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L’autistico Tom il cieco, figlio di schiavi e pianista prodigioso


Nel 2013 Elton John ha scritto una ballata “The ballad of Blind Tom” dedicata ad un genio della musica, un vero cervello ribelle: Thomas Greene Wiggins, più noto come Tom il cieco. Nacque il 25 maggio 1849 da genitori schiavi in una piantagione della Georgia. Il Colonnello Bethune comprò padre, madre e due dei loro figli. Tom venne aggiunto come una specie di 3×2, il supplemento che il commerciante fa per ingraziarsi l’acquirente. Era un idiota, oltre che cieco, e a poco sarebbe servito.

La madre, come tutte le Mammy, faceva le pulizie nella Grande Casa dei Bethune e se lo portava appresso. I figli del Colonnello seguivano lezioni di pianoforte come si conviene ai rampolli di buona famiglia e Tom, seduto sulla sedia, li ascoltava. Un giorno riuscì a raggiungere il pianoforte e cominciò a suonare riproducendo in maniera perfetta ciò che aveva ascoltato per giorni e giorni. Fu messo alla prova con la complicità del maestro di piano perché sembrava strano che un idiota cieco e analfabeta conoscesse la musica. Gli furono fatti ascoltare diversi brani una sola volta e lui, senza alcuno sforzo, li riprodusse perfettamente.

La sua vita si trasformò, tutto a vantaggio del Colonnello Bethune che, da signore e padrone, ne divenne anche il tutore legale. Fece firmare ai genitori di Tom un accordo di cinque anni che, ovviamente, non venne rispettato. Tom si esibì in molte città degli Stati Uniti, anche davanti al presidente Buchanan e alla prima delegazione giapponese. Con lo scoppio della Guerra Civile, le sue esibizioni servirono a raccogliere fondi per la Confederazione.

Di lui parlò Mark Twain che lo vide suonare rimanendone tanto colpito da assistere allo stesso concerto per tre giorni consecutivi. “Ha tiranneggiato sulle emozioni della platea come un autocrate. Li ha spazzati via come una tempesta con i suoi pezzi sulla battaglia; li ha cullati con melodie tenere come quelle che sentiamo nei sogni; li ha rallegrati con altri che diffondevano attraverso l’aria incantata così felicemente e allegramente come la rivolta che i fanelli fanno nei boschi della California; e di tanto in tanto egli lanciava strane imitazioni dei motivi di arpe discordanti e di violini, e il gemito e il sibilo di cornamuse…E ogni volta che la platea applaudiva quando finiva un pezzo, questo innocente felice si univa e batteva le mani”.

Nel 1875 lo scrittore parlò ancora delle misteriose abilità di Tom in una lezione di ortografia “Ora c’è Tom il cieco, il prodigio musicale. Egli riproduce una parola secondo il suono che gli arriva all’orecchio. ed è un appassionato di ortografia. Quando gli dai una parola, lui la grida, mettendoci tutta l’anima in essa. Una volta l’ho sentito scandire orangutang davanti al pubblico. egli diceva “O, r-a-n-g, orang, g-e-r, ger, oranger, t-a-n-g, tang, orangger tang!”

La vita di Tom fu caratterizzata da diverse battaglie legali per averne la custodia. Attorno alla sua fama di diabolico musicista e compositore – perché un talento così non poteva che essere frutto del Male! – giravano tantissimi soldi: circa 50.000 dollari all’anno e di questi nessun centesimo raggiunse mai le tasche di Tom o dei suoi genitori. Morì il 13 giugno 1908, all’età di 59 anni, per un’ischemia cerebrale.

Di lui parlò anche Eduard Seguin, il medico francese autore nel 1866 di “Idiozia e il trattamento con il metodo psicologico”. Interessante la descrizione di Tom intento ad ascoltare un brano musicale nuovo: “Mostra la propria soddisfazione con il comportamento e cioè ridendo, inchinandosi, fregandosi ripetutamente le mani, il tutto alternato a un sorriso impacciato. Non appena comincia il nuovo motivo, Tom assume posizioni ridicole (con una gamba tesa, piroettando lentamente sull’altra)…lunghe giravolte…con l’aggiunta di movimenti spasmodici delle mani”

È proprio questa descrizione così particolareggiata che inserisce Tom nella schiera degli autistici, ancor prima che Kanner e Asperger ne tracciassero un profilo tipico indipendentemente l’uno dall’altro. Oliver Sacks ne parla nel suo libro “Un antropologo su Marte” includendolo nel gruppo dei Savants, di quel 10% degli autistici con ritardo mentale ma dotati di talenti straordinari, quei cervelli ribelli di cui ha tanto si parla e ancora siamo lontani dal capirli.

Gabriella La Rovere

 

 

 

 

 


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