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Potrebbe essere finita l’ epoca dei rapinatori  del parcheggio per disabili.  La Corte di Cassazione ha sentenziato che l’ occupazione abusiva dello stallo dato in concessione a una persona disabile corrisponde al reato di “violenza privata”. L’occupatore abusivo è stato condannato a quattro mesi di carcere e al risarcimento dei danni alla sua vittima.

 La vicenda  sulla quale la quinta sezione penale della Suprema Corte ha messo la parola fine inizia nel 2009, la racconta oggi “Repubblica” nei particolari: “Una mattina la donna, rientrando a casa con un’amica, aveva trovato il suo posto occupato. Erano circa le 10.30. Giuseppina era stanca — ha problemi fisici gravi — non vedeva l’ora di riposare un po’. Peccato che il posto riservato alla sua auto fosse occupato. È iniziata così la trafila che i disabili conoscono fin troppo bene: diverse chiamate alla polizia municipale che, però, non poteva intervenire perché, questa la risposta che le fu data, «tutti gli agenti erano impegnati in una riunione con il comandante».
Passano ore. La donna, ormai fisicamente provata, va dai carabinieri di zona. Nemmeno loro possono fare granché se non inoltrare la richiesta ai vigili. Insomma una giornata nera che si conclude solo alle 2.30 del mattino, quando la macchina viene finalmente caricata sul carro attrezzi e portata via.

Giuseppina se la prende. Quel disinteresse offende lei, la sua malattia e la civiltà. E così decide di querelare il proprietario della macchina. Chissà che magari la sua esperienza non possa servire da lezione.
È l’inizio di un lunghissimo iter processuale. L’uomo prova a difendersi dicendo che la macchina era sì intestata a lui, ma che in quei giorni la stava utilizzando suo figlio.

La sua versione però non convince i magistrati: non c’è prova che l’auto sia stata parcheggiata nel posto di Giuseppina da suo figlio o da sua nuora. In primo grado, il 63enne viene condannato a quattro mesi dal giudice monocratico di Palermo. Sentenza che viene confermata in appello. Milano non si arrende e decide di ricorrere per Cassazione. Anche a piazza Cavour ribadisce le stesse giustificazioni: non può essere condannato perché non è stato lui a parcheggiare lì. Niente da fare. Gli ermellini confermano: 4 mesi per violenza privata.”

Noi che qui scriviamo da anni abbiamo cercato di sensibilizzare le coscienze su fatto che l’occupazione del parcheggio di un disabile equivalesse a un furto. Abbiamo cercato di seguire la via della persuasione, con la campagna civile del “Dissuasore Tommy”, segnalando con un allarme sonoro ai “distratti parcheggiatori” che quel posto era destinato a una persona con molti più problemi della loro fretta di andare da qualche parte per urgentissimi problemi di lavoro…”

LEGGI LA STORIA DEL “DISSUASORE TOMMY”

Onestamente anche i nostri “dissuasori” li vediamo ogni giorno schiacciati dalle ruote di macchine altrui, quasi con la spocchia di chi aveva la certezza dell’ impunità…Oggi forse a fronte di una condanna penale che prevede l’ arresto qualche pensierino i rapinatori di parcheggio lo faranno.


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