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Le famiglie di Teramo chiedono un centro residenziale per il dopo di noi

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Il 2 aprile, giornata mondiale della Consapevolezza dell’autismo, è alle porte e già in rete pullulano gli annunci di come lo festeggeranno le varie Associazioni onlus e soprattutto i sindaci e gli assessori delle città ma anche di piccoli centri da Nord a Sud. Quest’anno si fanno le cose in grande, si stanno mettendo su programmi ricchissimi di incontri ed eventi che in alcuni casi, neanche fosse la festa del Santo Patrono, si snodano in più giornate addirittura nell’arco della settimana che va dal 28 marzo al 2 aprile. Una volta era sufficiente accendere con la luce blu il monumento o palazzo più importante del villaggio, un rito seguito da qualche chiacchiera vaga sull’autismo che per molti era ed è rimasto un illustre sconosciuto e poi tutti a casa: gli autistici con le loro stereotipie e i loro genitori con l’amaro in bocca e una sottile sensazione di malessere e inutilità. Quest’anno invece, oltre alla proiezione del film gettonatissimo “Life, Animated” che allieterà molte celebrazioni si affronteranno in maniera più concreta temi classici del repertorio autistico tra i quali campeggia la grande incognita che spesso fa passare le notti in bianco ai genitori: cosa succederà con il Dopo di noi.

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L’ANGOSCIA DEL FUTURO DEI FIGLI

E’ quello che faranno ad esempio le famiglie autistiche di Teramo a sei mesi dall’apertura del nuovo centro di Sant’Atto: si cercherà di fare un primo bilancio di quanto la struttura stia facendo sotto la gestione della Fondazione Il Cireneo. Il centro è nato come centro per adolescenti con problematiche relative allo spettro dell’autismo (dai casi meno gravi, fino ad arrivare alla completa mancanza di autosufficienza), la struttura ospita attualmente, nell’arco della giornata, una ventina di ragazzi che vanno dai 4 ai 22 anni.

 Ed è proprio questa una delle criticità riscontrate, in quanto non è possibile avere una differenziazione per fasce di età, soprattutto nel pomeriggio, quando la frequenza è maggiore, visto che la maggior parte dei ragazzi la mattina frequenta la scuola, e le attività vengono svolte insieme. Inoltre non è ancora stato istituito un servizio di trasporto, nonostante i genitori abbiano manifestato la volontà di compartecipare economicamente, per un problema burocratico tra Asl e Comune che da mesi non si riesce a sciogliere.

E poi, quello che ora viene sollecitato dalle famiglie, è anche una progettualità estiva, così come accadeva al centro di L’Aquila, frequentato fino alla scorsa estate dai ragazzi teramani. La continuità delle attività potrà dare un aiuto concreto alle famiglie nel periodo di chiusura delle scuole, quando praticamente vengono lasciati soli a gestire i loro ragazzi.

Infine, ma non da ultimo, le preoccupazioni dei genitori si rivolgono soprattutto a cosa potrà accadere ai loro figli una volta cresciuti abbastanza da non poter frequentare più questo genere di centri, quando non ci saranno più mamma e papà a poter prendersi cura di persone così speciali. Per questo viene chiesto a gran voce di cominciare a pensare ad una specifica struttura “Dopo di noi”, un centro residenziale, che possa nascere in Regione in modo da consentire alle famiglie di poter guardare con più ottimismo al futuro dei loro figli.

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