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Al supermercato con una figlia autistica


Un vecchio detto popolare recita “Figli piccoli, problemi piccoli; figli grandi, problemi grandi”. Chi è genitore di una persona autistica il proverbio è solo uno dei tanti modi di dire che non rispecchia minimamente il nostro quotidiano  facendoci sentire, anche sotto questo aspetto, una razza a parte. È vero che molti dei comportamenti oppositivi che ci fanno tanto vergognare, non si manifestano così frequentemente. Non così spesso, appunto! La crescita e la maturazione della persona autistica portano all’evoluzione del cosiddetto comportamento-problema arricchendosi di sfumature che ci fanno immancabilmente desiderare di fare un viaggio di sola andata su un’isola sperduta nell’oceano.

Il supermercato è il luogo deputato alla verifica delle nostre doti di resistenza psicologica, di prontezza di spirito, di capacità di trasformare un elemento potenzialmente negativo in positivo senza lasciarsi trascinare dalle emozioni. Se ci fosse una competizione a livello mondiale, sono certa che potrei piazzarmi tra i primi dieci!

Tutto inizia con la frase che viene buttata lì quasi a caso “Oggi andiamo al supermercato!”. Dentro di te daresti tutto quello che possiedi per non portarti tua figlia…magari un’altra volta quando hai solo due cose da comprare e neanche così importanti. Sai perfettamente che basterà un nonnulla per trasformare un’incombenza più o meno quotidiana in un’impresa alla Indiana Jones. Per far sì che tutto proceda bene, cerchi di essere spiritosa, sorridente, in una parola: positiva.

L’ingresso al supermercato vuol dire catecolamine e cortisolo a palla, attenzione al massimo per evitare le situazioni che possono trasformare tua figlia nel più turpe degli scaricatori di porto (la categoria non me ne voglia!). Se anche hai scritto su un foglietto quello che ti occorre, devi affidarti alla memoria, non hai tempo di leggerlo, non ci sono gli occhiali giusti, devi comunque camminare a passo svelto e contemporaneamente chiacchierare con lei, rispondere alla sue domande, sempre le stesse quando il suo livello di ansia cresce a dismisura. Pensi, cammini, parli e le tue mani afferrano al volo quello che occorre con gesti automatici.

Di solito fai la spesa nei soliti supermercati perché hai memorizzato ogni corridoio e ogni volta migliori il tuo record con la minima attesa alle casse. Talvolta succede che lo schema venga modificato e questo rappresenta un rischio che devi essere pronta a superare sempre sorridendo “Tanto non mi serve!” è la frase standard quando non hai trovato quello che ti occorre al primo tentativo.

Continuando a parlare e a sorridere, guardi rapidamente tutte le casse per scegliere quella che sembra più rapida. È inutile pensare che qualcuno di buon cuore ti faccia passare. Sono tutti impegnatissimi, hanno i minuti contati, anche e soprattutto le persone anziane che, dopo la spesa, passano diverse ore a controllare la progressione dei vari cantieri stradali.

Indovinare la cassa giusta è come alla roulette russa ma talvolta sei fortunata. Pochi giorni fa al momento di pagare quelle quattro cose che avevo afferrato senza smettere di parlare, rispondere, essere sorridente, la cassiera mi ha suggerito di aggiungere pochi euro perché avrei potuto usufruire del forte sconto proposto per quella settimana.«Vabbé…non fa niente!» le ho detto sorridendo. «Vado io a prenderle qualcosa…vanno bene i surgelati?» «Sì, grazie!» e già mi sentivo stupidamente in colpa perché si era formata la fila di persone impegnatissime alla cassa.

È tornata con due scatole di gelati, quelli fra due biscotti. Non era stata una scelta a caso, doveva avere una certa esperienza diretta o indiretta. L’ho ringraziata e l’avrei abbracciata perché mi sono sentita compresa, senza quel pietismo che a distanza di 25 anni mi fa ancora arrabbiare. Questo piccolo siparietto quotidiano per dire grazie, sì proprio a te gentile cassiera perché  il tuo gesto, così semplice e solidale ha fatto sì che nella nostra giornata continuasse a risplendere il sole.

Gabriella La Rovere

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