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Quando l’autismo incontra la polizia…

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Andrea Lollini  è professore di diritto in un’importante Università di S. Francisco e segue con passione le tematiche legate alla neurodiversità. Ci ha scritto per segnalarci   un tema poco discusso in Europa e che invece  negli States sta avendo molto risalto. Si tratta della crescente consapevolezza tra le forze di polizia circa la necessità di dover sviluppare modalità di intervento diversificate se i soggetti “fermati” appaiono essere nello spettro. Aumentare la capacità di riconoscimento dei comportamenti autistici in modo da evitare fraintendimenti con conseguenze alle volte assai serie. Ci racconta di avere incontrato police officers a San Francisco che lavorano su progetti veramente belli su questo terreno in stretta collaborazione con associazioni. Questo è il suo prezioso contributo al sito “Per noi autistici”. 

Con il costante allargarsi dello sguardo sull’universo dei disturbi del neurosviluppo si schiudono orizzonti che aggiungono nuove consapevolezze circa l’interazione complessa tra mondo dei neurodiversi e quello dei neurotipici. I vissuti quotidiani raccontati da persone nello spettro e dalle loro famiglie aggiungono progressivamente tessere alla realtà della dimensione medico-sanitaria, dei servizi negati, delle esclusioni e delle discriminazioni. Maggiore è la conoscenza della fenomenologia dei disturbi, maggiore è la consapevolezza di quanto i due mondi siano – purtroppo – sideralmente lontani, a tutto svantaggio dei più vulnerabili che si ritrovano a vivere in un sistema giuridico e socio-culturale ostile.

A questo proposito, negli ultimi mesi, negli Stati Uniti si sta svolgendo un importantissimo dibattito sull’autismo, in particolare sul rapporto controverso tra i disturbi del neurosviluppo, il sistema penale (Criminal Justice) e le autorità di polizia (Law Enforcement).

Il 22 luglio 2016, immagini provenienti da Miami fanno il giro degli States ed irrompono sui social networks. A prima vista sembra si tratti di una “ormai” consueta scena in cui la polizia interviene con violenza non giustificata dalle circostanze. La realtà in questo caso è tuttavia assai più drammatica e grottesca. Ad essere colpito a freddo da un ufficiale di polizia è un terapista che si sta prodigando per sedare la crisi di un suo paziente autistico. La scena, non decodificata correttamente dalla polizia, sfiora la tragedia. Il terapista risulta solamente ferito. Divampa però il problema ulteriore della comprensione dei comportamenti autistici da parte della polizia.

La Polizia a Miami spara per strada a un autistico con il suo terapista

Questo episodio impone di immaginare alcuni scenari che possono delinearsi quando l’autorità di pubblica sicurezza deve confrontarsi con soggetti autistici perché insospettita da comportamenti ritenuti non consoni o inusuali durante un normale pattugliamento, o addirittura a seguito di un intervento su segnalazione di un cittadino. Se la rigidità delle procedure d’ingaggio della polizia americana è criticata anche nelle interazioni con “normali” cittadini, possiamo immaginare i cortocircuiti che s’innescano quando i soggetti fermati sono persone autistiche. Incapacità immediata di rispondere a domande, comportamenti reattivi in caso di contatto fisico, sguardo sfuggente, posture del corpo fraintendibili come minacciose o evitanti possono avere conseguenze drammatiche di cui l’arresto – già di per sé profondamente traumatico – è l’eventualità meno grave.

Sotto questo profilo qualche cosa d’importante sembra muoversi negli Stati Uniti. Non solo si sta discutendo su questo problema, ma in alcuni dipartimenti di polizia sono state adottate contromisure rilevanti. Il San Francisco Police Department (SFPD) in collaborazione con l’associazione Autism, Aspergers Syndrome Coalition for Education Networking and Development (AASCEND) ha prodotto un video che verrà utilizzato in fase di training degli ufficiali di polizia locale.



