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“Andrò a Napoli comunque perchè devo incontrare una delegazione di genitori di autistici che rischiano di rimanere in mezzo alla strada.” Non vogliamo entrare nel merito delle polemiche sul comizio di Matteo Salvini nel capoluogo partenopeo, certo colpisce che tra le forti motivazioni che spingono il leader leghista ad andare, citi proprio l’ascolto di famiglie di autistici. La politica si ricorda dell’autismo: quando promette, quasi sempre in campagna elettorale alla ricerca di consensi; quando viene sollecitata, da proteste e da disperazione, a mantenere; raramente ( ma ci sono casi per fortuna di rappresentanti onesti e illuminati) partecipa con sincera convinzione impegno alle nostre battaglie per i diritti. Il miracolo avviene, però, in vista del 2 aprile, allora tutto l’arco costituzionale insieme si unisce, illuminato da una luce blu, a contendersi l’associazione per mostrarsi attento e sensibile alle problematiche dell’autismo.

Perfino oltreoceano l’autismo è entrato nella sfida mediatica tra la Clinton e Trump, pronto ad istituire la sua fantasiosa commissione che tenterà, contro tutta la comunità scientifica internazionale, di provare la bufala del secolo del legame tra autismo e vaccini.

Il tema degli autistici lungo la via per la Casa Bianca

Quindi bisogna giubilare perchè noi autistici, pur ancora senza identità specifiche per la legge, senza strutture dove fare terapie, senza reali programmi di inclusione scolastica, senza certezze per il futuro, abbiamo ritrovato un peso politico.

Forse, dato il numero in aumento, si comincia a considerare il voto degli autistici ( a cui arriva regolare la scheda elettorale) e delle loro famiglie, determinante nelle confuse percentuali elettorali?

Verrà un giorno che anche gli autistici avranno un peso politico

Nel 2015 citammo in un pezzo in cui ci domandavamo proprio se un giorno anche gli autistici avessero avuto il proprio peso politico,  il saggio di John J. Pitney “The politics of autism”, in particolare in questo passaggio:

Nella sua prefazione Pitney dichiara che gli autistici finora hanno avuto un ruolo quasi inesistente nel dibattito politico ma le cose stanno cambiando perché le nuove generazioni di autistici che hanno fatto, appunto, un giusto percorso terapeutico nell’infanzia e programmi educativi specifici avranno sempre più strumenti per poter diventare soggetti attivi nella società. “Non per caso assistiamo a un incremento di persone con problemi di autismo che frequentano i college – dice Pitney – Ci sono studenti autistici anche al Claremont Colleges. Ma se non imbocchiamo le strade giuste per conoscere veramente le persone con autismo, questi non potranno ricevere gli aiuti di cui hanno bisogno. E di conseguenza non saranno mai capaci di contribuire in prima persona al dibattito politico”. Il professore, infatti, è fortemente convinto che se più persone con sindrome autistica riusciranno a entrare nei settori chiave della politica … “Nel prossimo futuro si sapranno difendere da loro stessi”.

Durante le amministrative del 2016 provammo, spinti anche da queste timide illusioni a interrogare i candidati sindaci sulle loro proposte per noi autistici. Alcuni mantennero la costante indifferenza, a fatica qualcuno rispose, ma al momento nessuno ha messo in pratica nulla.

La parola autismo è rientrata nelle bocca dei politici spesso anche come insulto nel dibattito parlamentare per offendere l’avversario, questa settimana abbiamo notato che è moda anche francese.

Fillon tre volte in tv: Non sono autistico. Infuriati i teppautistici francesi

Ed oggi, proprio Salvini che fu protagonista di una satira becera che pubblicò per lui una diagnosi di asperger, a cui reagì come se fosse stato insultato, cita, come motivo più importante della sua contrastata visita al sud, i problemi dei genitori autistici campani. Scettici, proviamo a mantenere la speranza che possa anche essere sincero il convincimento e ci auguriamo che da lunedì il leader della Lega solleciti le istituzioni meridionali ad occuparsi concretamente delle tante questioni sospese per il rispetto dei diritti elementari di noi autistici.

Intanto abbiamo contattato una mamma di uno dei pochi centri per l’autismo presenti nel territorio di cui ci occupammo alcuni mesi fa perchè rischiava la chiusura.

“Non hanno ancora chiuso, stiamo andando avanti nell’incertezza per proroghe. Non so se Salvini incontrerà alcuni dei nostri genitori, mi sto informando, ma spero che non si strumentalizzino per l’ennesima volta i nostri figli. Autistici sì ma fessi no.”

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Giornalista e saggista. Ha realizzato reportage per le Nouvel Observateur e inchieste per riviste specializzate in psicologia. Ha curato l’ufficio stampa per eventi culturali e politici. E’ madre di due bambini non autistici ma è sinceramente appassionata di #teppautismo.

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