Per il sig. Domenico è stata un’esperienza negativa.  Un peccato perché può essere invece una bella esperienza, ad esempio per me lo è stata due anni fa con un Viaggio della Memoria suoi luoghi dove i nazisti hanno sterminato milioni di innocenti e poi un’altra gita a Milano e Torino.  Il motivo principale di questa bella riuscita è stata la sintonia, la complicità e anche la confidenza che si è creata con i professori che  accompagnavano le classi. E ovviamente la gentilezza e la disponibilità dei ragazzi nei confronti di mio figlio. A me nessuno dei prof mi ha mai detto : si senta libera di fare quello che vuole”.     


Buongiorno, seguo sempre i vostri articoli, sono anche io genitore di “ex-autistico” oggi di 22 anni.

Ho appena letto l’articolo della Sig.ra Petrungaro che riferisce sulle “difficoltà di comunicazione tra la scuola e la famiglia”, per me è ormai “acqua passata” ma devo dire che in realtà tali difficoltà non esistono: basta mettersi a disposizione delle varie scuole e attenersi a quanto dicono i dirigenti che devono far in modo che la macchina funzioni e vada avanti senza intoppi (soprattutto per la maggioranza).E in modo particolare che si assolva formalmente ai cosiddetti obblighi di legge.
Personalmente posso dire che, gli ultimi due anni di liceo, ho accompagnato mio figlio in due gite scolastiche. Il quarto anno siamo stati a Torino e tutto è andato decentemente (anche grazie alle tre insegnanti) , a me però sarebbe piaciuto partecipare all’organizzazione in modo da poter esprimere le esigenze di mio figlio; cosi chiesi, per il quinto anno, di poter “dire la mia”, al limite solo in sede di “gruppo H”.

Niente da fare.
Qualche mese prima della partenza ricevo un modulo di dichiarazione da firmare, in cui io autorizzo mio figlio a partecipare ad una gita: chi è l’accompagnatore di mio figlio? non si sa, o meglio, si è capito da tanto tempo…. (tra parentesi un genitore in gita è l’opposto dell’inclusione, è visto come un “intruso” da tutta la comitiva – studenti, insegnanti e autisti-). Il programma prevedeva la visita di Praga e Budapest: una vera maratona in pullman di circa 4000 Km, la maggior parte in viaggio, con visite delle città a ritmi agonistici. Perché tutti i ragazzi devono aderire ad un’iniziativa che, alla fine, si rivela faticosa per tutti? Cosi aderisco, verso la quota e, un mese prima vado a conoscere l’insegnante accompagnatrice, visto che non è della classe di mio figlio.

La prima volta che ci vediamo la sig.ra esordisce con un “si senta libero di fare come vuole in gita”, subito non do peso alla frase ma poi lei la ripete più volte, intuisco qualcosa che poi capisco, in pratica, il terzo giorno di gita a Praga. Infatti dopo più di 1.300 km (con sosta a Vienna) la mattina del terzo giorno a gambe levate bisognava girare Praga, i ragazzi (tutti) erano già stanchi, faccio notare la cosa alla prof. che mi risponde con la famosa frase: “si senta libero di fare come vuole…” ed aggiunge “non può mica pretendere che suo figlio faccia quello che fanno gli altri”.

Faccio notare la maleducazione e l’incompetenza ma la prof è davvero “in gamba”, e secondo me, non è stata scelta a caso, mi mette anche al corrente di aver “fatto dei corsi per il sostegno”. “Quindi che faccio prof, mi sento libero… me ne sto in albergo? riparto verso casa da solo con mio figlio?” Per farla breve, un altro giorno di gita viene speso in pullman da Praga a Budapest.Pranzo a Bratislava con “ottimi” piatti tipici (conditi con spezie varie e cipolla) si finisce per mangiare i grissini che avevo come “scorta” e quando, la sera arriviamo in hotel a Budapest altra cena “difficile”. Decisamente seccato, dico che secondo me, tutto ciò si poteva evitare, la stessa prof mi avvicina e dice: “la cena è stata servita, cosa posso fare se suo figlio non mangia come tutti?”. Questa è stata la mia esperienza con la “comunicazione” scuola-famiglia: la gita era stata organizzata dai vari consigli per “la maggioranza”, per il disabile ci pensi la famiglia e…: “si senta libero”.

Grazie e complimenti per la vostra attività.

Domenico Gialloreto

…Dimenticavo la scuola è il “liceo scientifico – A. Volta” di Francavilla al Mare (CH) sede staccata di Ortona (CH).

 

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