Scuola & Tempo

Il bambolotto Tommy che torna dal passato…

Mi ha scritto una sconosciuta su Twitter mandandomi questa foto ” Ho ritrovato in casa dei miei genitori mio antico bambolotto preferito, che ora passa a mia figlia. Identico a Tommaso! Ecco perché cambierà nome: non più Marco (come il compagnuccio delle elementari per il quale avevo una cotta) ma, appunto, Tommy.” In effetti il bambolotto, oltre che alla bambola assassina, somiglia veramente a Tommy e questo già era curioso. Più curioso però era secondo me il fatto che questa donna mi scrivesse che in nome di questa somiglianza avesse ribattezzato il pupazzo della sua infanzia. Ho chiesto di saperne di più…Eccomi accontentato. Il cambio di nome è un espediente per soffocare il ricordo di un primo amore. Il racconto è veramente divertente…(gn)


Marco era bellissimo, consapevole di esserlo e dunque straordinariamente vanitoso per essere un maschio. Una volta, durante una lezione di geografia sul Veneto, la maestra citò Belluno e lui, indicando se stesso, cominciò a sbruffoneggiare “bell’uno, bell’uno”. Aveva folti capelli castani e ricci e occhi celesti che wow. Neanche a dirlo, tutte noi avevano una cotta per lui. Io però ero abbastanza poco bella e consapevole di esserlo, quindi solo in quinta elementare qualcosa si sbloccò tra me e lui, ma senza portare mai a qualcosa di decisivo.

Comunque, quando ero in terza ed erano già anni che mi struggevo per il mio grande sogno d’amore, non ricordo chi – forse un cugino di papà, ma non ci giurerei – mi regalò un bellissimo bambolotto, brandless, irresistibilmente ciccioso, folti capelli castani e ricci fatti di lana, salopette da baby bricconcello e grandi occhi celesti. Ci mise un secondo a diventare il mio bambolotto preferito. Ora, io all’epoca avevo capito che i bambini escono dalla pancia della mamma: dopo di me mia madre aveva avuto due gravidanze, la seconda portata festosamente a termine nell’anno del mio sesto compleanno. Quindi sulla delivery la faccenda mi era abbastanza chiara. Era sul come i bambini entrano nella pancia della mamma che le idee erano invece alquanto nebulose.

Io l’avevo risolta così: siccome mia mamma mi aveva detto che i bambini nascono dalle donne dopo il matrimonio, io mi immaginavo che nello stesso istante in cui la donna in chiesa diceva “lo voglio” rimaneva incinta di tutti i suoi figli. Poi, ogni tanto, i dottori le aprivano la pancia e ne prendevano uno. Infatti io non ero contentissima che avessero scelto prima me di mio fratello, ma pazienza. Così, ovviamente, nei miei giochi solitari io immaginavo di sposare Marco e che nello stesso istante in cui io dicevo sì rimanevo incinta di lui. Dopo qualche mese, i dottori mi aprivano la pancia e usciva il mio bambolotto. Poi in casa mia arrivarono le telenovelas. E lì il primo intoppo: tutte, tutte, tutte rimanevano incinte senza essere sposate. Come? Mi risposi: sarà perché si baciano troppo. E allora il gioco diventò: io rimanevo incinta di Marco, ma lui non lo sapeva e partiva per un viaggio; dopo nove mesi io avevo un bambino e decidevo di chiamarlo Marco come lui; quando finalmente, anni dopo, io e Marco senior ci ritrovavano, io gli rivelavo la verità su suo figlio.

Un delirio infantile meraviglioso, che mi è tornato alla mente qualche giorno fa mentre ero a far visita ai miei. Mia mamma ha riesumato da non so bene quale polverosa cesta dei giochi il mio primo bimbo, Marco il bambolotto, e lo ha ripulito per darlo a mia figlia. Io, felice di ritrovarlo, ne sono rimasta folgorata: perché il mio antico bambolotto preferito non è più il ritratto del mio amore di un tempo, ma la copia conforme di un altro giovane bello bello bello in modo assurdo ma, credo, estraneo a ogni forma di vanità. Il mio bambolotto somiglia infatti in maniera impressionante a Tommaso Nicoletti, il Tommy nazionale, guru del Movimento penso mondiale dei Teppautistici, di cui da anni seguo le gesta essendo radio-fissata con suo padre, Gianluca. Ecco perché mia figlia erediterà un bambolotto di nome Tommy, e non Marco. Tributo doveroso, mi sembra. Però prometto che un giorno le racconterò dei miei torbidi trascorsi di ex ragazza madre immaginaria. Lo giuro.

Maria

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