Terapie & Ricerca

La famiglia “impara” col teppautistico. La “terapia mediata”, al Bambino Gesù

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Le luci blu si sono ormai tutte spente ed è doveroso, oltre che naturale, chiedersi cosa resti. Cosa ne rimane dei proclami, delle celebrazioni, delle commozioni e delle belle idee che, per un paio di giorni o poco più, sono circolate in ogni dove, spalmandosi anche sui media generalmente disattenti, se non indifferenti, agli autismi vari? Nella ricerca di qualcosa di duraturo, di un messaggio o di una suggestione, di un suggerimento o di un progetto che anche oggi, domani o dopodomani possa essere utile a chi l’autismo ce l’ha in casa, ci siamo imbattuti in questa iniziativa certamente seria e “scientifica”: arriva dal Bambin Gesù e si chiama “terapia mediata”. A questa, i medici e gli studiosi dell’ospedale pediatrico e dell’Aira hanno deciso di dedicare la giornata di quest’anno, che hanno anticipato con un convegno che si è svolto a Roma qualche giorni prima del fatidico due aprile, in collaborazione con Stella Maris, ISS, ReTe e AIRA.

Innanzitutto ci ricordano, gli studiosi, cosa sia l’autismo e quali siano le cifre approssimative:

I disturbi dello spettro autistico (DSA) sono caratterizzati da una organizzazione atipica di alcune aree del cervello che si manifesta in età precoce, tra i 18 e i 36 mesi. Hanno una prevalenza, secondo alcuni studi, di 1 ogni 68 bambini. In Italia è un fenomeno che riguarda circa 500mila famiglie. Le persone autistiche presentano, in generale, una difficoltà nelle interazioni sociali reciproche e nella comunicazione, oltre a una particolare attenzione per alcuni stimoli sensoriali, una predisposizione a comportamenti ripetitivi e routine rigide.

E ci ricordano un altro fatto molto importante, che a qualcuno pare sfuggire, se tante fantaterapie sono proposte in vendita (o in regalo) a teppautistici e famiglie:

Non esiste una cura che consenta di guarire dall’autismo

Esistono però, questo sì, trattamenti riabilitativi, come il parent training, che migliorano significativamente la sintomatologia e la qualità di vita. Ma cos’è questo parent training e in cosa consiste?

Con questa espressione ci si riferisce a due tipologie distinte di intervento: il sostegno genitoriale e la terapia mediata dai genitori. Nel primo caso il bambino non partecipa agli incontri tra genitori e terapeuta. Lo scopo principale, in questo caso, è il sostegno emotivo ai genitori e il trasferimento di informazioni utili.


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L’attenzione viene però puntata quest’anno sulla seconda forma di “parent training”: la terapia “mediata” dai genitori, appunto. E’ una tecnica di parent coaching che consente ai genitori di interagire nel modo più efficace possibile col figlio autistico. Si svolge attraverso vere e proprie sedute familiari, i cui è coinvolto anche il bambino. E il beneficio di questa tecnica si riverbera su tutto il nucleo familiare. Ed ecco cosa ne dice Stefano Vicari, vera istituzione in materia di autismo, responsabile della neuropsichiatria infantile del Bambino Gesù:

vicari 3Spesso si parla di parent training in maniera indistinta. Oggi si sa che gli interventi di sostegno genitoriale aiutano i genitori, ma non ci sono prove che aiutino anche il bambino. Per quanto riguarda la terapia mediata, invece, iniziano a esserci dati in letteratura scientifica che ne attestano l’efficacia non solo sui genitori, ma soprattutto sul bambino.

La terapia mediata dai genitori aiuta il bambino a raggiungere quelle 20/25 ore di occasioni di apprendimento a settimana che sono la quantità necessaria, soprattutto in età prescolare, affinché i miglioramenti della condizione siano significativi e duraturi nel tempo. Un elemento che, anche alla luce dell’inserimento dell’autismo nei nuovi Lea, ne potrebbe aumentare la sostenibilità economica, oltre che l’efficacia.

Questa “terapia mediata” viene proposta e svolta presso lo stesso Bambino Gesù, fin dall’età prescolare. Il percorso dura 6 mesi: si inizia con una seduta e settimana e si finisce con una cadenza mensile. Il trattamento consente di costruire, in un arco limitato di tempo, un’interazione tra genitori e figlio che favorisce lo sviluppo delle competenze sociali e comunicative nel bambino, aumenta il senso di autoefficacia dei genitori e riduce lo stress

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