Scuola & Tempo

Sostegno scolastico, usare con cautela. Può far male all'inclusione. Parola di prof

piemonte

Una recente sentenza del tribunale civile di Catania ha dato ragione alla mamma di una ragazza autistica, che per sua figlia reclamava un maggior numero di ore di sostegno. E l’ha accontentata al punto da assegnare alla ragazza un numero di ore di sostegno pari al numero di ore curricolari.

Praticamente, la #teppautistica in questione avrà al suo fianco l’insegnante di sostegno, per tutto il tempo che passerà a scuola

Molti plaudono, la madre è soddisfatta, ma non mancano le voci fuori dal coro.

Perché il sostegno fa bene, ma va “assunto” con cautela.
Quando è troppo, rischia di “nuocere” all’inclusione.

Le due “voci fuori dal coro” che abbiamo raccolto appartengono rispettivamente all’avvocato Salvatore Nocera, esperto di inclusione scolastica e relativa normativa, e Annamaria Piemonte, che insegna Storia dell’arte presso il Liceo artistico Ripetta – Pinturicchio di Roma, una scuola frequentata da un centinaio di studenti disabili e autistici.

Ecco cosa scrive il primo, in un commento pubblicato su Tecnica della Scuola:

L’inclusione scolastica come l’abbiamo voluta e realizzata negli ultimi anni Sessanta e primi Settanta era fondata sul principio che gli alunni con disabilità siano alunni della classe e quindi dei docenti della classe come gli altri alunni. Può darsi che voi più giovani riteniate l’attuale sentenza un passo avanti nella conquista del diritto all’inclusione scolastica; io però la penso diversamente, poiché ho sperimentato, da minorato della vista, l’inclusione nel profondo Sud a Gela in Sicilia, negli anni Cinquanta, quando la normativa inclusiva era inesistente anche nella mente del legislatore, ed ho realizzato tale inclusione solo con i miei docenti curricolari di allora e coi miei compagni di classe, coi quali ancora, a quasi ottant’anni, mi ritrovo a parlare, in forza dell’amicizia nata tra i banchi di scuola e poi all’università.

E continua:

Mi permetto pertanto, se volete accogliere il consiglio di un vecchio, di non brindare a questi falsi successi, ma di battervi per una seria ripresa della formazione iniziale ed in servizio dei docenti curricolari sulle didattiche inclusive; non penso assolutamente a rinunciare alla preziosa figura dei docenti per il sostegno; ma, come dice la loro denominazione , essi debbono essere ‘di sostegno’ ai colleghi curricolari. Oggi invece sono divenuti i sostituti dei veri artefici dell’inclusione, che debbono essere i docenti curricolari. E sentenze come questa, purtroppo rafforzano nelle famiglie, nell’opinione pubblica e,addirittura, negli stessi docenti curricolari, l’idea che più sono le ore di sostegno assegnate, più cresce la qualità dell’inclusione.

L’auspicio di Nocera è quindi che

il piano nazionale di formazione obbligatoria in servizio avviato dal Miur a seguito della legge sulla Buona scuola, riesca a colmare il vuoto lasciato nella formazione delle didattiche inclusive dei docenti curricolari.


L'immagine può contenere: 6 personeE’ completamente d’accordo la professoressa Piemonte
, che così ci racconta la situazione di “scollamento” tra docenti curricolari (come lei) e docenti di sostegno. E la “fatica quotidiana” di fare inclusione, che diventa quasi una missione, basata sulla buona volontà e l’umanità del singolo docente, in mancanza di risorse e organizzazione strutturate.

Il punto di partenza è la totale deprivazione di risorse che la scuola negli ultimi anni sta patendo: tutto è affidato al buon senso, all’umanità del singolo insegnante, sia esso di sostegno o curricolare. E’ difficile e raro che ci sia una sinergia nel consiglio di classe, o tra insegnante di sostegno e curricolare. Il sostegno è come se vivesse una vita propria. Si verificano situazioni paradossali, c’è un impazzimento totale.

La professoressa Piemonte lavora da 4 anni in una classe di 29 studenti, due dei quali autistici.

Vivo sulla mia pelle un disagio enorme: solo con la buona volontà di ciascuno siamo riusciti comunque a fare cose straordinarie, come l’inserimento di questi ragazzi nei progetti di alternanza scuola-lavoro, insieme al gruppo classe. Ma è una fatica quotidiana.

L’esempio che ci riferisce la professoressa è emblematico e paradigmatico:

L'immagine può contenere: 5 personeLa Buona scuola prevede l’alternanza scuola lavoro, ma non tiene in considerazione gli studenti disabili. Non è infatti previsto un budget per l’insegnante di sostegno, nelle ore di alternanza. E così per i ragazzi disabili è impossibile partecipare, a meno che non ci sia un “volontario” disposto a seguirli. Nel nostro caso, quel volontario sono io, che mi sono offerta non solo come tutor, ma come tutor a tempo pieno: seguo cioè la classe per tutte le ore di alternanza scuola lavoro, in modo che anche i ragazzi autistici possano partecipare. Stiamo così realizzando, dall’anno scorso, un laboratorio di fotografia e uno di lavorazione della gommapiuma. E stiamo svolgendo ora anche un’attività di solidarietà con Amatrice: porteremo i ragazzi nelle zone terremotate e tra loro ci saranno tre autistici. Naturalmente andrò con loro, a titolo completamente gratuito. Perché? Perché altrimenti quei tre ragazzi non potrebbero partecipare.

Ecco, questo è l’esempio di quello che un insegnante “curricolare” può fare per l’inclusione. Peccato che in questa possibilità non sia affatto sostenuto, né economicamente ma neanche dal punto di vista professionale.

Io sento l’esigenza di essere formata, ho bisogno di conoscere la disabilità e la didattica inclusiva. Ma finora l’unica possibilità che ho è pagare di tasca mia costosi corsi di aggiornamento. E questo non va bene. Più che aumentare le ore di sostegno, occorrerebbe che tutti noi insegnanti fossimo formati per stare accanto e sostenere i nostri studenti disabili.

L'immagine può contenere: 3 persone, persone che mangiano, persone sedute, tabella, cibo e spazio al chiuso

Tornando allora alla sentenza di Catania, fa più bene o o fa più male? La professoressa Piemonte non ha dubbi.

Può fare malissimo, perché lo studente disabile affidato al solo insegnante di sostegno finisce spesso fuori dall’aula, scollato dalla vita della classe. Mentre questi ragazzi devono stare in classe con i compagni e questo è possibile farlo in tutte le situazioni: ma bisogna lavorare sui compagni, sensibilizzarli e responsabilizzarli. E per far tutto questo occorrono insegnanti formati e preparati: tutti gli insegnanti, non solo quelli di sostegno.

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