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Basta giocare sulla pelle dei disabili: solo prof di sostegno specializzati


Reduce da un GLH deprimente a scuola di mio figlio autistico Tommy, sul quale stendo un velo pietoso,  sento il dovere di segnalare un articolo recentissimo apparso sul sito “La Tecnica della Scuola” che riapre ferite mai rimarginate alla nutrita schiera dei genitori di alunni diversamente abili di ogni ordine e grado. L’articolo prende spunto dalla sentenza la sentenza pilota n. 2023 del Consiglio di Stato che in merito a disabilità e insegnamento di sostegno stabilisce “una volta per tutte le priorità della questione”. Infatti, nella sentenza si esplicita che “l’attività degli insegnanti di sostegno comporta evidenti vantaggi non solo per i disabili, ma anche per le famiglie e per la società nel suo complesso”. Ergo si sottolinea chiaro e tondo che “le posizioni degli alunni disabili devono prevalere sulle esigenze di natura finanziaria“.Su questo versante sembra che molte scuole facciano orecchie da mercante. Per cui, ad esempio, s’ignorano le richieste del monte ore di sostegno che vengono decurtate spesso della metà di quelle richieste.I genitori sono costretti a fare addirittura ricorsi al giudice preventivi per assicurarsi le ore di sostegno giuste.

In realtà il problema è che mancano i docenti specializzati anche perché come spiega il direttore scientifico dell’I.Ri.Fo.R. dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Gianluca Rapisarda, “il ruolo del sostegno è spesso ricoperto solo per comodità: il 40% di loro sono, cioè, docenti ‘in deroga’, con incarichi precari e neanche abilitati al sostegno”. In pratica il Ministero, in questi anni, ha dato la possibilità, in caso di esaurimento delle graduatorie dei docenti specializzati, di coprire i posti sul sostegno ad insegnanti non abilitati iscritti nelle “graduatorie di Circolo e di Istituto, od a quelli di classi di concorso in esubero”’ o che sono in ‘assegnazione provvisoria’”.

Anche per questo motivo, circa l’8% alla scuola primaria e il 5% alla secondaria, le famiglie ricorrono all’autorità giudiziaria per ottenere quel che gli spetta. In base ai dati del Ministero 2016-2017, i docenti di sostegno complessivamente sono 124.572, di cui 28.092 in deroga, per 224.509 alunni disabili. Il problema sta infatti nel numero di docenti specializzati fra quelli in deroga, in quanto si tratta di supplenze assegnate nel corso dell’anno.

Lo scorso anno la situazione si è complicata perché  è stata data la possibilità ai docenti non specializzati di evitare il trasferimento e restare vicino casa, potendo optare sui posti di sostegno disponibili. Ergo ci sono centinaia e più posti di sostegno occupati da chi non possiede nessun titolo di specializzazione, mentre insegnanti specializzati sul sostegno sono finiti ad occupare cattedre decisamente distanti dalle proprie esperienze e formazione.

Insomma l’auspicio è che il Miur si attrnga alla sentenza del Consiglio di Stato. Quello che si chiede è soprattutto un corpo di docenti di sostegno veramente specializzati in grado di poter agevolare “l’inserimento e l’integrazione nella scuola degli studenti disabili evitando la segregazione, la solitudine, l’isolamento”, Lo hanno scritto i giudici della Sesta Sezione del Consiglio di Stato, presieduta da Luigi Maruotti. Il concetto è forte: i docenti di sostegno rivestono un ruolo di importanza fondamentale “anche per la società nel suo complesso, perché rendono possibili il recupero e la socializzazione”. E “ciò in prospettiva consente ai disabili di dare anche il loro contributo alla società”. Parole sante!

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