Autismi & Autistici

Un blackout che spegne il mondo al cervello ribelle


Due giorni fa ha piovuto ma non il classico scroscio estivo che porta un minimo di refrigerio a notti sempre più bollenti e insonni, ma una vera tempesta tropicale con venti fortissimi, pioggia talmente fitta da rendere indistinti i contorni di alberi e case, grandine come neve e fulmini incalzanti che sembrava di essere a capodanno. Uno di questi ha preso in pieno uno dei pali che portano l’elettricità nelle varie frazioni ed è stato subito blackout. Che c’è di strano? Ce ne era stato uno nel 2003 e lo ricordo – ahimè – perfettamente.

Benedetta dorme da sempre con la luce accesa, fino a qualche anno fa anche con il televisore acceso. Come molte persone autistiche ha disturbi del sonno che le causano diversi risvegli notturni nei quali rimane a letto a chiacchierare usando le sue diverse voci. Un risultato ottenuto negli anni perché, come ogni altro essere umano, la maturazione psico-fisica avviene anche nelle persone autistiche seppur in tempo maggiore. Quando era più piccola mi costringeva a giocare, a stare sveglia con lei, spesso a vagare per la casa senza un attimo di riposo.

Quando alle 3.30 del 28 settembre 2003 la luce andò via in tutta Italia, quasi contemporaneamente si alzò un grido disperato «Mamma, non c’è luce!» Ricordo che inizialmente la tranquillizzai mettendo in atto tutta la serie standard di rimedi antipanico che da sempre comprendono grattini lungo il braccio, racconti della mia infanzia e qualche canzone degli anni 70. Non fu per niente facile, anzi fu una vera tragedia perché, quando fu chiaro che la luce non sarebbe tornata in tempo breve, Benedetta fu preda di una vera crisi di panico, difficile da gestire se ti trovi ad abitare in condominio. Non potevo metterla in macchina e cercare di addormentarla mentre vagavo per la città perché era buio pesto e lei era così terrorizzata da questo nero intenso che non le permetteva di distinguere chiaramente il mio volto che non riusciva a fare un passo senza lanciare grida disumane. In breve la disperazione prese anche me che non riuscivo a trovare un modo per far cessare il suo pianto senza sosta e le grida di accendere la luce. Alla fine, ma ormai era già l’alba, sopraggiunse la stanchezza e il sonno.

Il blackout di due giorni fa è durato quattro ore e Benedetta è adesso una giovane donna di 25 anni. L’interruzione della corrente, e quindi della possibilità di stare al computer, la manda in crisi ora come allora ma è un episodio di breve durata perché la sua attenzione viene subito sviata verso la lettura. Aver imparato a leggere e soprattutto a comprendere e apprezzare quello che si legge, è stato uno dei traguardi più importanti per lei. Nonostante la preoccupazione per la mancanza di elettricità, Benedetta mi ha letto uno dei libri della saga di Harry Potter per circa due ore, divertendosi spesso a modificare nomi e situazioni narrate con episodi della sua vita. Al termine ha messo mano al suo djembé e ha suonato per un’altra ora intanto che si preparava la cena. A tavola si è divertita a mangiare facendo finta di stare al campeggio illuminata da una lampada camping gaz, vero cimelio degli anni 80. Al momento di andare a letto è subentrata una piccola crisi ma anche questa facilmente superata con una torcia che le ha ricordato un episodio di Harry Potter.

Alle 21.30 un grido gioioso è risuonato in tutta casa «Mamma, è tornata la luce!”». Ieri mattina, entrando nella sua stanza, ho trovato nel suo letto una delle bambole di quando era bambina e questa immagine mi ha fatto tanta tenerezza.

Gabriella La Rovere

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