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Sarebbe bene che le associazioni che hanno come scopo dichiarato l’occuparsi di autistici non prestino il fianco a strumentalizzazioni che possano riportare a qualsiasi tipo di ideologia o colorazione politica. A suo tempo siamo stati tutti d’accordo sull’inopportunità di un comunicato Angsa che dava alle famiglie indicazioni di voto sul referendum, per la stessa ragione oggi offriamo alla riflessione di chi ci legge l’articolo che riportiamo per intero e che abbiamo ripreso dal sito Gayburg. Non giova al lavoro quotidiano che molti di noi fanno per un progresso civile e culturale rispetta la neurodiversità leggere che associazioni che hanno nell’intestazione la parola “autismo” in realtà perseguano scopi diversi dal cercare di emancipare i nostri figli da una condizione di esclusione sociale, come in questo caso sostenere una battaglia sulla questione del  cosidetto “gender” o si facciano seguaci di “terapie riparative” sull’omosessualità.

riparativa

Non entriamo in merito alle scelte ideologiche di nessuno, ma non possiamo fare a meno di sottolineare come uno dei nostri maggiori ostacoli sia proprio l’incultura scientifica e la superstiziosa ignoranza che ancora alimenta l’ opinione generale nel nostro paese. Come è una fantacazzata madornale attribuire l’autismo a comportamenti “poco femminili” nelle madri che non sanno essere tali, è altrettanto retrogrado e scientificamente abominevole diffondere il pregiudizio che l’attrazione sessuale e sentimentale tra persone dello stesso genere sia una malattia, curabile tra l’altro  con “terapie riparative” a base di sermoni, preghiere e magari esorcismi, che a parte la ridicolaggine non hanno nessuna evidenza scientifica. Non dovremmo essere  bersaglio di critiche come quella, legittima, qui sotto riportata. Nella già enorme confusione generale riguardo all’autismo, non è corretto usare i nostri figli come paravento per nostre personali battaglie politiche. (GN)


Ecco chi c’è dietro la Veneto Autismo, la onlus che usa fondi pubblici per promuovere Gianfranco Amato e le “terapie riparative”

(Tratto dal sito gayburg)

«Veneto autismo nasce dall’esperienza di Maria Chiara Nordio e Nicola Pasqualato». Recita così l’introduzione presente sulla pagina Facebook di quella sedicente associazione che nel nome dei bambini autistici promuoverà l’odio omofobico di Gianfranco Amato e le fantomatiche “terapie riparative” di Luca di Tolve attraverso un convegno politico sponsorizzato da La Croce di Mario Adinolfi, i Giuristi per la vita di Gianfranco Amato e il partito di Mario Adinoldfi e Gianfranco Amato. Una vergogna, è vero, ma difficilmente sarebbe potuto essere altrimenti dato che la “onlus” in questione è guidata da due rappresentanti politici proprio del partito di Mario Adinolfi e di Gianfranco Amato.
Lei è la tizia che affianca Gianfranco Amato durante i suoi comizi Facebook, nonché l’ideatrice di libretti di promozione omofoba destinati ai bambini. Lui è è l’esponente del Popolo della famiglia di Treviso che voleva vietare lo yoga perché da lui ritenuta una «disciplina satanica e pericolosa per la salvezza dei bravi cristiani». Entrambi si dichiarano discepoli di Silvana de Mari e spergiurano che «vi innamorerete di questa donna quando la sentirete spiegare la Verità su omo-erotismo, sacerdoti tiepidi, Onu, massoneria DSM e lobby lgbt».

Si può sfogliare l’intera pagina della “Venetoautismonlus” per poter facilmente constatare di essere dinnanzi ad una pagina politica che nulla pare aver a che fare con l’autismo. Ci sono svariati video del Paopolo della famiglia, innumerevoli immagini di Gianfranco Amato e Luca di Tolve, qualche frase di Mario Adinolfi sui nazisti e persino frasi autoreferenziali in cui Pasqualato sostiene che:

L’ideologia del Politicamente Corretto (fondato sulla negazione delle differenze fra il buono ed il deleterio), colpisce anche le neuro diversità e coloro che pensano a priori e dogmaticamente, che in nessuna di esse via sia un disturbo da correggere ma che il problema sia sempre e solo nel mondo che le circonda.

E qui i casi sono due: o se la sta prendendo con quei gay che lui definisce malati, o sta suggerendo che suo figlio autistico debba essere visto come una persona «disturbata» che necessita di «correzione» mentre il mondo deve fregarsene di lui. In entrambi i casi si sarebbe dinnanzi a proclami da voltastomaco.

Pare difficile anche non osservare che se si visitano altre pagine di onlus che si occupano di autismo, quelle pagine sono colme di foografiche che mostrano ragazzi e di attività, non certo di simboli politici legati al patito di Mario Adinolfi o alle liste di Matteo Salvini.
E non va certo sul sito dell’associazione, dove ad attenderci c’è una pagina di promozione del solito comizio omofobo di Amato e Di Tolve. Solo cliccando su un link si finisce in una pagina ospitata su un server gratuito di Google che risulta stracolma di pulsanti per donare il proprio denaro ai due politici. C’è l’Iban, il pagamento tramite PayPal e persino la possibilità di donare il proprio 5 per mille ai adinolfiniani che organizzano incontri pubblici per promuovere fantomatiche “terapie riparative” dell’omosessualitù.
Risulta molti atipico il fatto che quel codice fiscale non risulti presente sui motori di ricerca e neppure nell’elenco Onlus dell’Agenzia delle Entrate (aggiornato al 27 febbraio 2017).

Continuando la navigazione, scopriamo anche che l’associazione viene utilizzata anche per vendere i libretti “no-gender” scritti dalla signora Maria Chiara Nordio, nonostante paia difficile comprendere in che modo la promozione dell’odio dovrebbe aver qualcosa a che fare con le finalità di una onlus che gode di sgravi fiscali perché dovrebbe occuparsi del benessere dei bambini autistici. Ed ancora, si può scoprire anche che la signora Maria Chiara Nordio risulta una dei due componenti che lavorano nell’associazione, anche se il conflitto di interessi pare ipotizzabile dato che la signora sembrerebbe incline a sfruttare la malattia del figlio per vendere i suoi libretti e fare propaganda politica esentasse.

Al limite del ridicolo è poi uno statuto in cui si sostiene che l’associazione «assume la forma giuridica di associazione apartitica e aconfessionale». Peccato sia evidente che si sia dinnanzi ad una realtà sfruttata per la promozione partitica e confessionale del partito di Adinolfi.
All’articolo 5 affermano che «l’associazione non ha scopo di lucro e persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale con l’obiettivo di promuovere le buone prassi nel trattamento dei distrubi legati al disordine dello spettro autistico e i disordini mentali contemplati nel DSM». Ma tanto basta a osservare che in quelle finalità non dovrebbe rientrare la vendita dei libretti “no-gender” e la promozione di fantomatiche “cure” per l’omosessualità.

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