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Il municipio taglia le ore di AEC. I genitori ricorrono al TAR

aecPrima sconosciute, poi garantite, infine ridotte: nel XIV municipio di Roma si gioca la lotteria delle ore di Assistenza Educativa Culturale. Mentre viene presentato il decreto attuativo che pianifica il futuro del sostegno, contemplando anche il destino dell’AEC, in una delle zone più popolose della capitale non si riesce a capire come finiranno l’anno i 213 alunni disabili che ne hanno diritto. Una confusione nella quale i genitori, riuniti in un Comitato, non accettano più di stare: dopo varie diffide a cui il municipio pare non abbia risposto, domani presenteranno un ricorso al TAR.

“Quando si sono insediati ci hanno chiesto aiuto, credo non sapessero nemmeno cosa fossero gli AEC. E’ stato proprio il municipio a chiederci di formare un comitato per poter aprire un dialogo ed un confronto. Peccato che poi abbiano sempre scelto da soli, senza interrogarci. Ora però ne va della serenità scolastica dei nostri bambini e non ci stiamo ad essere presi in giro.”

Simona De Carlini, la presidente del comitato, è arrabbiata e delusa perché da subito si era dimostrata disponibile a dialogare con i rappresentanti del Municipio per condurre nella maniera migliore una materia a lei molto cara: l’assistenza dei bambini disabili a scuola.

“Non l’ho fatto solo perchè mia figlia è disabile grave, ho voluto dare il mio contributo anche per gli altri e perchè proprio attraverso la mia esperienza so quanto sia importante per tutta la classe avere un assistente che sappia fare da ponte e integrare realmente chi ha più difficoltà. Ci hanno però fatto solo promesse per poi lasciarci ora nella incertezza assoluta.”

simona-de-carliniLe garanzie a cui fa riferimento Simona sembravano scritte in una mail datata 23 dicembre, inviata dall’assessore alle politiche sociali: insieme agli auguri confermava alle famiglie, nell’attesa degli esiti del bando a marzo, il numero di ore già assegnate. Dopo 10 giorni però è arrivata una lettera alle cooperative che comunicava invece la riduzione dell’impegno degli operatori. Un balletto di cui i genitori hanno chiesto conto direttamente alle scuole, verificando che ad ognuno, senza capirne il criterio, erano state tolte ore. Tutto questo ad anno scolastico già iniziato senza certezze per il futuro.

“Mia figlia è grave e le hanno tolto un’ora sola, mi viene il dubbio che il calcolo si sia basato anche sul fatto che io sono la presidente del comitato, ma ad altri hanno decurtato anche 6,8 ore senza nessun rispetto dei piani individuali impostati sotto la supervisione della neuropsichiatria infantile della ASL. Si percepisce l’assenza di un regolamento che disciplini la materia. Sembrano brancolare nel buio: prima danno, poi tolgono e non sanno nemmeno quello che succede.”

Un dubbio che l’assessore alle politiche sociali del Municipio ha cercato di dissipare durante la riunione che l’opposizione e le famiglie, circa 100 riunite nel comitato, hanno chiesto alla commissione trasparenza. “Da settembre abbiamo ereditato una situazione ballerina, doveva essere espletato un bando. Per varie ragioni ciò non è avvenuto. Ci sono state rimostranze all’epoca e l’amministrazione ha ritenuto opportuno far fronte. E abbiamo ripristinato il servizio, così come predisposto a giugno 2016. Quella situazione era provvisoria, il servizio verrà in futuro erogato attraverso un bando,  che prevede un AEC aggiudicato per lotti. Nelle more del bando (marzo 2017-giugno 2018) attualmente è stato predisposto il servizio per gennaio e febbraio. Le ore previste nella nuova erogazione sono minori rispetto a quelle erogate fino a dicembre. E sono il frutto del lavoro dell’Ufficio inclusione, un lavoro concordato con scuole e Asl”.

Una spiegazione non sufficiente per i genitori che, mail di dicembre alla mano, hanno deciso di ricorrere al TAR.

“Ci sentiamo presi in giro, ci hanno rassicurato, hanno chiesto il nostro aiuto ed ora ci siamo trovati davanti al fatto compiuto che per molti significa perdere un lavoro di integrazione fondamentale per i nostri figli. Non accettiamo neanche più il tono di queste comunicazioni. Se non avessimo fatto casino a settembre, quando ci avevano tolto le ore, nessuno si sarebbe accorto del problema. Anche allora la gestione è stata particolare, sembra che abbiano dato le ore a caso. Dopo la protesta c’è stato pure chi ne aveva diritto a 15 e nella concitazione se ne è viste assegnare 30. Un caos nel quale pure troppo abbiamo cercato di aiutare. Mio marito avvocato è andato a portare la sua esperienza professionale per spiegare come fare la gara d’appalto e poi ci siamo ritrovati un bando che invece è un ulteriore elemento preoccupante. Avevamo chiesto di prevedere accordi quadro tra la cooperativa vincente e le altre con le quali le famiglie sono già in contatto per adeguare le tariffe e allo stesso tempo garantire il proseguimento del percorso dei nostri figli. Invece rischiamo di perdere anche questa rassicurazione. Chi vince si prende tutto senza considerare storie come quella di mia figlia: è in seconda media e dalla prima elementare ha un operatore che la segue. Ha fatto un ottimo lavoro anche con il resto della classe, la accompagna alle feste e alle passeggiate con gli altri compagni. Un vero ponte per l’integrazione. Se non fa parte della cooperativa che vincerà, cosa accadrà?”

Incertezze su incertezze su cui sembra non far luce nemmeno la difesa del minisindaco del municipio. “La situazione è particolare – ha riferito – se qualcuno è andato dalle scuole a dire che la rimodulazione era il risultato di un taglio di bilancio, è grave. Faremo le opportune verifiche. Io rappresento la parte politica, ho dato degli indirizzi: fornire il miglior servizio, rispettando bambino per bambino. Io mi devo fidare di ciò che mi dicono gli uffici. Saremo sempre pronti al dialogo e ad ascoltare le famiglie per valutare caso per caso eventuali criticità. Non è la parte politica a dare le ore, ma è il frutto del lavoro congiunto tra tutte le parti tecniche coinvolte. La parte politica ha la funzione di indirizzo e controllo e non si può sostituire alla parte tecnica. Se dovesse emergere che il lavoro non è stato fatto nel modo corretto, prenderemo i dovuti accorgimenti”.

Una rassicurazione che a questo punto non ferma l’azione legale delle famiglie, preoccupate soprattutto dalla mancata chiarezza che rischia di protrarsi anche dopo la conclusione del bando.

“Nessuno di noi ha parlato di tagli di bilancio, abbiamo chiesto di capire chi e come  si sia deciso il taglio. Non siamo riusciti a capire chi abbia firmato la delibera che durante le feste ha cambiato la situazione e se non ci vengono fornite motivazioni tecniche, potremmo anche avere il dubbio che si sia trattato pure di scelte per fare economia. In tutta questa confusione resta la certezza che d’ora in avanti le istituzioni municipali non parleranno più con noi ma con i nostri avvocati.”

E la parola passa al TAR.

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