disabili-abili-2017-head_01Un talent show aperto solo a musicisti, cantanti e ballerini disabili. Il Disabili abili fest è organizzato per maggio, a Firenze, da un’azienda che si occupa di ausili tecnologici per chi ha disabilità. Negli intenti vorrebbe essere un’occasione per consentire di esprimere il proprio talento a chi viene bloccato da barriere architettoniche e mentali, nei fatti rischia di ottenere l’effetto contrario e creare “una riserva” nella quale disabili cantano, suonano e ballano insieme ad altri disabili, per una giuria e un pubblico di abili.

La musica, la danza e il canto possono unire nel linguaggio universale dell’arte e azzerare le differenze. Una teoria che può infrangersi quando a chi ama cantare, danzare e suonare viene impedito di farlo o di accedere ad un luogo nel quale si presenta uno spettacolo per via di barriere mentali o reali. Come risolvere il problema? Unendo le forze per abbattere pregiudizi e ostacoli, permettendo a tutti di esprimere il proprio talento. A partire dalle scuole di musica o di ballo che dovrebbero prevedere la possibilità di accedervi anche a chi ha disabilità fisiche e mentali fino alle audizioni o agli spettacoli pubblici che non dovrebbero chiudersi davanti a nessuno. C’è chi invece ha pensato di risolvere, organizzando un talent nel quale, al contrario della realtà, non ci sia possibilità di accesso per gli abili. Un concorso che chiede di avere una caratteristica fondamentale per partecipare: essere disabili.

Nel regolamento della prima edizione del Disabili Abili Fest che si svolgerà a maggio a Firenze, si legge: “Il concorso e’ aperto a tutti i nuovi talenti emergenti con disabilità che intendono fare un’ esperienza di musica e ballo. Il concorso, permetterà di valorizzare i talenti che potranno vivere un’esperienza da protagonisti e scoprire il piacere di esprimere la loro passione.” Per questo scopo: “ Sono ammessi al Festival i concorrenti affetti da qualsiasi forma di disabilità di tutta Italia a partire dai 16 fino ai 65 anni.”

Uno spazio chiuso e al sicuro nel quale finalmente i disabili potranno esprimersi tra di loro, giudicati non si sa bene se da una giuria di pari o di abili, per un pubblico misto. Alla faccia di tutti gli altri musicisti e dei ballerini che possono avere teatri, arene e sale a disposizione sempre! Per una giornata sarà loro la scena, saranno loro i protagonisti, tanta gratificazione e visibilità che basterà per i restanti giorni dell’anno nel quale potranno continuare a trovare ostacoli ad esprimersi e torneranno ad essere artisti invisibili.

L’intento dell’azienda fiorentina che si dedica a rendere la vita di chi ha disabilità più semplice attraverso l’ausilio di tecnologie avanzate non solo nelle carrozzine, può essere meritorio nel far capire come sia necessario aprire anche il mondo della musica, nelle varie declinazioni, ai talenti disabili, ma forse sarebbe stato più apprezzabile se avesse organizzato un talent aperto a tutti che nel regolamento specificasse, essendo purtroppo necessario, che era bandita qualsiasi forma di discriminazione. Ci sono esperienze fondamentali di orchestre o compagnie teatrali che includono artisti disabili, mostrando il reale potere del linguaggio universale dell’arte senza aspettare la reazione ipocrita che fa gridare al miracolo della voce d’angelo chiusa nel corpo “senza speranze” di una bambina autistica.

Tempo fa attaccammo un casting nel quale si cercavano disabili che facessero tenerezza per una serie televisiva, sembra che questo talent possa cadere nella stessa trappola della compassione verso un mondo che invece avrebbe bisogno di altri interventi per riuscire ad esprimere le proprie esigenze e necessità.

Dispiace che il talent della disabilità nasca da una festa la Disabili Abili Fest che lo scorso anno aveva rappresentato un evento per abbattere le barriere mentali, fisiche e architettoniche della disabilità, facendone conoscere aspetti poco analizzati e spesso tralasciati come quello della sessualità e della creatività. Da quella manifestazione sarebbe dovuta derivare la volontà di aprirsi ancora di più, mischiando talenti e competenze, senza distinzione di abilità per lo scopo unico di mostrare quanto siano dannose ed inutili barriere e stereotipi. Invece purtroppo si è arrivati alla deduzione contraria o forse timorosa : per superare le differenze creiamo uno spazio ed uno spettacolo omologato per soli disabili.

“Dove gli altri dicono no, noi iniziamo” è lo slogan dell’azienda promotrice del talent: noi diciamo no alla ghettizzazione del disabile per iniziare un reale modello di inclusione anche con una festa della musica e della danza per tutti, libera di proseguire anche il resto dell’anno.

 

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Giornalista e saggista. Ha realizzato reportage per le Nouvel Observateur e inchieste per riviste specializzate in psicologia. Ha curato l’ufficio stampa per eventi culturali e politici. E’ madre di due bambini non autistici ma è sinceramente appassionata di #teppautismo.

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