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Marina Viola da Boston: un’estate da sola con autistico al seguito

Abbiamo raccontato giorni fa cosa significasse “Estate con autistici”. Naturalmente ci riferivamo alla situazione nazionale, sperando e immaginando che altrove fosse tutto più semplice. Marina Viola ci scrive da Boston facendo tracollare ogni nostra speranza di possibile isole felici. La felicità non dipende dalla latitudine, stare in un bel posto aiuta, ma il problema ce lo portiamo sempre dentro, inutile pensare di sfuggirne…Il decalogo finale redatto da Marina ne è prova inoppugnabile…


Mia mamma e le mie sorelle hanno cominciato a dirmelo a maggio: “Quest’estate non stare da sola con Luca in campagna per tanto tempo, che ogni anno diventi pazza!”, e io da maggio dico di sì, ma poi non le ascolto. Luca all’apparenza è una persona talmente docile, relativamente facile da gestire, che mi illudo sempre che sia io che dopo un po’ divento matta a stare qui tra i boschi, anche se poi dico sempre che è colpa sua. In parte è vero. Qui è tutto molto bello: la natura, il silenzio, il clima sempre secco e mai troppo caldo, la nostra casetta di legno che sembra quella di Hansel e Gretel. Manca solo il contatto umano con persone che riescono a comunicare in modo, come dire, tradizionale.

Malgrado le raccomandazioni della mia famiglia, anche quest’anno mi ritrovo sola con Luca: mia figlia Sofia che ha diciassette anni, lavora in un ristorante vietnamita, per tirare su un po’ di soldi prima di partire per il college a settembre, Emma, di dieci, è al mare con un’amica e comunque odia stare qui perché si annoia mortalmente, e non la posso biasimare. Mio marito invece ha quattro settimane di ferie, ma qui negli Stati Uniti non se ne può prendere più di una per volta e quindi va e viene quando può. Come se non fosse abbastanza avere un ventenne autistico a bassissimo funzionamento, poi, questa volta sono anche in compagnia di Gus, un pitbull di 4 mesi, molto dolce, che ama correre come un pazzo, mordere ogni cosa che trova, dormire nel lettone e fare i propri bisogni in casa, se necessario, senza alcun apparente senso di colpa.

Oggi marca l’ottavo giorno che ho lasciato la città e sono arrivata nel nostro bosco. Degli otto giorni, tre li ho passati in compagnia di mio marito, e il resto da sola con Luca e Gus. Come gli anni passati, i primi quattro giorni sono andati benissimo: Luca è contento di non far niente – anche se lo obbligo a fare due passeggiate al giorno per via del cane – e di stare da solo con me, essendo io una delle sue tre ossessioni (le altre due sono le cover più orrende di Fly Me To The Moon su Youtube e un video in polacco di un cartone animato americano). Ieri sera invece ha cominciato a dare segni di insofferenza: ad un tratto è diventato estremamente agitato e a camminare nervosamente avanti e indietro per la stanza. Fortunatamente non è ancora diventato aggressivo nei miei confronti, come gli altri anni. Gli ho dato una pastiglia di melatonina e dopo una mezz’oretta dormiva tranquillo. Ma siamo solo all’inizio della settimana. Rimarremo qui fino a domenica prossima, perché a luglio la sua scuola è aperta, e le prossime tre settimane le passerà nel suo posto preferito al mondo: Crossroads School For Children, che frequenta ormai da quasi undici anni e che ama perché è una specie di oasi per persone autistiche come lui.

Ogni esperienza, anche se simile di anno in anno, è sempre uno spunto per imparare qualcosa di nuovo rispetto agli anni precedenti. Quest’anno, per esempio, ho imparato alcune cose importanti:

  • un ventenne autistico e un cucciolo pitbull di quattro mesi hanno un’energia completamente diversa
  • quando mi metto di buzzo buono, pulisco il bagno che non c’è più neanche un germe
  • oggi ho parlato con una formica, perché con qualcuno devo pure sfogarmi
  • se sette anni fa hai fatto uno scrub con il limone e con lo zucchero seguendo una ricetta su Google, devi buttarlo via perché credo sia tossico
  • i cani mangiano animali morti trovati nel prato. Credo che fosse una rana, ma non sono sicura. Fatto sta che non lo bacerò mai più
  • sale in me un’incomprensibile voglia di sangue quando qualcuno mi chiede: “cosa fai quest’estate?”
  • le salsicce cosiddette Italian che vendono al supermercato, se cotte sulla griglia, sanno di cimici, ma a Gus piacciono comunque
  • malgrado le enormi lacune, Luca ha un sesto senso: anche se è nell’altra stanza con la porta chiusa, sente che mi sono legata i capelli e corre in sala per dirmi OFF! OFF!
  • ho pensato che se mi si dovesse per caso rompere il telefono, moriamo qui, nella foresta
  • dopo 284696 volte che si ascolta una cover di Fly Me To The Moon viene la nausea
  • non è tanto il caldo, è più l’umidità. Infatti dormiamo ancora con il piumone
  • agli orsi della zona piace molto la nostra pattumiera, che vengono a mangiare la mattina verso le sei. Il problema è che poi lasciano tutto in giro: come si fa a insegnare a un orso a riciclare?
  • reggo benissimo l’alcol, dalla birretta al bourbon americano.

Marina Viola

marinaliena

Leggi Pensieri e Parole, il mio blog:
http://pensierieparola.blogspot.com
Marina Viola porta il quaranta di scarpe. Vive a Boston e ci fa il diario di quella che pensiamo essere l’ altra parte della luna. Che significa per noi autistici vivere negli Stati Uniti? Potete farle anche domande….

 

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