La notizia ha avuto un considerevole risalto sui media californiani, anche perché a spiegare ai Police Officers le posture del corpo, le reazioni e i possibili comportamenti delle persone autistiche potenzialmente fermate sono ragazze e ragazzi nello spettro membri di AASCEND. La realizzazione del video è il risultato di un intenso lavoro durato un anno ed è stato presentato in ottobre 2016 nel corso della Conferenza annuale di AASCEND presso la San Francisco State University. Alla presenza d’intellettuali appartenenti alla comunità autistica del calibro di Sondra Williams, i due ufficiali di polizia dell’SFPD che hanno coordinato il progetto hanno ricevuto un riconoscimento da parte dell’associazione. Il momento non può non essere descritto come profondamente emozionante. Lo scopo del progetto è chiaro: aumentare la consapevolezza dei comportamenti connessi ai disturbi del neurosviluppo, insegnare agli ufficiali come riconoscere gli individui nello spettro, evitare gravi fraintendimenti ed arresti traumatizzanti non necessari. L’obbiettivo è di “de-escalete” le interazioni potenzialmente violente e di elaborare risposte più appropriate da parte delle forze dell’ordine.

In una città tollerante e liberale come San Francisco, in cui aree urbane come il centrale quartiere del Tenderloin hanno una considerevole concentrazione di degrado, polizia e cittadini sono costantemente in allarme. In queste aree cittadine le malattie mentali non supportate da alcun servizio, dipendenze e criminalità si mischiano in un cocktail di emarginazione instabile. Insegnare come distinguere immediatamente comportamenti potenzialmente pericolosi da comportamenti non convenzionali, ma per nulla nocivi, risulta essere una priorità.

Sulla sponda opposta degli Stati Uniti, nello Stato della Virginia, l’ufficio dello Sceriffo della Contea di Loudoun ha adottato un’iniziativa analoga a beneficio del Crisis Intervention Team. A seguito dell’aumento registrato di individui autistici che entrano nel radar del criminal justice system, uno speciale programma relativo all’autismo è stato inserito nelle 40 ore di training specifico del suddetto team. Come a San Francisco, le ragioni che hanno spinto ad arricchire il bagaglio di conoscenze a disposizione degli ufficiali di polizia è costituito dall’esigenza di imparare a riconoscere i comportamenti sospetti da quelli senza dubbio non convenzionali, ma non criminogeni. Il fine è modulare le procedure d’intervento. Come nel caso dell’SFPD, persone autistiche sono diventate parte del programma di training speciale, rivestendo così un ruolo attivo e di social empowerment. Come divulgato da un articolo apparso sul Washington Post nell’ottobre del 2016, membri dell’Advocacy Group the Arc of Loundoun on Paxton Campus, si sono confrontati con 14 agenti della polizia locale, illustrando la prospettiva della vita delle persone autistiche.

I fatti in questione possono essere ritenuti marginali o, meglio, relativi ai soli individui autistici a medio ed alto funzionamento. Persone, quindi, che cercano di vivere, per quanto possibile, un’esistenza indipendente, che prendono i mezzi pubblici, che frequentano luoghi e che hanno propri interessi.  Per questi l’eventuale incontro/confronto con il law enforcement è un’eventualità tutt’altro che marginale. Se tuttavia si utilizzano i dati pubblicati nella ricerca del Californian Department of Developmental Services[1] del 2007, emerge quasi il 70 % delle persone che ricevono i servizi connessi ai disturbi del neurosviluppo presso i 21 Regional Center dello Stato sono ad alto e medio funzionamento. Demograficamente si parla quindi di fette considerevoli della popolazione, a cui bisogna aggiungere tutti quegli individui che non hanno ottenuto una formale diagnosi e che quindi, non beneficiando di servizi, non rientrano nelle stime ufficiali.

Il problema delle modalità e strategie d’intervento delle forze dell’ordine in relazione ai disturbi del neurosviluppo non è però limitato ai soggetti affetti da autismo che in qualche modo si mescolano alla nostra vita quotidiana. Negli Stati Uniti, molto delicati possono essere altresì gli interventi di polizia in occasioni di eventi domestici, in cui individui con impairment severi hanno come principali caregiver la famiglia o il personale di residenze protette. Anche in questi casi, la capacità delle forze dell’ordine, di cui viene richiesto l’intervento, di gestire e comprendere la situazione diventa una questione non solo di giustizia, bensì anche di sicurezza.

[1] Autism Spectrum Disorder, Changes in the California Caseload. An Update: June 1987-June 2007.

Andrea Lollini

andrea-lolliniAndrea Lollini è professore di Diritto costituzionale comparato e Marie Curie Global Fellow presso UC Hastings College of Law (Consortium on Law, Science and Health Policy), San Francisco (California) in cui è responsabile della ricerca NEDBLES (Neurodiversity Between Law and Science). The project has received funding from the European Union’s Horizon 2020 research and innovation programme under the Marie Sklodowska-Curie grant agreement No 656988  https://www.facebook.com/BrainEquality/

 

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