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Io padre di un bimbo autistico dico: “Tommy e gli altri” è la storia di tutti noi

Riceviamo una lettera dall’amico Franco Ripa di Meana che mercoledì scorso ha visto insieme a noi e ad altri genitori e amici la proiezione del film “Tommy e gli altri”  all’Auditorium della sede BNL Palazzo Orizzonte -Europa. Franco è un genitore attivo, un “combattente” che chiede e pretende che i diritti di suo figlio non vengano calpestati. Dalle istituzioni lui non vuole la luna  ma solo ciò che è lecito e giusto.  A scuola assistenti e docenti specializzati che sappiano relazionarsi con un bimbo autistico,  nel quartiere e nella città dove abita più spazi  a misura di autistico che però non siano ghetti ma luoghi aperti a tutti perché gli autistici (bambini e adulti) hanno diritto a una vita dignitosa e integrata nella società.  

 

Ieri ho visto un film; mi sono seduto, c’era lo schermo, c’è anche stata un’introduzione dell’autore; poi il film è iniziato, e subito è arrivato diretto al centro della mia vita; ho riconosciuto qualcosa, qualcosa di difficile da spiegare; poi le luci si sono riaccese, dibattito, saluti e via; ma a casa ho continuato a pensare, a ricordare quei segni che ho riconosciuto.

Avere un figlio autistico è come avere una lente di ingrandimento, tutto è smisurato; fatica, frustrazione, dolore, ma anche leggerezza, felicità, pienezza; il contatto con l’autismo mi ha insegnato a essere presente in ogni gesto che faccio con mio figlio, in ogni momento; è proprio questa presenza obbligata a dare una sensazione di leggerezza, di possibilità.

Ho ritrovato questo sguardo nel racconto di Gianluca Nicoletti, uno sguardo che solo l’esperienza diretta ti può dare; sono stato trasportato lontano dalla bellissima storia di una relazione tra un padre e un figlio; una relazione fatta di piccoli gesti, di un’intesa fortissima, di percezioni esatte di cose che nessun altro riesce a vedere, una relazione nella quale ci si conosce benissimo ma si lascia uno spazio per la sorpresa; una relazione che è più che intima, ma costruita sul  rispetto assoluto.

Spero di riuscire ad avere con mio figlio una relazione come quella che ci ha raccontato Gianluca, sono stato anche invidioso, ma ho ricevuto un’immagine possibile per i prossimi anni (mio figlio è più piccolo di Tommy); ho provato anche un dolore fisico, forte, quando ho visto a cosa ti può portare una conoscenza distorta, quando non riesci a incanalare le tue energie e ti perdi in meandri dolorosi: le camere iperbariche, gli integratori…

Quando vivi insieme a una persona con autismo, ti viene spontaneo fare dei paragoni, delle comparazioni: ma è più grave del mio? certo un po’ parla, però prende le medicine….

Ieri ho dimenticato i paragoni, e in tutte le storie, in tutti i gesti ho ritrovato quell’ unicità che ci danno i nostri figli; perché ci succede anche di riconoscere, di provare un’empatia istantanea: riconosci il tuo tempo, i tuoi pensieri, le tue giornate, riconosci la tua storia.

Sì, ci siamo anche noi in questo film, è anche la nostra storia; grazie Gianluca e grazie a tutti quelli che hanno reso possibile questo, dando voce a tutti noi.

Ci siamo, per costruire uno spazio per i nostri figli; se troveranno un loro spazio, tutti vivranno meglio, perché impareranno a essere presenti in ogni loro azione, come questo film racconta.

Una cosa non ho capito: si parla di un desiderio di scalare una montagna, ma vedendo le immagini è chiaro che Gianluca Nicoletti la sua montagna l’ha già scalata, è in cima, abbracciato al suo ragazzone riccioluto; dalla cima ci salutano, ci chiamano e ci portano con loro.

Franco Ripa di Meana

 

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